Il futuro è nelle carte degli Illuminati?

Le Carte degli Illuminati

Il creatore di giochi di ruolo Steve Jackson nel 1990 ha progettato il suo "gioco" “Illuminati - Il Nuovo Ordine Mondiale”, o “NWO” in breve. Jackson ha creato un gioco molto simile al piano degli Illuminati che spinge il mondo verso un nuovo ordine liberale. L'autore ha commercializzato delle carte da gioco che preannunciano eventi che si sono realmente verificati.

Il game designer americano conosceva così bene il piano degli Illuminati che ha subìto una incursione da parte dei servizi segreti, i quali hanno cercato di ostacolare la pubblicazione del "gioco" di ruolo. Come si evince consultando gli estratti del raid dei servizi segreti, questi erano interessati al file chiamato “illuminista BBS”. Qui l’estratto:
“La mattina dell'1 marzo [1990], senza preavviso, una squadra armata di agenti dei Servizi Segreti U.S.A., accompagnata dalla polizia di Austin e da almeno un civile ‘esperto’ della compagnia telefonica – ha occupato gli uffici della Steve Jackson Games ed ha cercato le attrezzature informatiche. Gli è stata perquisita la casa. È stata sequestrata una grande quantità di materiale , tra cui quattro computer, due stampanti laser, alcuni dischi rigidi e molte altre periferiche sono state perse. In uno dei computer era installato il file Illuminista BBS “.

L’azienda, “S.J. Games” ha vinto la causa in tribunale, ma solo dopo aver rischiato la bancarotta. L’inchiesta era centrata sul tema della “frode” a causa di hacker che avrebbero commesso attività illegali e per aver promosso la newsletter hacker, “Phrack”. Il giudice ha sentenziato frettolosamente il verdetto, multando la S.J. Games per 50.000 $ oltre ai 250.000 $ di spese legali. Sorprende la quantità di denaro richiesta per un caso così irrilevante.

La cifra di denaro così esorbitante mostra però che il Governo ombra, oggi noto come Deep State, era preoccupato per la pubblicazione del "gioco" di carte della S.J. Games ed ha cercato un pretesto qualsiasi per perquisire e rubare il materiale alla S.J Games. La mossa per svelare i piani degli Illuminati era troppo precoce per rivelare così tanti dettagli 11 anni prima dell’11 settembre 2001.

Questo gioco è stato ideato agli inizi del 1990 ed è stato pubblicato nel 1995, diventando un best seller. Nel suo sito Web l'autore dichiara: "Nel 1994, vennero rielaborati i vecchi concetti degli Illuminati per trasportare le loro idee nell’universo delle carte da gioco. NWO (Illuminati: Il Nuovo Ordine Mondiale) è diventato il più grande successo aziendale. Nel 1995 il gioco NWO vinse il premio Origins Award come miglior gioco di carte collezionabili dell’anno".

Fra le varie spiegazioni proposte, la più convincente è che il creatore del gioco, Steve Jackson, abbia ricevuto informazioni riservate da qualcuno che era a conoscenza diretta dei progetti che circolavano nell’ambito del “Nuovo Ordine Mondiale”. È possibile che Jackson sia stato usato come “altoparlante inconsapevole“, a cui vengono passate informazioni da diffondere, in modo apparentemente triviale, con l’intento di rafforzare la percezione pubblica del potere di tale classe dirigente. Oppure l'autore potrebbe appartenere all'ordine liberale euro-atlantico, o ancora può essere una persona che cerca solo di sfruttare commercialmente certe informazioni di cui, in qualche modo, è venuto in possesso. In fondo, la Steve Jackson Games dichiara un reddito lordo annuo superiore ai due milioni e mezzo di dollari.

Il caso di Jackson ricorda quello di certi libri “fortunati”, come ad esempio “Il Candidato Manciuriano”, che hanno saputo descrivere in anticipo vicende che si sono poi concretizzate.

Vi sono anche autori dotati di intuito particolare, che percepiscono in anticipo talune onde di “sentire collettivo”, come ad esempio quello de “Il Nome della Rosa”, oppure quello del “Codice da Vinci”, che sfruttano al meglio il nascente interesse popolare per certi argomenti “occulti”, o comunque occultati. In alcuni casi diventa addirittura difficile capire quanta informazione originale esista fra le righe di un libro e quanta invece sia il riflesso di quel sentire collettivo, introdotto - consciamente o inconsciamente – dallo stesso autore nelle sue pagine.

In realtà, a ben guardare, le carte degli Illuminati non rappresentano nulla di stupefacente, se non l’eventuale conferma che ciò che accade nel mondo sia spesso il risultato di una precisa volontà di un ristretto gruppo di persone.

Vi è anche una possibilità più remota, più difficile però da sostenere in modo analitico: che l’autore non riceva affatto informazioni esterne, ma che sia dotato di particolari “poteri di preveggenza“, che gli permetterebbero di visualizzare in anticipo eventi che poi accadono nella realtà. A sua volta, si potrebbe teorizzare che questo tipo di preveggenza consista nella capacità di accedere ad un insieme di archetipi, che esisterebbero fuori dalla nostra dimensione spazio-temporale, i quali vengono ad assumere le forme specifiche degli eventi che poi accadono nel nostro tempo. In questa ottica si può anche spiegare un fenomeno come quello di Nostradamus, le cui quartine, più che anticipare eventi specifici, sembrano rappresentare archetipi universali, sufficientemente dettagliati però da poterli applicare in seguito a certi fatti realmente avvenuti.

Qui però dobbiamo fermarci, perchè stiamo entrando in un territorio assolutamente ipotetico, che non ci permette di utilizzare il metodo analitico, e ci offre risposte che possono avere al massimo un valore individuale.
Di certo possiamo affermare una cosa: col prosieguo del cammino dell’umanità, scopriamo che è sempre più grande il numero di cose che non conosciamo rispetto a quelle che conosciamo. E questo è già un notevole passo in avanti, volendo, che ci può almeno liberare da quell’ignoranza, travestita da falso sapere, che ci offusca costantemente la vista.

Ma chi sono questi burocrati illuminati? La minoranza installata al vertice delle democrazie euro-atlantiche è quella ristretta oligarchia finanziaria basata sull’asse Londra-New York, che si avvale della massoneria speculativa come cinghia di trasmissione in tutto l’Occidente: organizzazioni come il Council on Foreign Relations, Chatman House, Bilderberg, Trilateral, etc. etc., sono alcune manifestazioni di quest’élite, ma non c’è alcun dubbio che ce ne siano altre ancora più ristrette ed influenti, di cui pochi conoscono il nome. Lo speculatore di origini ebraiche George Soros, per esempio, è solo un personaggio di facciata. Il vero potere si cela qualche gradino più in alto nella piramide gerarchica. Il gruppo degli Illuminati parrebbe comprendere anche Adriano Olivetti, “il mago”. Si noti il passato del poliedrico impreditore eporediese: in stretto contatto con i servizi segreti inglesi già durante la guerra (nome in codice “Brown”), vicino ad esponenti del Partito d’Azione come Ferruccio Parri, sostenitore delle idee euro-federaliste di Altiero Spinelli, Olivetti è pienamente ascrivibile a quel milieu dell’alta borghesia “laica” (cioè iniziata alla massoneria) e anglofila. Di più. Scalfari lo definisce “il mago”, perché Olivetti, come Mattioli, appartiene a quel mondo occulto-esoterico (messianesimo ebraico, divinità femminili, astrologia, dottrine di George Gurdjieff e Carl Jung, etc.) che conta tra le sue fila i massimi rappresentanti dell’establishment italiano “laico e liberale”.

Un altro personaggio capace d'influenzare il corso degli eventi, data la sua indiscussa rilevanza politica e finanziaria, è il marito di Theresa May, Philip May. Philip May è Senior executive della Capital Group di Los Angeles, società relativamente sconosciuta ma uno dei gruppi finanziari più grandi e potenti del mondo, con un patrimonio di 1.4 trilioni di dollari e con un portafoglio che include anche 20 miliardi di dollari di azioni Amazon e Starbucks (alla data del luglio 2016). Possiede anche enormi quote in varie società, compresa la banca d'investimento JP Morgan Chase, il gigante della difesa Lockheed Martin (possiede circa il 10,39% dell'azienda americana), la compagnia di tabacco Philip Morris International, Merck & Co del settore farmaceutico e anche Ryanair. Inoltre, è la maggiore azionista dell’altro produttore di armi, BAE Systems. Il contributo del Regno Unito agli attacchi in Siria, pare sia stato quello di sparare otto missili "Storm-Shadow", ciascuno dei quali costava £ 790.000 (1,13 milioni di dollari) per un totale di £ 6,32 milioni (9 milioni di dollari). Questi missili, sono prodotti dalla BAE Systems. Piccola nota: dopo l’attacco in Siria, le azioni della Lockheed Martin e della BAE Systems, sono aumentate..

Divagazioni sul gioco

La strategia della globalizzazione è un piano definito da decenni, forse da secoli. Ciò che a molti sembra un incedere casuale della storia è in realtà frutto di potente programmazione da parte di un “gruppo di pazzi illuminati” come notoriamente attestato da uno di essi.

Il traguardo è ricostruire la Torre di Babele ricreando una sola razza di schiavi “microchippati” ubbidiente alla unica elite di padroni. Una sola lingua, l‘inglese “globish” e un’unica economia, con una sola cultura sul modello iperedonista “Madonna e Schwarzenegger”. Inoltre un governo mondiale di stampo nazista sorretto dalla legge marziale, assoluto e incontrovertibile, come quello che ci hanno insegnato a odiare nei filmoni di guerra.

Il progetto in questione è celato, ma capita non di rado che i suoi esponenti esternino la loro inestinguibile superbia, accecante come il desiderio di potere. Il superbo, infatti, è una persona convinta di una superiorità, vera o presunta, che vorrebbe assolutamente fosse riconosciuta dagli altri.

Perciò a qualcuno di loro sfugge qualche “confessione” del piano in atto, verso dei “prescelti” che, per intelletto, possono fare trapelare qualche dato, ma sempre su un piano indiretto, fantastico, ludico affinché la massa non comprenda il vero significato di ciò che viene posto sotto i loro occhi.

Questa gente si nutre di simboli alfanumerici e iconici secondo i canoni della numerologia e dell’occultistica.

I terremoti provocati servono ad uno degli obiettivi rivendicati da una carta fondamentale del gioco, “population reduction”, che si ottiene anche attraverso il controllo delle malattie, creando epidemie catastrofiche (carta “center for disease control”).

Inoltre le “pandemie” fanno crescere i profitti delle società farmaceutiche, un modo per manipolare l’andamento dei mercati azionari (carta “market manipulation”). Si osservi il grafico dell’indice Nasdaq. Si prenda in esame il presidente Bernard Madoff (!) e la famosa bolla speculativa sulle “dotcom”, che iniziò a settembre del 1998 e si concluse con i tragici eventi di New York, dopo esattamente tre anni. Anni durante i quali gli speculatori “illuminati” poterono spuntare guadagni ingentissimi lasciando poi il “parco buoi” seppellito sotto le macerie delle “Torri Gemelle”. Penso anche che i due grattacieli, che si stagliavano come un gigantesco numero 11, furono pensati fino dall’inizio per fare la fine che hanno fatto. Idem per il Pentagono, colpito esattamente 60 anni dopo la posa della prima pietra avvenuta l’11 settembre del 1941. La carta “market manipulation” ha pertanto una duplice valenza, dato che si riferisce anche all'assalto speculativo compiuto ai danni della Deutsche Bank il 1 luglio del 2016.

Che altro c'è di interessante tra le carte del gioco?
Una carta del gioco spiega che una carta è falsa. La carta falsa potrebbe però essere la stessa carta che spiega che una carta è falsa. “Kill for peace” è la carta che annuncia l'avvento della rivoluzione mondiale; “Combined disasters”, una catena di avvenimenti terroristici inscenati allo scopo di portare avanti l’Agenda, lo sono gli attentati di Londra, Madrid, Bombay. Oltre ad attentati “selettivi” in Iraq, Pakistan e Afghanistan per scatenare l’astio latente tra i popoli o religioni, giustificare l’intervento “conciliatore”, in realtà ulteriormente destabilizzante dei “pacificatori”.

La “political correctness” è quella gabbia senza sbarre di deformazione paranoide della realtà secondo la quale non è lecito affermare che i Rom rubano anche se corrisponde a pura verità, oppure secondo cui se un bianco ammazza un negro è un razzista; se avviene il contrario è sempre colpa del bianco che non ha sufficientemente “integrato” quell’altro.
E tutti coloro che si oppongono alla globalizzazione ed alla sua base strutturale, L’IMMIGRAZIONE, vengono inesorabilmente tolti di mezzo. La carta si chiama “death to all fanatics”. Vittime risapute Pim Fortuyn e Joerg Haider, ma nel passato nei vari paesi numerosi intellettuali, politici e pensatori furono uccisi perché avevano intuito nella società multirazziale il germe del NWO ed i pericoli di destrutturazione che ne derivano. Questi omicidi sempre mascherati da “incidenti”, “iniziative di pazzi isolati”, “suicidi” o “ malattie improvvise”. Invece, per citare in italia, Andreotti, Napolitano, Gelli, Levi Montalcini, sono invece divenuti più che ottuagenari senza patema.

RISCRIVERE LA STORIA


L'oligarchia al potere comprese che l'istruzione pubblica obbligava gli alunni a consultare testi che proponevano argomenti che spaziavano in tutti i campi dello scibile umano. Questi studenti, generalmente, diffidavano dei governi che perseguono il liberalismo e delle autorità governative. Chiaramente, i padroni del vapore dovettero ottenere il controllo del sistema scolastico pubblico, dalla sua fondazione in poi, per realizzare il progetto di un governo mondiale, i cui sudditi sarebbero stati docili ed accondiscendenti. Già nel 1911, tali oligarchi cominciarono ad acquistare le case editrici dei libri, ottenendone il pieno controllo alla fine della prima guerra mondiale. Una volta ottenuto il controllo dei testi scolastici, a poco a poco, cominciarono a riscrivere la storia (carta "Rewriting History"). A partire dalla seconda guerra mondiale in poi, gli studenti hanno ricevuto un'istruzione sempre più scadente e, successivamente, è stato introdotto il concetto del sei politico che ha degradato ulteriormente la qualità degli studi nelle strutture pubbliche. L'esistenza stessa della carta "Rewriting History" implica che la revisione della storia sia un fenomeno in fase di attuazione anche ai nostri giorni, dato che le carte non si riferiscono ad eventi passati.

TERRAPIATTISTI


I dubbi riguardanti la forma del pianeta sul quale viviamo sono emersi sui social network, come al solito negli Stati Uniti, solo a partire dal 2015. Come faceva Steve Jackson a sapere, con vent'anni di anticipo, che sarebbe emerso il tema della Terra Piatta? Il titolo della carta è subdolo perché anziché essere "Terra Piatta", è "terrapiattisti", a suggerire la semplice presenza di una risoluta minoranza di studiosi che crede che la Terra non sia sferica, piuttosto che confermare la dottrina della Terra piatta. L'immagine è sarcastica perché mostra una barca a vela che precipita da un piano quadrato sospeso nello spazio siderale. La didascalia, sorprendentemente, sembra invece rincuorare i terrapiattisti, dato che recita "la gente ride ma i terrapiattisti sanno qualcosa...". In ogni caso risulta difficile poter affermare che gli oceani curvino.

TERRORISTA NUCLEARE




Questa carta è una delle più sconvolgenti, specialmente alla luce del fatto che questo gioco ha fatto la sua comparsa nel 1995! Come ha fatto Steve Jackson a sapere che le torri gemelle del World Trade Center sarebbero state attaccate? In effetti, questa carta raffigura con precisione l’attacco al World Trade Center.
Il primo attentato al World Trade Center risale al 1993, indicando che un progetto di un attentato con esplosivi alle Torri Gemelle dovesse essere in circolazione almeno da quella data (che precede la pubblicazione del gioco di carte).
La foto rappresenta:

* La torre che effettivamente sarebbe stata colpita per prima; è l’istantanea tra il momento in cui è stata colpita la prima torre ed i momenti precedenti all’attacco della seconda.

* La carta illustra con precisione che il luogo d'impatto è ad una certa distanza dal tetto della prima torre colpita. L'aereo ha colpito proprio la stessa zona! Come avrebbe fatto Jackson a sapere dettagli del genere?

* Il titolo della carta identifica correttamente gli autori dell'attacco come “terroristi”

Tuttavia, cosa indica il titolo di questa carta? “Terrorista nucleare”. Che significa? Le Torri Gemelle non sembrano essere state distrutte da ordigni atomici, o si? Ci si potrebbe domandare se un piccolo ordigno nucleare sia stato posizionato alla base delle Torri per farle saltare. Una micro-esplosione nucleare spiegherebbe il modo improvviso in cui il cemento armato e lo scheletro d’acciaio si siano semplicemente ridotti in polvere. Questo tipo di esplosione nucleare spiegherebbe anche il caldo tremendo che ha soggiornato a “Ground Zero” per diversi mesi dopo l’11 settembre. Si presume che, assieme all'ordigno nucleare, siano state usate armi esotiche tuttora sotto indagine. Le fiamme nei parcheggi del WTC sono rimaste accese a distanza di mesi dall'accaduto, come se fossero continuamente alimentate dalla presenza di una sostanza incendiaria creata artificialmente (per esempio la nano-termite, che viene fabbricata solo in alcuni stabilimenti del Mossad). Lo stesso termine "Ground Zero" non era mai stato usato prima dell'11 settembre 2001 per identificare il complesso del World Trade Center ed è un termine militare che descrive il punto in cui si fa detonare un ordigno con capacità esplosiva. I primi testimoni che hanno usato il termine Ground Zero sono stati i giornalisti delle televisioni commerciali che hanno commentato in diretta quanto avveniva a New York. L’unico vero attentato che è stato realizzato (con veri morti e feriti durante il fatto e in seguito a causa del fatto) dal 2001 ad oggi è stato quello dell’11 settembre 2001, attentato organizzato dai servizi segreti israeliani, il famigerato Mossad.

La cosa sconvolgente è che, però, i grattacieli sono stati colpiti da missili scagliati da jet e non da aerei di linea (si veda l’unico filmato che riprende il jet su disinformazione.it di Marcello Pamio). In pratica le immagini degli aerei non sono altro che realizzazioni grafiche concepite in tempo reale con software di realtà aumentata, come Avid, sovrapposte alle riprese, mentre un jet lanciava un missile contro la seconda torre. Difetto grafico nel rendering dell'animazione prodotta dal software Avid (lungimirante il nome del software...):
https://www.youtube.com/watch?v=btfah9fgceE
George W. Bush pensò che l'attentato non avrebbe destato dubbio alcuno in merito ai suoi artefici, ma il Demiurgo lo sorprese. Si presti attenzione all'espressione che comparve sul volto del Presidente nel filmato sotto riportato; per qualche istante Bush pensò di essere stato tradito dai suoi stessi collaboratori, perché gli alunni intonarono una filastrocca dal significato recondito proprio mentre il jet militare colpì la seconda torre con un missile:
https://www.youtube.com/watch?v=NzQP7mbrLmM
La filastrocca apparentemente insensata che venne intonata dai bambini, sotto lo sguardo attonito del Presidente, consiste nelle parole "Aquilone-acciaio-colpire-aereo-deve".

Le rivelazioni sui profitti ottenuti con l’insider trading in relazione agli attacchi dell’11/9 puntano ai livelli più alti del mondo degli affari USA e della CIA.

Nelle poche ore immediatamente successive agli attacchi vi furono resoconti della CNN su insider trading alla Borsa di New York. Cioè, sembra che qualche grosso investitore abbia saputo in anticipo degli attacchi ed abbia venduto prima.
Le cifre della Borsa di New York sembrano indicare chiaramente che QUALCUNO ha fatto l’insider trading. Ma chi? Per le autorità con pieni poteri investigativi questo dovrebbe essere uno degli aspetti più semplici delle indagini. E se potesse essere scoperto chi ha fatto l’insider trading avremmo una chiara idea su chi sapeva in anticipo degli attacchi ed avremmo un buon indizio per scovare i colpevoli. L’importanza di tale prova è stata sottolineata nei resoconti della CNN.

Bisogna proprio essere fortunati per fare 4 miliardi di dollari con un bel colpo su un investimento di 6 mesi da 124 milioni di dollari.

Larry Silverstein è il magnate immobiliare newyorkese che acquistò l’intero complesso del World Trade Center proprio 6 mesi prima degli attacchi dell’11 settembre. Quella fu la prima volta che nei 33 anni di storia del complesso vi fu un cambio di proprietà.

Il primo ordine del giorno di Mr. Silverstein in qualità di nuovo proprietario fu di sostituire la compagnia responsabile della sicurezza del complesso. La nuova compagnia che venne ingaggiata fu la Securacom (ora Stratasec). Il fratello di George W. Bush, Marvin Bush, era nel consiglio d’amministrazione e il cugino di Marvin, Wirt Walzer III, ne era il direttore generale. Secondo documentazioni pubbliche, la Securacom, non solo forniva sicurezza elettronica al World Trade Center, ma forniva copertura al Dulles International Airport e alla United Airlines, due protagonisti chiave negli attacchi dell’11/09.

La compagnia si appoggiava ad una società d’investimenti, la Kuwait-American Corp., anch’essa legata per anni alla famiglia Bush.

La KuwAm fu legata finanziariamente alla famiglia Bush fin dalla Guerra del Golfo. Uno dei direttori e membro della famiglia reale del Kuwait, Mishal Yousef Saud al Sabah, fece parte del consiglio della Stratasec.

Facciamo ora una considerazione: i membri di una esigua cricca possedevano il WTC, ne controllavano la sicurezza dei sistemi elettronici, e anche la sicurezza non solo di una delle linee aeree i cui velivoli vennero dirottati l’11/09, ma dell’aeroporto dal quale provenivano.

L'ufficio di Larry Silverstein si trovava proprio nel complesso del WTC. Quella mattina la moglie di Silverstein aveva prenotato una visita dal dermatologo per il marito, così l'uomo non si recò mai al lavoro.
https://www.youtube.com/watch?v=9ScGZCqEyGM

Un’altra piccola “coincidenza” – Mr. Silverstein, che diede un acconto di 124 milioni di dollari su questo complesso da 3,2 miliardi di dollari, lo assicurò prontamente per la cifra di 7 miliardi di dollari. Non solo, assicurò il complesso contro “attacchi terroristici”.
In seguito agli attacchi, "Lucky" Larry Silverstein presentò due richieste di indennizzo per la cifra massima della polizza (7 miliardi di dollari), basate, secondo il parere di Silverstein, su due attacchi separati. La compagnia assicurativa Swiss Re, diede a Mr. Silverstein un risarcimento di 4.6 miliardi di dollari – un principesco compenso per un investimento relativamente misero di 124 milioni di dollari.

C’è dell’altro. Vedete, le World Trade Towers non erano proprio quell’affare immobiliare che siamo portati a credere. Da un punto di vista economico, il Trade center – sovvenzionato fin dall’inizio dal New York Port Authority – non ha mai funzionato, né si intendeva farlo funzionare, indifeso nel disordinato mercato immobiliare. Come non faceva a esserne al corrente il Gruppo Silverstein?

Le Torri avevano bisogno di ristrutturazione e migliorie per un totale di 200 milioni di dollari, gran parte dell’ammontare relativo alla rimozione e rimpiazzo dei materiali edilizi dichiarati rischiosi per la salute fin dalla costruzione delle Torri. Era ben risaputo dalla città di New York che il WTC era una bomba all’amianto. Per anni il Port Authority trattò l’edificio come un vecchio dinosauro, cercando in diverse occasioni di ottenere i permessi per demolire la costruzione per motivi di liquidità, mai concessi a causa dei risaputi problemi riguardanti l’amianto. Inoltre si sapeva benissimo che l’unico motivo per cui la costruzione stava ancora in piedi fino all’11/09 era perché sarebbe stato troppo costoso smantellare le Twin Towers piano per piano dato che al Port Authority venne impedito legalmente di demolire gli edifici.

Il costo stimato per smontare le torri: 15 miliardi di dollari. Solo il materiale da impalcatura per l’operazione venne stimato sui 2.4 miliardi di dollari!

In poche parole, le Twin Towers erano strutture condannate.
Che cosa conveniente, quindi, quell'attacco “terroristico” che le ha demolite completamente.

L’edificio 7 era parte del complesso del WTC, e coperto dalla stessa polizza assicurativa. Questa struttura di 47 piani, in acciaio, che non venne colpita da un aereo, crollò misteriosamente su se stesso a caduta libera, otto ore più tardi nello stesso giorno – esattamente nello stesso modo delle Twin Towers.

Come è potuto accadere?
Mr. Silverstein diede involontariamente al mondo la risposta con un lapsus freudiano durante un’intervista al canale PBS, un anno dopo: «Mi ricordo di aver ricevuto una chiamata dal comandante dei vigili del fuoco, che mi informava di non esser sicuro che sarebbero stati in grado di contenere l’incendio e io dissi, "abbiamo avuto un numero tremendo di vittime, forse la cosa più intelligente da fare è tirarlo giù". E presero questa decisione e assistemmo al crollo dell’edificio».

Chiunque ne sappia un po’ sulle costruzioni può affermare: “tirar giù” nel gergo industriale sta per demolizione controllata.

Una cosa è certa, la decisione di “tirar giù” il WTC 7 avrebbe reso felici molte persone.

World Trade Center 7.
Non dimenticate... che nessun aereo ha colpito questo edificio.

Specialmente perché era stato riferito che migliaia di dati sensibili riguardanti alcune delle più grandi truffe finanziarie della storia – comprese Enron e WorldCom - erano depositate negli uffici di alcuni inquilini dell’edificio:

- US Secret Service
- NSA
- CIA
- IRS
- BATF
- SEC
- NAIC Securities
- Salomon Smith Barney
- American Express Bank International
- Standard Chartered bank
- Provident Financial Management
- ITT Hartford Insurance Group
- Federal Home Loan Bank

La Security and Exchange Commission [SEC: Commissione di controllo sui titoli e la borsa] non ha quantificato il numero di casi effettivi nei quali dati sostanziali vennero distrutti dal crollo del WTC 7.

L’agenzia di stampa Reuters e il Los Angeles Times pubblicarono resoconti che li stimavano tra i 3.000 e i 4.000. Includevano la più importante tra le inchieste dell’agenzia sui metodi con i quali le banche d’affari si spartivano le azioni più appetibili appena immesse sul mercato durante il periodo del boom dell’high-tech. …“Le investigazioni in corso al New York SEC ne verranno influenzate clamorosamente perché gran parte del loro è un lavoro di documentazione intensivo”, disse Max Berger della Bernstein Litowitz Berger & Grossman di New York. “Per quei casi è una sventura”.

Citygroup afferma che alcune delle informazioni che la commissione sta cercando (circa WorldCom) vennero distrutte nell’attacco terroristico dell’11 settembre al World Trade Center. Salomon aveva degli uffici nell’edificio 7 del World Trade Center. La banca riferì che i nastri delle registrazioni delle e-mail della società a partire dal settembre 1998 fino al dicembre 2000 erano archiviate nell’edificio e distrutte nell’attacco.

Nell’edificio 7 del WTC vi era il più grande ufficio del territorio dei Servizi Segreti USA, con più di 200 dipendenti: “tutte le prove che avevamo archiviato e che si trovavano nell’edificio 7, in tutti i casi, sono crollate con l’edificio”, secondo l’agente speciale dei servizi segreti US David Curran.

Che perfetto, completo e fortuito susseguirsi di eventi fu l’11 settembre 2001.

Casualmente, val la pena notare che uno degli amici più intimi di Lucky Larry – una persona con la quale, si dice, parli al telefono quasi tutti i giorni – è niente meno che l’ex primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

IL PENTAGONO



Quando ho visto questa carta , subito dopo aver visto la foto delle Torri Gemelle, mi sono stupito. A meno di non sapere dettagliatamente il piano degli Illuminati, è praticamente impossibile descrivere con così tanta accuratezza i fatti dell’11 settembre 2001. Il Pentagono viene mostrato mentre brucia; sappiamo che un missile si scontrò contro una sezione del Pentagono e la bruciò quasi per intero. Tuttavia, il resto del Pentagono non ha subito danni. al punto che ha continuato senza ostacoli le sue funzioni. Con un software di realtà aumentata come Avid è stata sovrapposta l'immagine di un Boeing a quella del missile che colpì la facciata del Pentagono.

La carta non assomiglia alla descrizione dell’attacco al pentagono? Questa carta mostra un fuoco che arde nel cortile centrale del Pentagono, il resto dell’edificio risulta intatto, permettendone la completa operatività!
Quindi, queste due carte sono complementari.

Una tale precisione, sei anni prima degli attacchi, è possibile solo se si conosce molto accuratamente il piano dei neocon che hanno ultimato la strage.

FUORUSCITA DI PETROLIO


Lo sversamento di petrolio più memorabile ha coinvolto la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, nel Golfo del Messico, il 20 aprile 2010.

INCIDENTE NUCLEARE E MAREMOTO


Le carte "Incidente nucleare" e "Maremoto" si riferiscono all'evento sismico verificatosi in Giappone il 3 novembre 2011. Il maremoto ha provocato lo tsunami abbattutosi contro la centrale nucleare di Fukushima, causando il noto disastro a cui, ancora oggi, non si è posto rimedio. Non si tratta dell'unico caso in cui due o più carte si riferiscono ad un unico evento. Si prenda in considerazione, per esempio, la carta che raffigura l'ex-presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, che indossa un catenaccio al collo e la carta che ritrae sua moglie Hillary Clinton mentre impugna l'estremità opposta del medesimo catenaccio. Un altro esempio è rappresentato dalla carta "Jihad", riferita alla Jihad islamica abbattutasi in Medio Oriente, in Asia ed in Europa, correlata alla carta "13 sfortunato".

MANIPOLAZIONE DEL MERCATO


La carta si riferisce in particolare al periodo degli Interesting Times interessato dall'assalto speculativo compiuto ai danni della Deutsche Bank, nel 2016. È interessante notare che, nello stesso anno, si sono verificate due differenti esplosioni, deflagrate praticamente all'unisono, che hanno colpito due impianti chimici del gigante tedesco Basf in Germania. In due città distanti una trentina di chilometri l'una dall'altra, Lampertheim e Ludwigshafen, nell'ovest della Germania, si sono alzate in cielo colonne di fiamme e fumo nero. In altre parole, chi ha compiuto l'assalto finanziario ha voluto accertarsi che il "messaggio" sarebbe stato compreso dai servizi tedeschi. Il referendum inglese sull'eventuale uscita dalla moneta unica aveva aumentato esponenzialmente le possibilità della dissoluzione dell'euro nei mesi immediatamente successivi, aggravando la crisi bancaria in atto nell’Europa meridionale. A luglio del 2016, come nell’estate 2015, quando il referendum greco bocciò le condizioni della Troika, Berlino era il maggiore ostacolo alla salvaguardia dell’eurozona: la Germania, che allora era favorevole all’uscita di Atene dal banale regime a cambi fissi anche noto con il nome "euro", a luglio del 2016 non mostrava alcuna intenzione di cedere sulle norme del “bail in”, introdotte nell'estate di quell'anno, né di consentire l’iniezione di denaro pubblico nei capitali delle banche. In queste condizioni, l’Italia era destinata, nel volgere di pochi mesi, ad abbandonare la moneta unica. Gli Stati Uniti tornarono quindi in campo proprio a luglio del 2016 e contrattaccarono per salvare l'euro: Deutsche Bank fu l’obbiettivo ideale per una guerra finanziaria.

Chi avesse consultato il sito del Financial Times il 28 giugno del 2016, si sarebbe imbattuto nell’articolo “Soros bet on fall in Deutsche Bank shares after Brexit vote”, dove il quotidiano della City illustrava la scommessa di George Soros sulla caduta in borsa di Deutsche Bank all’indomani del referendum inglese (l’istituto tedesco aveva perso il 20% del valore nell’ultima settimana del mese di giugno del 2016). Trascorsero due giorni e sul Wall Street Journal apparve l’articolo “Deutsche Bank Shares Hit Over 30-Year Low After Fed, IMF Rebuke”: Deutsche Bank aveva toccato in borsa il minimo degli ultimi 30 anni dopo che sia la Federal Reserve, sia il Fondo Monetario Internazionale (basato a Washington), avevano lanciato durissimi moniti contro la banca tedesca. La prima perché, a suo giudizio, la filiale americana di DB non aveva superato i test sulla solidità patrimoniale; il secondo perché, in un suo recente rapporto, aveva etichettato Deutsche Bank come la fonte di maggior rischio per la stabilità finanziaria mondiale. La stampa italiana, ovviamente, coglie la palla al balzo e Repubblica ci ricordava che:

“A rendere vulnerabile l’istituto teutonico è la colossale esposizione a derivati, stimata dalla Banca dei Regolamenti Internazionali come superiore a 50 mila miliardi di dollari, una cifra pari a duemila volte la capitalizzazione di mercato dell’istituto”.

Derivati a 2000 volte la capitalizzazione della banca? Come possibile? I media italiani, per ignoranza o malizia, dimenticavano di dire che quei 50.000 €mld sono il valore nozionale dei derivati, ossia l’ammontare lordo di denaro su cui sono fatte “le scommesse”, non il valore netto delle “scommesse”, quantificabile in una percentuale minima di quei 50.000 €mld.

Sia ben chiaro: Deutsche Bank è uno squalo della finanza in tutto e per tutto simile alle sue sorelle angloamericane ed il bilancio 2015 si è effettivamente chiuso con una perdita monstre di 6,8 €mld, dovuta in buona parte ai migliaia di contenziosi legali aperti, dall’accusa di manipolazione del Libor a quella di riciclaggio di denaro.

Deutsche Bank è però anche la prima banca della Germania ed ha un nome così “tedesco” da essere confusa talvolta persino con la banca centrale tedesca, la Bundesbank. Di più, Deutsche Bank è una colonna portante del sistema economico tedesco; è l’istituto che, sin dal finanziamento della ferrovia per Baghdad ai primi del ‘900, ha sempre svolto il ruolo di braccio finanziario di Berlino all’estero, agevolando l’export o supervisionando gli investimenti strategici. Colpire Deutsche Bank è, in sostanza, come colpire Volkswagen: è una pallottola al cuore dell’economia tedesca.

Ecco perché l’attacco simultaneo di Soros, della Federale Reserve e del Fondo Monetario Internazionale alla Deutsche Bank lascia adito a molti dubbi: è forte il sospetto che si sia trattato di una nuova offensiva contro Berlino, proprio mentre la Germania, scartando l’ipotesi di un allentamento del “bail in” invocata dalle banche italiane, apriva di fatto alla dissoluzione dell’euro.

Il “terrorista finanziario” (definizione che ne danno i cinesi) Soros è quindi sceso in campo per la sua ennesima guerra speculativa: la posta in gioco, quella volta, fu davvero alta.

RIDUZIONE DELLA POPOLAZIONE



La scena raffigura una moderna metropoli occidentale che, a causa dell'inquinamento pervasivo, deteriora, in modo più o meno silente, la qualità dell'aria e delle falde acquifere del conglomerato urbano, logorando la salute dei suoi cittadini. Si noti che il fumo è modellato a forma di faccia di demone.

Il depopolamento di alcune regioni del pianeta viene inoltre perseguito attraverso le “missioni di pace”, in verità beffardamente prefissate per seminare morte e distruzione mediante l’odio etnico e rancore indelebile (si ricordi a tal proposito il caso della Serbia-Kossovo).


CENTRO PER IL CONTROLLO DELLE MALATTIE


“Come sua azione, il CDC può fornire soccorso ad una posizione devastata … Se il CDC fa un attacco diretto per distruggere un luogo, può utilizzare armi biologiche e ottenere + 15% per il suo attacco”.

Non vi sembra interessante il fatto che il gioco preveda la creazione di un CDC per lanciare un attacco biologico su un determinato “Luogo”? L’utilizzo di armi biologiche contro gli Stati Uniti è impossibile per quei Paesi che sono stati definiti "canaglia" dall'ordine liberale, come Russia, Iran, Iraq, Nord Korea o la Siria, questa carta sembra rispondere a questa domanda: il CDC lancerà l’attacco! Naturalmente, le nostre autorità accuseranno l’Iraq o i terroristi di questi attacchi!

Ricordate, quando 11 dei migliori scienziati al mondo nel campo del DNA e della lotta contro le malattie infettive iniziarono a morire uno dopo l’altro?

TERZA GUERRA MONDIALE


Per il futuro prossimo cosa predicono le carte? La Terza Guerra Mondiale, combattuta con le armi nucleari (carta “World War Three”)..

Pochi giorni dopo l'attacco chimico perpetrato a Douma, il mondo ha seguito, col fiato sospeso, il raid atlantico sulla Siria, che si riteneva fosse potenzialmente in grado di innescare una reazione a catena che si sarebbe propagata prima alla regione e poi all’Europa. Sulla natura dell’episodio incriminato il ministro degli Esteri russo non ha dubbi: “ci sono inconfutabili prove che sia opera di un servizio segreto di un Paese in prima linea nella campagna antirussa”. La provocazione di Douma è stata infatti opera del Secret Service inglese, cui è direttamente riconducibile l’organizzazione dei White Helmets: Londra, storica sede dell’establishment liberal, è il bastione della russofobia e non si fa scrupoli a trascinare l’Occidente in guerra pur di conquistare l’Hearthland.

Il gioco di ruolo non fornisce una data per l'innesco della Terza Guerra Mondiale.
Tuttavia le cause più probabili dello scoppio di una guerra internazionale sono le seguenti:
1) L'Ucraina attacca la Russia sotto dettatura di Washington, scatenando la guerra di sistema nei Balcani.
2) Le potenze marittime del blocco occidentale (atlantisti - USA, Gran Bretagna ed alleati NATO - ) provocano le potenze terrestri del blocco asiatico (Cina, Russia e Iran) colpendo la Corea del Nord e scatenando la guerra egemonica.
3) Washington attacca le basi aeree o l'esercito regolare della Siria o dell'Iran, o i mercenari russi di stanza in Siria, scatenando in Medio Oriente il terzo conflitto mondiale.

ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE DEL CLIMA


La carta “International Weather Organization” si riferisce all'annoso tema del controllo climatico (geoingegneria) e ci suggerisce che anche il tempo meteorologico è in via di controllo da parte degli illuminati. Conosciamo dalle Sacre Scritture che durante le manifestazioni divine le condizioni meteo possono mutare improvvisamente, nevicate in estate, eclissi, fulmini a ciel sereno. Il fine malcelato degli adoratori del Maligno è la deificazione, divenire come l’Onnipotente, ossia esercitare il Potere Assoluto tale da dominare anche gli elementi naturali. Il fenomeno, ormai abbastanza conosciuto, delle scie chimiche è il tentativo per eccellenza di padroneggiare le precipitazioni e la siccità, ora principalmente per scopi geopolitici. Alcuni partiti politici italiani, come la Lista del Popolo del magistrato Antonio Ingroia e di Giulietto Chiesa, nel 2017, in modo subdolo, hanno associato il fenomeno delle scie chimiche al tentativo di rifrangere artificialmente i raggi solari per mitigare il clima di certe aree del pianeta, probabilmente col fine di far accettare la manipolazione climatica ai cittadini spaventati dagli effetti dei cambiamenti climatici, quando è invece evidente che, laddove viene praticata la geo-ingegneria, si verificano con maggiore frequenza gli eventi meteorologici più estremi. Se Antonio Ingroia è in buona fede, bisogna almeno ammettere che non è in grado di scegliere i suoi collaboratori, dato che affiancò onorevoli assai discutibili come Antonio Di Pietro. Antonio Ingroia si è candidato come Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, durante le elezioni del 2013, a capo di Rivoluzione Civile, coalizione politica in cui è confluito il partito politico Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Antonio Di Pietro è l'agente della CIA ed il magistrato che è stato posto a capo dell'operazione Mani Pulite. Il pool di Mani Pulite era stato incaricato di smantellare la DC ed il PSI, mentre il Carroccio (la Lega Nord dell'era di Umberto Bossi) ha avuto lo scopo di intercettare i voti in fuga dai vecchi partiti prossimi al collasso. Il trait d’union tra il palazzo di giustizia milanese e la Lega Nord era fisicamente incarnato dal console americano Peter Semler: il funzionario statunitense che alla fine del 1991, un paio di mesi prima dell’arresto di Mario Chiesa, “incontrò” Antonio di Pietro nei suoi uffici per discutere delle imminenti inchieste giudiziarie. Lo stesso funzionario che, quasi contemporaneamente, “incontrò” i dirigenti della Lega Nord, come ha affermato Semler in un’intervista a La Stampa del 2012.

EPIDEMIA


“Disastro! Questo è un attacco per distruggere qualsiasi luogo. Non necessita di un’azione. La sua potenza è di 14. Questo non è un attacco immediato. Se l’attacco ha successo, l’obiettivo è distrutto”. La particolarità sta nel fatto che l’attacco di questa carta non è immediato; ciò implica che l’attacco si manifesta in silenzio, con la gente che si ammala in tempi diversi dopo l’attacco.

Virus devastanti come Hiv, Ebola e molti altri sono stati diffusi per conseguire la riduzione della popolazione. Anche i vaccini hanno provocato moltissime morti o deficienze fisiche. In Italia, nel 2017, con l'approvazione del D. Lgs. incostituzionale del Ministro della Salute Lorenzin è stato portato a 10 il numero di vaccini obbligatori da somministrare ai nascituri. Negli stessi anni, sempre in Europa, in alcuni Paesi, come la Svezia, il numero di vaccini obbligatori è rimasto fermo a 0, a conferma del fatto che non sussisteva alcuna emergenza sanitaria.

GENERATORE DI SCOSSE TELLURICHE


Gli eventi tellurici possono essere provocati da esplosioni nucleari o in ogni modo da esplosivi di grande potenza. E attraverso meccanismi oggi conosciuti unicamente alle “elite” possono essere generati anche a distanza (carta ”earthquake projector”).

Se l’ipocentro (il vero punto in cui vi è la liberazione di energia) di un sisma è superficiale, esso è strumentalmente indistinguibile da una scossa provocata da un ordigno sistemato in una caverna in profondità, o anfratto naturale o una ex miniera. Bisognerebbe porre qualche interrogativo al misterioso “Giuliani”, il “tecnico” che afferma di avere previsto un terremoto; forse il tecnico ricopre solennemente il ruolo di “supervisore”, per conto dei poteri immondi. Certo, un’ipotesi, ma tutto è da ritenersi ammissibile nell’intento diabolico di spostare il G8 in una città che porta un nome pagano, simbolo dell’Impero Romano ma anche dell’”attuale” impero USA.

13 SFORTUNATO



La carta "13 sfortunato" si riferisce al periodo degli Interesting Times ed in particolare agli attentati terroristici falsi organizzati dalla DGSE e dalla CIA il 13 novembre 2015 a Parigi con l'ausilio di Crisis Actor. Nel dettaglio, la carta riguarda l'esplosione avvenuta davanti al ristorante Events nei pressi dell'ingresso D dello Stade de France, in zona Saint-Denis, venti minuti dopo l'inizio della partita amichevole fra le nazionali di calcio di Francia e Germania seguita, allo stadio, da 80.000 tifosi, tra i quali il presidente della Repubblica francese François Hollande, il presidente dell'Assemblea Nazionale Claude Bartolone e il ministro degli affari esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier. Per non aggravare la tensione, la partita prosegue; a causa dell'esplosione vi fu un morto, di nome Manuel Dias, più l'attentatore, identificato col nome di battaglia di Ukashah Al-Iraqi.

Si notino gli oggetti ritratti nella carta, oggetti che comunemente si trovano sulle tovaglie imbandite dei ristoranti europei. La data del calendario è "venerdì 13" ed il titolo della carta è "venerdì sfortunato"; è oggi possibile ricostruire la dinamica degli attentati avvenuti il 13 novembre 2015 con sufficiente precisione ed evidenziare le prime incongruenze. Tutti gli indizi conducono ai vertici dei servizi segreti francesi, rinnovati sotto Nicolas Sarkozy e confermati sotto la presidenza di François Hollande; con il subentrare allo spionaggio transalpino di personaggi vicini agli angloamericani, è avviata nel 2012 la strategia della tensione. Dopo una pausa coincidente con i primi due anni della presidenza di Hollande, il terrorismo islamico riesplode in concomitanza alla caduta verticale del capo dello Stato nei sondaggi. Il ruolo della Direction générale de la sécurité extérieure (DGSE) diretta da Bernard Bajolet.

Sono disponibili parecchi video che ricostruiscono la notte di sangue del 13/11/2015: quello forse più chiaro e dettagliato è  pubblicato la sera di domenica 15 sul sito Le Monde.fr, cui deve però essere apportata qualche correzione: il numero di terroristi entrati in azione al teatro Bataclan è quattro e non tre, come sostiene il filmato, e l’esplosione della seconda bomba allo Stade de France è alle 21h23, non alle 21h30.

Riportiamo sinteticamente prima le dramatis personae e poi la scaletta degli avvenimenti: i dati sono aggiornati alle notizie del 16/11.

L’ordine cronologico degli eventi è il seguente:
21h20, Stade de France, partita amichevole tra Francia e Germania (annunciata dalla Fédération Française de Football il primo luglio 2015), presenti il presidente François Hollande ed il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier. Un kamikaze, , Ahmad al Mohammad, dotato di una cintura esplosiva composta da perossido di acetone concentrato e bulloni si fa esplodere all’ingresso D: è il solo a morire;
21h25 terroristi a bordo di una Seat Leon Nera aprono il fuoco in rue Bichat e rue Alibert, contro i ristoranti Petit Cambodge e Carrillon, 15 morti;
21h23 Stade de France, ingresso H, entra in azione un secondo kamikaze (Bilal Hafdi?): muore sul colpo senza causare vittime;
21h32 la Seat Leon nera arriva in rue de la fontaine au roi, i terroristi aprono il fuoco contro i i locali Casa Nostra e Bonne Bière, 5 morti;
21h36 la Seat Leon nera si ferma in rue de la Charonne, davanti al bistrot Belle Equipe, è aperto il fuoco e muoiono 19 persone;
alle 21h40, presso la place de la Nation, un terrorista sceso probabilmente dalla Seat nera, Brahim Abdeslam, si fa esplodere al locale Compte Voltaire: muore sul colpo e ferisce alcune persone. La Seat Leon nera, guidata presumibilmente dal fratello del kamikaze, Saleh Abdeslam, sarà ritrovata nel comune di Montreuil, ovest di Parigi, con tre AK-47 a bordo.
Alle 21h40, scendono da una Volkswagen Polo nera quattro terroristi, armati di fucili automatici e a pompa. Fanno irruzione nella sala da concerto Bataclan, durante un’esibizione degli Eagle of Death Metal: inneggiando ad Allah, alla Siria ed all’Iraq compiono una carneficina;
21h53, rue de la cokerie, nei pressi dello Stade de France, si fa esplodere un terzo kamikaze: nessuna vittima eccetto lui. Solo a questo punto, Hollande è trasportato al ministero degli Interni, mentre la partita continua fino al termine. Gli spettatori sono trattenuti ancora per qualche tempo per motivi di sicurezza;
00h20, le teste di cuoio fanno irruzione nel Bataclan: tutti terroristi si fanno esplodere, tranne Samy Animour che è colpito a morte prima di azionare la cintura. Si contano 90 morti in totale e le foto pubblicate l’indomani sull’interno del locale mostrano una scena da mattatoio.
Primo elemento da notare: le cinture esplosive non hanno (fortunatamente) prodotto nessuna vittima tranne i kamikaze stessi. C’è da chiedersi perché i tre terroristi allo Stade de France si siano immolati senza causare nessuna vittima: il Wall Street Journal riporta la notizia che il primo attentatore è fermato dalla sicurezza per una perquisizione e, divincolantisi, si fa esplodere prima di raggiungere le tribune dove siedono 80.000 persone. Secondo il testimone ascoltato dal WSJ, Hollande lascia lo stadio alla prima e non alla terza esplosione, ma le foto ritraggono il presidente nella sala stampa dello stadio alle 21h36, quindi è corretta la versione de le Monde: Hollande è trasportato all’esterno solo dopo l’esplosione dei tre attentatori, quando il rischio è ormai cessato.

Gli attentatori avrebbero dovuto entrare allo stadio? Quasi sicuramente sì, ma, nonostante non fossero in posizione per qualche imprevisto, hanno ricevuto comunque l’ordine di farsi saltare in aria, così da attrarre tutte le forze di polizia verso il quartiere Saint-Denis e consentire ai secondi due commando di agire indisturbati. Tra l’esplosione del primo ed del terzo kamikaze intercorrono 33 minuti: è il tempo dell’azione terroristica nel suo complesso, anche se gli ultimi strascichi si protraggono al Bataclan fino alle 00h20. La terza deflagrazione nei pressi dello Stadio, in rue de la cokerie vicino al McDonald’s, era il segnale che Hollande aspettava per lasciare lo stadio?

Le Figaro riporta lunedì 16 una preziosa testimonianza oculare: la sera del 13 novembre un avventore del ristorante Cellar, a tre minuti dal Bataclan, siede all’esterno per bere un bicchiere. Alle 19h35 (due ore prima dell’inizio della strage al concerto) vede una Volkswagen Polo Nera, parcheggiare davanti al bistrot. Il parcheggio è pessimo, come se il conducente non sapesse guidare (o fosse in stato d’alterazione), quindi l’avventore si alza per consigliargli di fare manovra:

“Je suis allé les voir pour leur dire qu’ils étaient mal garés. Ils n’ont pas ouvert la fenêtre et m’ont regardé méchamment. On aurait cru des morts-vivants, comme s’ils étaient drogués.”

I quattro occupanti dell’auto, che all’avventore sembrano europei mussulmani (“Il était de type européen, portait une barbichette et un cheich. Il était vêtu d’un blouson noir et avait aussi un bandana sur la tête. Le conducteur, lui, était également de type européen, genre reconverti à l’islam”) sono in evidente stato di alterazione, sotto l’effetto di stupefacenti: il dato è interessante perché è risaputo che i tagliagole dell’ISIS in Siria ed Iraq facciano uso di anfetamine, sia per commettere atrocità a cuor leggero sia per sconfiggere la paura. Il 26 ottobre le autorità aeroportuali di Beirut hanno bloccato un carico di due tonnellate di anfetamine Captagon prima che fossero imbarcate su un aereo privato di un principe saudita: i consumatori finali erano quasi sicuramente gli uomini del Califfato in Siria ed Iraq. Il Captagon fa parte dell’equipaggiamento che gli angloamericani danno in dotazione alle truppe dell’ISIS?

Torniamo all’avventore: dopo una discussione senza esiti, torna al suo tavolo ed osserva la macchina che rimane ferma, fari spenti e motore acceso. Il viso degli occupanti è illuminato solo dallo schermo dei telefonini su cui digitano. Verso le 20h15 passa un’auto della polizia, qui ne semble pas remarquer la Polo noire mal garée (parcheggiata male) ed alle 21h30 l’uomo lascia il ristorante davanti cui stazionano ancora i quattro islamici. Pochi minuti più tardi, è informato delle bombe allo Stade de France e tenta immediatamente di contattare la polizia senza ottenere la risposta (“il tente à plusieurs reprises de joindre la police par téléphone «80 fois au minimum» mais sans réponse”): i kamikaze allo Stade de France hanno assolto alla loro funzione, ossia catalizzare l’attenzione di tutte le forze dell’ordine ed intasare i centralini.

Il commando del 13 novembre,  compresi i tredici elementi sopra citati, consterebbe nel suo complesso di 20-25 persone: una dozzina impiegata sul campo e le altre usate per l’organizzazione e logistica. Che un complotto riguardante un tale numero di persone, molte delle quali note ai servizi e per di più “calde”, a dieci mesi di distanza da Charlie Hebdo e a tre mesi dall’attacco terroristico sul treno Amsterdam-Parigi, sia sfuggito ai radar della sicurezza francese è una falla simile all’11 Settembre: impossibile, a meno che i servizi non siano complici.

Dove si sono poi procurati le armi i terroristi? A 48 ore dalla strage, e solo allora, emerge la notizia che il 5 novembre la polizia tedesca ha fermato in Baviera un 51enne del Montenegro, slavo ortodosso, a bordo di una Volkswagen carica di armi e kalashinkov diretta a Parigi (com’era desumibile dal navigatore): per il presidente bavarese Horst Seehofer è ragionevole ipotizzare una connessione con le stragi di Parigi. Come ai tempi della strategia della tensione italiana, i trafficanti d’armi della ex-Jugoslavia alimentano lo stragismo di Stato, solo che anziché armare Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, equipaggiano il Califfato.

Quanto alle auto, sia le targhe che i biglietti dei parcheggi custoditi all’interno, sembrano essere studiati apposta per indirizzare le indagini in Belgio, dove anche agli attentatori di Charlie Hebdo avrebbero acquistato le armi: lo scopo è probabilmente alleggerire la posizione delle autorità francesi, rendendo più giustificabili all’opinione pubblica i continui smacchi subiti dalle forze di sicurezza. Le dichiarazioni di Hollande e Valls puntano infatti a scolpare la Francia ed evidenziare le responsabilità esterne.

La parte più assurda della vicenda è in ogni caso la pretesa che l’operazione sia stata pianificata ed organizzata in Siria.

Dice il premier francese Manuel Valls: “Quello che è successo ieri a Parigi e a Sant Denis vicino allo Stade de France è un atto di guerra commesso da un’armata terrorista,(…). È un atto di guerra preparato, organizzato pianificato all’esterno e con complicità interne che l’inchiesta stabilirà”.

Gli fa eco il presidente Hollande: “gli attacchi sono stati decisi, pianificati in Siria, organizzati in Belgio e condotti sul nostro territorio con complici francesi” (prima la Siria, poi il Belgio ed infine, vittima, la Francia).

Intervengono anche i fantomatici servizi iracheni che confermano: l’ordine è partito dal Califfo Al Baghdadi ed i Paesi occidentali, Francia in particolare, hanno ricevuto un avvertimento il giorno prima dell’attentato.

Ora, il Califfo Al Baghdadi, posto che sia mai esistito, è ufficialmente morto almeno due volte (2007, 2014) e le possibilità che sia ancora vivo sono le stesse di quelle che Osama Bin Laden (morto secondo la DGSE francese nel 2006) fosse in Pakistan davanti la tv durante il celebre blitz del 2011. Se anche Al Baghdadi fosse ancora vivo, proprio come lo Sceicco Bin Laden, non sarebbe comunque nient’altro che un prodotto dei servizi americani, sfornato dal famigerato carcere di Bucca gestito dalle truppe statunitensi in Iraq, crogiolo di quasi tutti i capi dell’ISIS.

In ogni caso, considerata l’attuale situazione strategica del Califfato, in rotta in Siria come in Iraq, è pura fantasia che un fantomatico “quartiere generale” dei terroristi sunniti abbia organizzato gli attentati in Francia. Infatti, se così fosse, come avrebbe potuto comunicare con il commando di 20-25 uomini operante tra Parigi e Molenbeek, senza farsi scoprire da NSA, CIA, Mossad, DGSE, etc etc.?

Qui viene il bello: l’ISIS, nella sua roccaforte a Raqqa, in Siria, è un passo avanti rispetto agli occidentali in fatto di tecnologia: a luglio la CNN riporta la notizia che, usando messaggi criptati, il Califfato riesce ad evadere la sorveglianza dell’FBI, ora si scopre che gli attacchi di Parigi sono stati organizzati attraverso la messaggeria della PlayStation 4.

È l’equivalente dei taglierini per dirottare i Boeing sulle Torri Gemelle.

Beh si dirà, se la rete è troppo sfuggente, almeno i terroristi in carne ed ossa sono braccati a vita: invece si scopre che “la mente” della strage di Parigi del 13/11, il marocchino Abdelhamid Abaaoud, si vanta sulla propaganda web del Califfato, di viaggiare  indisturbato tra Siria e Belgio pur essendo ricercato dalle polizie di mezzo mondo. Ricorda un po’ i brigatisti che, negli anni di piombo, riuscivano sempre ad evadere dal carcere in un modo o nell’altro.

Se il Califfo Al-Baghdadi è morto, se l’ISIS è sotto scacco in Siria ed Iraq e se il commando del 13/11 è composto da piccoli criminali della banlieu parigina e qualche reduce siriano in botta da anfetamine, chi ha coordinato e supervisionato gli attacchi?

Cherchez à la DGSE…

Il ruolo della Direction générale de la sécurité “americaine”
La DGSE è il servizio informazioni della Francia all’estero, l’equivalente transalpino della CIA e del MI6. Il rapporto con gli omologhi angloamericani non è sempre stato idilliaco anzi, ai tempi della “Vecchia Europa” di Jacques Chirac, di tanto in tanto i servizi francesi rifilavano qualche colpo basso, come la sullodata morte di Bin Laden, per ridicolizzare la “Guerra al terrore” di George W. Bush e Tony Blair.

La situazione cambia radicalmente con l’avvento al’Eliseo di Nicolas Sarkozy, espressione della “Nuova Europa”, quella filo-atlantica: tra i primi provvedimenti presi dal neo-presidente, oltre a riportare la Francia nel comando integrato della NATO, c’è, non a caso, il pensionamento dei vertici dei servizi fedeli a Chirac e la cooptazione di nuovi elementi, di provata fede atlantica. È una rivoluzione copernicana per i servizi d’informazione francesi, storicamente gelosi della propria autonomia: le Monde riporta che dal 2007 l’accesso del Government Communications Headquarters britannico, l’equivalente inglese dell’NSA, ai dati francesi, diventa pressoché illimitato.

Sarkozy crea poi un nuovo organismo, il Conseil national du renseignement, il cui scopo è coordinare le sei agenzie di spionaggio militare ed economico della Francia: a ricoprire il nuovo ruolo di “coordonnateur national du renseignement” è chiamato nel luglio 2008 Bernard Bajolet, ex-ambasciatore francese in Iraq (2004-2006) ed Algeria (2006-2008).

L’ex-diplomatico  è un esperto di mondo mussulmano, conoscitore del Corano e fluente in arabo. Nel 2011, ancora sotto la presidenza di Sarkozy, Bajolet è richiamato al ruolo di ambasciatore, questa volta in Afghanistan dove resta sin al 2013: a quel punto torna in Francia e, testimoniando la continuità politica di fondo tra François Hollande e Nicolas Sarkozy, è nominato dal nuovo presidente socialista direttore della DGSE.

Si noti che il periodo in esame coincide con i tentativi di Parigi, Washington, Londra, Tel Aviv e monarchie sunnite, di rovesciare Bashar Assad: Hollande arriva fino ad ipotizzare un intervento franco-americano contro Damasco nell’estate del 2013, prima che Obama si tiri indietro lasciandolo con il cerino in mano.

Un salto indietro ora: le elezioni presidenziali francesi della primavera 2012 vedono il primo assaggio di strategia della tensione.

Nicolas Sarkozy è ai minimi storici di popolarità tra i francesi (solo il 30% esprime un giudizio favorevole) e la sua rielezione è sempre più incerta. Entrano in campo i fedeli servizi de la République: sono gli attentati che insanguinano il sud-est della Francia tra l’11 ed il 22 marzo 2012, con una serie di omicidi che prendono di mira militari ed elementi della comunità ebraica, per un totale di otto vittime. A compiere gli assassini a bordo di un Yamaha TMAX è il franco-algerino Mohammed Merah, che si scoprirà in seguito essere un informatore della DGSE: quante cose avrebbe potuto raccontare il giovane magrebino se non fosse stato ucciso nel blitz delle teste di cuoio per “catturarlo”.

Le Figaro titola emblematico dopo gli attentati di Merah (e le stesse parole si potrebbero utilizzare oggi per Hollande): “Sarkozy s’est repositionné au cœur du système”. All’interno si legge:

“Avec Toulouse et Montauban, l’agenda a connu une très forte inflexion. Le thème des attentats donne à Nicolas Sarkozy une très forte crédibilité. Cette affaire fait apparaître que la France est dans un environnement troublé. Il y avait déjà la crise de la dette et la crise économique. Un nouveau trouble a émergé depuis quelques jours: la sécurité.”

Le presidenziali si chiudono, purtroppo per Sarkò, con la sua sconfitta e la salita all’Eliseo di François Hollande: la strategia della tensione è momentaneamente archiviata, finché i sondaggi di gradimento del presidente socialista raggiungono, nel breve volgere di tre anni, un record negativo storico.

Il giornale Le Parisien titola nell’autunno del 2014: “Sondages: la descente aux enfers continue pour Hollande, Valls plonge lui aussi”.

Ecco allora ripartire la strategia della tensione: Charlie Hebdo, Saint-Quentin-Favallier, il treno ad alta velocità Amsterdam-Parigi e, infine, la strage del 13/11.

Rispetto agli attentati di Tolosa e Montauban del 2012, lo stragismo di Stato ha però compiuto sotto Hollande un salto di qualità: sia per l’efferatezza e spettacolarità crescente degli attacchi, sia per la loro internazionalizzazione. La strategia della tensione in Francia si salda col tentativo, da parte del Likud israeliano e dei falchi americani, di trascinare il presidente Barack Obama in guerra, prima in Yemen (Charlie Hebdo) e poi in Siria, con l’ultima carneficina parigina.

Ecco perché è quasi sicuro il coinvolgimento del direttore della DGSE, Bernard Bajolet, ben inserito nei servizi segreti angloamericani ed israeliani.

Martedì 27 ottobre 2015, quando mancano circa due settimane agli attentati allo Stade de France ed al Bataclan, il capo della DGSE è a Washington, per la conferenza tenuta dalla George Washington University e dalla Central Intelligence Agency, dal titolo “The Ethos and Profession of Intelligence” (già il titolo suona strano, dal momento che etica e spionaggio vivono sue due pianeti differenti, ma forse è sarcasmo). Chi interviene alla conferenza? I papaveri dei servizi americani, inglesi ed israeliani: John Brennan, capo della CIA, Mike Rogers, direttore della NSA, John Sawers, ex-capo del Secret Intelligence Service e Yaakov Amidror, ex-consigliere nazionale della Difesa israeliana.

Chissà di cosa avranno discusso a margine della conferenza Bernard Bajolet e colleghi? Noi sappiamo solo che a distanza di due settimane si è consumata la mattanza di Parigi.

La corresponsabilità dei servizi francesi nelle stragi dell’ultimo anno è certificata dalla sconcertante indulgenza di cui godono nonostante le incessanti e drammatiche debacle: nonostante da inizio anno siano morte quasi 150 persone in atti terroristici, né il direttore della DGSE, né quello della DGSI, né il ministro degli interni si sono dimessi. Anzi, l’ultimo, ennesimo, “11 Settembre” europeo, è stato colto al balzo da Hollande per avanzare la proroga dello stato d’emergenza fino a tre mesi: la misura eccezionale consente di perquisire i cittadini senza la autorizzazione della magistratura ed attuare controlli della stampa (un blog come il nostro dovrebbe probabilmente migrare su server tedeschi o scandinavi).

Per il resto, come avevamo anticipato nella nostra analisi, la strage del 13/11 è impiegata per altri due scopi: il tentativo di coinvolgere militarmente gli USA nella guerra siriana e quello di rianimare l’agonizzante Unione Europea.

Il primo è stato prontamente neutralizzato da Barack Obama che, a latere del G20, ha incontrato Vladimir Putin ed ha bocciato qualsiasi ipotesi di “stivali americani” sul suolo siriano. Il secondo si è finora concretizzato nei consueti articoli sui media d’establishment (vedi l’articolo “O si fa l’Europa o si muore”20 comparso su Il Sole 24 ore) e nello sterile appello che François Hollande ha lanciato all’Europa, rivendicando la clausola di solidarietà21 tra membri dell’Unione.

Si può dire che i vertici del sistema euro-atlantico da quel momento considerarono lo stragismo di Stato un arnese della politica simile alle mance elettorali sotto elezioni: l’avvicinarsi di tornate elettorali decisive tra il 2016 ed il 2017, consolidò il crescendo di violenza negli anni immediatamente successivi.

Descrizione del gioco

Lo scopo del gioco è di arrivare ad avere il controllo del pianeta. Ogni giocatore rappresenta uno degli Illuminati. I giocatori dovranno di volta in volta decidere fra le molteplici scelte a disposizione, che vanno dal controllo di alcuni gruppi, alla gestione del denaro, fino allo scontro. Il vincitore sarà il primo che otterrà il controllo di un certo numero di gruppi, oppure il concorrente vincerà quando avrà raggiunto l'obiettivo prefissato inizialmente (un po' come Risiko).

Il concetto fondamentale del gioco è quello di creare una mappa; infatti ciascuna carta Gruppo ha, lungo i bordi, delle frecce che indicano in quale modo possono essere create le connessioni, rendendo particolarmente strategico il piazzamento di nuovi gruppi o il loro spostamento durante il gioco. In pratica bisogna acquisire potere economico con le carte, poiché ognuna ha un valore di attacco/difesa e punti che servono per distruggere le carte altrui, in possesso degli altri giocatori. Contemporaneamente bisogna acquisire punti mentre le varie carte possono essere collegate tipo domino.

Durante il proprio turno, ogni giocatore ha la possibilità di svolgere numerose azioni, a partire dall'incasso del denaro proveniente dai vari gruppi. Ogni gruppo gestisce il proprio denaro in modo autonomo. Ogni giocatore pesca una carta, che può essere giocata in seguito, oppure può essere un nuovo gruppo che viene aggiunto alla struttura di potere.

Altre azioni consentono ai giocatori di controllare nuovi gruppi, interrompere il controllo su altri giocatori o anche distruggere determinati obiettivi. Ogni carta ha dei punti di forza differenti.

Comunque ciò che lascia perplessi, non è il gioco in sè, ma la straordinaria serie di coincidenze, tra fatti avvenuti realmente e immagini disegnate su alcune carte da gioco.

25 PUNTI per GOVERNARE IL MONDO

Amschel Mayer Rothschild, banchiere ebreo tedesco della dinastia finanziaria Rothschild (rinominato dagli ebrei dell’Europa orientale come "il pio Rothschild") nel 1773 riunì 12 influenti banchieri di Francoforte per presentare un piano, in 25 punti, per "dominare le ricchezze, le risorse naturali e la forza lavoro di tutto il mondo" e chiese loro di mettere in comune le loro risorse.

Egli svelò "come la Rivoluzione Inglese (1640-60) fosse stata organizzata e mise in risalto gli errori commessi: il periodo rivoluzionario era stato troppo lungo, l’eliminazione dei reazionari non era stata eseguita con sufficiente rapidità e spietatezza e il programmato "regno del terrore", col quale si doveva ottenere la rapida sottomissione delle masse, non era stato messo in pratica in modo efficace. Malgrado questi errori, i banchieri, che avevano istigato la rivoluzione, avevano stabilito il loro controllo sull’economia e sul debito pubblico inglese".

Rothschild mostrò che questi risultati finanziari non erano da paragonare a quelli che si potevano ottenere con la Rivoluzione Francese, a condizione che i 12 presenti si unissero per mettere in pratica il piano rivoluzionario che egli aveva studiato.

Questi 25 punti sono:

1. Usare la violenza e il terrorismo, piuttosto che le discussioni accademiche.

2. Predicare il “Liberalismo” per usurpare il potere politico.

3. Avviare la lotta di classe.

4. I politici devono essere astuti e ingannevoli; qualsiasi codice morale lascia un politico vulnerabile.

5. Smantellare “le esistenti forze dell’ordine e i regolamenti. Ricostruzione di tutte le istituzioni esistenti.”

6. Rimanere invisibili fino al momento in cui si è acquisita una forza tale che nessun’altra forza o astuzia può più minarla.

7. Usare la Psicologia di massa per controllare le folle. “Senza il dispotismo assoluto non si può governare in modo efficiente.”

8. Sostenere l’uso di liquori, droga, corruzione morale e ogni forma di vizio, utilizzati sistematicamente da “agenti” per corrompere la gioventù.

9. Impadronirsi delle proprietà con ogni mezzo per assicurarsi sottomissione e sovranità.

10. Fomentare le guerre e controllare le conferenze di pace in modo che nessuno dei combattenti guadagni terreno, mettendo loro in uno stato di debito ulteriore e quindi in nostro potere.

11. Scegliere i candidati alle cariche pubbliche tra chi sarà “servile e obbediente ai nostri comandi, in modo da poter essere facilmente utilizzabile come pedina nel nostro gioco”.

12. Utilizzare la stampa per la propaganda al fine di controllare tutti i punti di uscita di informazioni al pubblico, pur rimanendo nell’ombra, liberi da colpa.

13. Far si che le masse credano di essere state preda di criminali. Quindi ripristinare l’ordine e apparire come salvatori.

14. Creare panico finanziario. La fame viene usata per controllare e soggiogare le masse.

15. Infiltrare la massoneria per sfruttare le logge del Grande Oriente come mantello alla vera natura del loro lavoro nella filantropia. Diffondere la loro ideologia ateo-materialista tra i “goyim” (gentili=non ebrei).

16. Quando batte l’ora dell’incoronamento per il nostro signore sovrano del Mondo intero, la loro influenza bandirà tutto ciò che potrebbe ostacolare la sua strada.

17. Uso sistematico di inganno, frasi altisonanti e slogan popolari. “Il contrario di quanto è stato promesso si può fare sempre dopo…Questo è senza conseguenze”.

18. Un Regno del Terrore è il modo più economico per portare rapidamente sottomissione.

19. Mascherarsi da politici, consulenti finanziari ed economici per svolgere il nostro mandato con la diplomazia e senza timore di esporre “il potere segreto dietro gli affari nazionali e internazionali.”

20. L’obiettivo è il supremo governo mondiale. Sarà necessario stabilire grandi monopoli, quindi, anche la più grande fortuna dei Goyim dipenderà da noi a tal punto che essi andranno a fondo insieme al credito dei dei loro governi il giorno dopo la grande bancarotta politica.

21. Usa la guerra economica. Deruba i “Goyim” delle loro proprietà terriere e delle industrie con una combinazione di alte tasse e concorrenza sleale.

22. Fai si che il “Goyim” distrugga ognuno degli altri; così nel mondo sarà lasciato solo il proletariato, con pochi milionari devoti alla nostra causa e polizia e soldati sufficienti per proteggere i loro interessi.

23. Chiamatelo il Nuovo Ordine. Nominate un Dittatore.

24. Istupidire, confondere e corrompere e membri più giovani della società, insegnando loro teorie e principi che sappiamo essere falsi.

25. Piegare le leggi nazionali e internazionali all’interno di una contraddizione che innanzi tutto maschera la legge e dopo la nasconde del tutto. Sostituire l’arbitrato alla legge.

Aborigeni - La caduta del mondo moderno

(di Mario Negri)

"Le testimonianze dei popoli antichi che oggi è possibile analizzare, più che di progresso esprimono una chiara idea di involuzione; di un processo degenerativo attraverso il quale, da stati originari superiori, gli uomini sarebbero sempre più scesi a stati condizionati da elementi negativi, come dire che da un principio presso il quale esiste ed è presente l'origine del tutto, si è andato sviluppando un processo di oblio, di allontanamento che ha visto l'umanità, attraverso le sue vicende storiche, allontanarsi sempre più da un tipo di conoscenza ben diversa da quella tecnica e scientifica degli uomini moderni e forse basata su una consapevolezza delle cause sottili che stanno all'origine della manifestazione materiale".
(...)
"Ma raccontano anche i miti che, alla fine del ciclo, ciò che è nascosto tornerà ad essere manifesto e tale momento rappresenterà al tempo stesso l'inizio di un nuovo ciclo, in sintonia con la legge universale che collega armonicamente ogni cosa".

Sono due passi tratti dal documento che segue, l'introduzione del libro "Il Mondo di Oggi e il Mondo dei Popoli Arcaici" di Mario Negri – edizioni della Terra di Mezzo, Milano – che tratta appunto della visione del mondo antico e del mondo moderno dei popoli arcaici.

Gli Aborigeni Australiani sono un popolo del quale siamo giunti a conoscenza solo di recente e la loro bellissima cultura è pressoché sconosciuta. E così in questo libro non si è potuto trattare della loro visione del mondo antico e moderno. Ma sappiamo, da vari scritti più o meno recenti, che la cultura aborigena concorda sostanzialmente con quanto espresso nel libro.

Come gli altri popoli arcaici, la società aborigena era (ed è) improntata su una forte spiritualità, ben presente nella quotidianità delle tribù. Ed anche presso gli Aborigeni Australiani non esistono re, ma esistono capi tribali, ovvero un Consiglio degli anziani più saggi, fra i quali spiccano i medicine-man, uomini di grande spiritualità e poteri magici tali da permettere loro di comunicare con gli Antenati Creatori che dimorano nel Sognare ed anche di viaggiare nel Sognare, come in altre dimensioni. Tutt'ora gli Aborigeni, come tutti i popoli indigeni, non riconoscono di buon grado l'autorità dei nostri capi politici.

Questo perché, secondo la tradizione, i capi tribali lo diventano per merito della loro grande saggezza. Non sono uomini comuni: sono le persone che meglio conoscono il mondo degli Dei, dello Spirito e perciò conoscono meglio degli altri l'immutabile legge tribale, che deve essere rispettata per garantire abbondanza e benessere alla tribù. Al contrario, i capi del mondo moderno sono semplici uomini e per di più di dubbia onestà morale, dal momento che non rispettano la Madre Terra - e talvolta nemmeno la parola data.

Anche la visione aborigena del mondo moderno concorda sostanzialmente con i concetti espressi dagli altri popoli riportati nel libro. Sappiamo infatti dalle loro leggende che esiste un periodo di creazione, nel quale gli umani sono in sintonia con gli Dei, dunque hanno grandi poteri magici ed una completa armonia con il Sognare; esiste poi un periodo di evoluzione, durante il quale l'antico sapere si oscura e poi la decadenza. In sostanza, quanto avviene per i corpi avviene per le civiltà: nascita, vita, morte e poi un eventuale rinnovamento, una rinascita.
Questo significa che la società moderna non è destinata a durare, al contrario, si trova nella fase di decadenza e sarà prima o poi incline o costretta al cambiamento. Questo, del resto, ben si sa: se continuiamo a devastare la Terra non saremo risparmiati dalla sua ribellione.

E a proposito di cambiamento, gli Aborigeni che sono stati cristianizzati vedono il mondo moderno attualmente immerso nella visione dell'Apocalisse Biblica, ovvero prossimo ad una grande trasformazione, che vedrà infine la rinascita dell'antica spiritualità in tutto il mondo. E pregano vivamente che questa rinascita spirituale avvenga presto, e nel rispetto delle culture e tradizioni di ogni popolo.

Gli Aborigeni non scrivevano, tramandavano la tradizione oralmente. Le loro leggende sono colme di significato spirituale, ma i bianchi che non lo capiscono non riescono a riportarlo. Alcuni studiosi però si sono immedesimati a tal punto nella cultura aborigena da diventare membri della tribù ed avere dunque accesso al suo antico sapere. Fra questi Robert Lawlor, che in "Voices of the First Day" (ed. Inner Traditions International, pag. 51) riporta un racconto su una visione aborigena dei tempi moderni:
"C'è una storia del Tempo del Sogno che risale a molto tempo fa. Narra degli antichi uomini saggi o medici tribali. Essi vedevano nei loro cristalli speciali. Potevano vedere immagini del passato, immagini di quanto avveniva lontano, anche in questo momento, ed immagini del futuro. Alcune delle immagini del futuro riempirono gli anziani uomini di orrore. Videro un tempo in cui il colore dei neri (Aborigeni), come quello delle pietre, sembrava divenire sempre più pallido, fino a che si potevano vedere su tutta l'Australia solo i bianchi volti degli spiriti dei morti. Quando i primi uomini bianchi vennero in Australia, i neri pensarono che fossero gli spiriti della gente morta che erano ritornati alla loro vecchia terra e li accolsero benevolmente. La Legge del Tempo del Sogno dice che i vivi devono celebrare cerimonie per aiutare gli spiriti dei morti a trovare la loro via verso il cielo dove vivono gli spiriti dei trapassati. Le cerimonie fallirono nel portare la gente dal volto bianco al regno dei morti, ma l'uomo bianco sicuramente portò il regno della morte in terra".

E così l'uomo bianco è portatore di distruzione. Eppure nell'Età dell'Oro, narrano i testi antichi, gli umani avevano una grande conoscenza che li poneva in armonia con la terra, il cosmo e gli Dei. Conoscenza che si sarebbe trovata perfettamente a sua agio entrando in contatto con la civiltà, tanto che nulla sarebbe andato distrutto. Ma purtroppo è andata perduta nel corso dei tempi...
Da: "Il Mondo di Oggi e il Mondo dei Popoli Arcaici", di Mario Negri:
"L'ideale del "progresso" è uno dei capisaldi dell'umanità del XX secolo; un ideale che legge gli accadimenti storici in funzione di un cammino che dalle tenebre porta alla luce, dall'ignoranza alla conoscenza e dà vita ad un'umanità che, considerandosi privilegiata, giudica le precedenti civiltà come subordinate alla barbarie, all'oscurità ed alla superstizione.

È partendo da tale punto che potrebbe essere interessante riesaminare la previsione che ha dei nostri tempi l'uomo antico, scoprendo che quanto oggi si va affermando, con parole come progresso, civilizzazione, modernizzazione e simili, non trova alcun riscontro presso le più grandi civiltà del passato, ma ci indirizza, per contro, verso considerazioni del tutto antitetiche.

Le testimonianze dei popoli antichi che oggi è possibile analizzare, più che di progresso esprimono una chiara idea di involuzione; di un processo degenerativo attraverso il quale, da stati originari superiori, gli uomini sarebbero sempre più scesi da stati condizionati da elementi negativi, come dire che da un principio presso il quale esiste ed è presente l'origine del tutto, si è andato sviluppando un processo di oblio, di allontanamento che ha visto l'umanità, attraverso le sue vicende storiche, allontanarsi sempre più da un tipo di conoscenza ben diversa da quella tecnica e scientifica degli uomini moderni, e forse basata su una consapevolezza delle cause sottili che stanno all'origine della manifestazione materiale.

Un chiaro riscontro a tale condizione si può trovare nell'insegnamento, noto agli studiosi dell'Induismo, relativo alla dottrina delle Quattro Età, secondo il quale la durata di un ciclo dell'umanità terrestre, denominato "Manvantara", si divide in quattro periodi, contraddistinti da un crescente oscuramento dell'originario elemento spirituale.

Età dell'Oro, Età della Verità, Satya Yuga è definito il primo periodo e la saggezza degli uomini che in esso vivevano era tale da renderli veri e propri Dei.
A questo succede l'Età dell'Argento, il Treta Yuga, Età dei Tre Fuochi o dei riti. Il terzo periodo è l'Età del Bronzo, Dvapara Yuga o Età dell'Indecisione. Viene infine l'Età del Ferro, il Kali Yuga, l'Età dei Conflitti. Questo è il periodo in cui, secondo tale dottrina, l'umanità attualmente si trova e stando a quanto viene detto, esso dura già da più di seimila anni, un tempo quindi precedente a tutte le date conosciute a quella branca del sapere che gli studiosi moderni definiscono con il nome di storia.

Con l'avanzare di questo periodo, conoscenze che un tempo si può dire erano alla portata di tutti, sono andate man mano occultandosi ed è divenuto sempre più difficile trovarle; conseguentemente sempre più esiguo è stato il numero degli individui in possesso di tali verità e sebbene ciò che potremmo definire con il concetto di conoscenza primordiale, o più semplicemente come "principio", non può svanire ed andare perduto, di fatto esso si è nascosto rendendosi inaccessibile.

A questo stato di cose si riferiscono i vari miti allorquando, pur con formule differenti, narrano di qualcosa che è andato perduto o si è nascosto, e che deve diventare l'oggetto della ricerca di coloro che desiderano raggiungere la vera, superiore conoscenza. Ma raccontano anche i miti che, alla fine del ciclo, ciò che è nascosto tornerà ad essere manifesto e tale momento rappresenterà al tempo stesso l'inizio di un nuovo ciclo, in sintonia con la legge universale che collega armonicamente ogni cosa.

Testimonianza del mito delle quattro ere ci giunge anche dall'Iran: in un antico testo Mazdeo se ne parlava come l'Età d'Oro, d'Argento, di Acciaio e di "Misto di Ferro". Un testo babilonese tradotto da A. Jeremias, descrive in questo modo il caos dei tempi oscuri: "Quando queste cose avverranno nel cielo, allora quello che è limpido diventerà opaco e quello che è pulito diventerà sporco, la confusione si estenderà sulle nazioni, non si sentiranno più preghiere, gli auspici si mostreranno sfavorevoli... Sotto un tale regno gli uomini si divoreranno tra loro e venderanno i loro figli per denaro, lo sposo abbandonerà la sua sposa e la sposa il suo sposo, e la madre chiuderà la porta alla propria figlia" (Il mito dell'eterno ritorno, Mircea Eliade, ed. Borla, Roma 1968 – pag. 164).

Un altro inno annuncia che il sole non sorgerà più, la luna non apparirà più, presentando una forte analogia con quanto descritto nell'Edda di Snorri, in prossimità del Rangnarökkr. Affermazioni di questo genere, se prese alla lettera, potrebbero apparire risibili.

Ma per intendere il vero senso di certi messaggi, che ci provengono da situazioni culturali nelle quali era normale parlare a volte per allegorie, che non dovevano essere intese da tutti, potrebbe essere opportuno considerare il fatto che per gli antichi il sole e la luna, oltre ad essere corpi celesti a tutti noti, simboleggiavano stati d'essere superiori ovvero erano considerati una immagine della divinità intesa come manifestazione di luce.

Tali stati d'essere luminosi potevano, e forse questa era una delle principali caratteristiche dell'Età dell'Oro, essere ispiratori interni dell'azione e della consapevolezza degli uomini di quei tempi, che per tale motivo era giusto definire Dei incarnati.

Quando tali stati luminosi non furono più il nucleo centrale degli uomini, essi vennero probabilmente fatti oggetto di un culto, dal quale poi per via delle differenziazioni culturali ed ambientali di tempi e luoghi diversi, nacquero le varie religioni.

Ma anche tali culti probabilmente decaddero o scomparvero, o furono fatti scomparire del tutto, ed è evidente che il parlare in chiave allegorica della scomparsa del sole e della luna, nonché della luce, ovvero della facoltà di poter vedere ed intendere ciò che per gli uomini dell'Età dell'Oro era normale e naturale vedere ed intendere, è, per chi abbia la sensibilità e il coraggio intellettuale necessario, un discorso che ha un senso ben preciso e non una insensata affermazione di popoli primitivi che non conoscevano il rigore scientifico, come neppure è solamente riferibile a quel catastrofismo cosmico che in genere, in un contesto di religioni moderne, si suole dare ad affermazioni di questo genere. Si deve però anche dire che a volte ad una catastrofe sottile può seguire come conseguenza una catastrofe naturale, alla quale potrebbe a sua volta seguire una rigenerazione.

Contraddistinta da un'eterna giovinezza è, secondo Esiodo, l'Età Aurea di Kronos, in cui la vita degli uomini era simile a quella degli Dei. Nel corrispondente romano Saturno, re dell'Età dell'Oro, si narra che uomini e Dei vivono la stessa vita, e nel mito platonico di Atlantide troviamo la stessa rappresentazione dell'aurea età.

Età dell'Oro, età di luce e splendore dove gli esseri divini, nei quali dimorano, in equilibrio e senza contrasti, la luna ed il sole, ovvero il lato maschile e femminile dell'essere, stanno in perfetta e suprema armonia con tutto l'universo e sono per tali motivi "viventi" nel senso più alto del termine. È la prima età: l'Era degli Dei.

A questa, nella successione discendente dei cicli, sussegue l'Età dell'Argento, periodo della spiritualità lunare, ovvero basata solamente sulla giusta sensibilità e sulla giusta percezione, che sono le qualità simboleggiate appunto dalla luna. In questo periodo prevale probabilmente la figura della Madre e della Sacerdotessa, dato che la sacralità si manifestava prevalentemente attraverso figure femminili. Gli uomini hanno perso lo stato d'essere solare, che simboleggia invece la perfetta centralità, consapevolezza, sapienza e conoscenza che non proviene da alcune dimensioni esterne, così come il sole non è illuminato e non è riscaldato da nulla se non da sé stesso, per poi, essendo rimasti privi anche dello stato d'essere lunare, rappresentato come detto dalla Sacerdotessa, entrare nell'Età del Bronzo che è caratterizzata da una virilità materializzata, violenta e tellurica, basata solo sulla forza fisica, sul predominio maschile inteso anche come prevaricazione, orgoglio e prepotenza, nei confronti anche dell'elemento femminile dominante la precedente Età.
Entriamo poi nel ciclo di decadenza e mortalità spirituale, che caratterizza l'ultima Età, quella del Ferro. Infatti Esiodo fa corrispondere l'immortalità e l'eternità alle prime due ere, mentre afferma il sopraggiungere della morte solo nelle ultime due.

La mitologia Sioux racconta di un bisonte posto a Ovest all'inizio del ciclo per respingere le acque, simbolo della distruzione e del caos. Il trascorrere del tempo è segnato dalla progressiva caduta del peli di tale bisonte, che inoltre ad ogni età perde una zampa. La totale perdita del pelo e delle quattro zampe del mitico animale, che non potrà quindi più arginare il furore delle acque, sancirà la fine e nel contempo il principio di un nuovo ciclo.

Una sorprendente corrispondenza si trova nel mito Indù del Toro Dharma (la legge divina) le cui quattro zampe rappresentano le quattro età (Yugas); anche qui la perdita di ogni zampa rappresenta la fine di un'era e il graduale adombramento della spiritualità si concluderà alla fine del ciclo (manvantara) con una catastrofe. A questo punto la spiritualità primordiale verrà ripristinata ed un nuovo ciclo avrà inizio.

Allo stato attuale sia il bisonte degli Indiani d'America sia il Toro degli indù si reggono sulla loro ultima zampa ed hanno perso quasi tutto il pelo.

Appare subito stridente il contrasto tra una siffatta concezione e la visione scientista e materialista dell'uomo moderno.

È comprensibile una certa difficoltà nel capire e nel condividere tali arcaici insegnamenti; non dimentichiamo infatti di trovarci nel cuore della civiltà occidentale, l'espressione più genuina di una cultura caratterizzata da assenza di valori spirituali – a meno di accontentarsi dell'impegno sociale e politico – e sostanzialmente retta dagli interessi economici, dal potere e dall'ambizione dei singoli uomini, governati solo dal senso del proprio ego.

Come non guardare, in tal contesto, con sospetto a fenomeni quali l'inquinamento o la distruzione di interi patrimoni naturali? Come non considerarli legati a doppio filo alle insane abitudini di vita sviluppate dall'uomo contemporaneo?

Per migliaia di anni l'uomo è riuscito a vivere in armonia con l'ambiente, pur utilizzandone le risorse per ricavare nutrimento, riparo e quant'altro occorresse alla propria sopravvivenza; ha vissuto immerso nella Natura come se ne fosse figlio – e così era, dato che come una madre genera un figlio e poi lo nutre, così la Natura generava l'uomo e poi lo nutriva.

A tale proposito potrebbe essere utile riflettere su quanto afferma Tacito nel "De Germania", e cioè che i Germani non costruivano templi, perché i loro templi erano le foreste e le fonti (e i loro corpi? N.d.R.), che per loro la natura era una manifestazione visibile del sacro per mezzo della quale rivolgersi alle proprie divinità. Lo stesso tipo di rapporto che avevano i "barbari" Germani si ritrovava presso i "selvaggi" nativi delle Americhe, dell'Australia e della Polinesia, oggi quasi sterminati dal progresso della nostra civiltà "superiore".

Quanto lontano appare oggi un simile rapporto tra l'uomo e la natura; lontano in coloro che la sfruttano e la distruggono per ottenere ricchezza, lontano anche in coloro che vedendola malata la osservano, come il chirurgo il suo paziente, sperandola in grado di superare le nuove crisi; in entrambi i casi oltre al significato magico e religioso che ad essa davano i popoli arcaici, manca forse anche il senso della misura, sopravvalutando l'uomo la propria forza e sottovalutando quella della natura.

Evidentemente l'argomento non è esauribile con la semplice affermazione che le principali cause del degrado in atto sono l'elevato incremento demografico e l'accresciuto bisogno di risorse; anche questi fenomeni possono infatti essere letti come l'evidente dimostrazione di un equilibrio rotto, di una disarmonia generalizzata che colpisce l'uomo e, per sua mano, l'ambiente naturale che lo circonda e che potrebbe sfociare in una tremenda catastrofe dalle caratteristiche apocalittiche.

È un processo iniziato molto tempo addietro che però ha dato ultimamente sempre più evidenti segni di accelerazione e di totale incapacità dell'uomo a controllarlo. Difatti, secondo il pensiero dei popoli arcaici, l'uomo moderno, essendo privo di qualsiasi ispirazione divina e diventando di conseguenza un più o meno consapevole portatore ed esecutore delle forze del caos che dominano l'Età Oscura, si è affacciato alla storia con una grandissima presunzione: quella di essere padrone e centro del mondo e di poterne disporre a proprio piacimento, in ciò convalidato anche da certe filosofie e dalle concezioni religiose moderne. Da ciò deriva la presunzione del diritto di poter sconvolgere gli equilibri naturali e di annientare o convertire al moderno modo di pensare le popolazioni che tali diritti sentono sacri e difendono.

Questo accadeva già anticamente, ma si è verificato anche di recente e continua a verificarsi.

Si sono da poco concluse le celebrazioni del cinquecentesimo anniversario della "scoperta", ad opera di Colombo (recentemente è emerso che sono stati i Vichinghi a scoprire il Nuovo Mondo), di quelle che vennero poi chiamate le Americhe, evento che portò nell'arco di pochi decenni alla distruzione di intere popolazioni – e delle loro culture – che vivevano probabilmente ancora seguendo i sacri ritmi di Ere precedenti; non diversa sorte è toccata, tra la fine del secolo scorso e l'inizio dell'attuale, alle tribù dei Pellerossa, attraverso una vera e propria opera di genocidio, così come sta accadendo alle popolazioni amazzoniche, distrutte dai successivi insediamenti dei civili uomini occidentali, con la loro cultura, la loro religione, le loro abitudini di vita.

Forse è anche il caso di ricordare la vicenda degli Aborigeni australiani che, seppur oggi non corrano il rischio dell'annientamento etnico, come accade in Amazzonia, hanno comunque subìto in passato trattamenti che con un eufemismo definiremmo irriguardosi; furono salvati dal fatto che il territorio da loro abitato non subì una vera invasione – venne colonizzato infatti da relativamente pochi galeotti di cui l'Inghilterra voleva sbarazzarsi – e per la maggior parte della sua estensione, fatta salva la zona costiera, era ed è occupato da uno sconfinato, arido deserto che poco interessava agli uomini bianchi.

L'idea che l'annientamento degli equilibri naturali possa portare ad una resa dei conti apocalittica, è forse solo una catastrofica visione che forzatamente disdegna di considerare i continui sforzi e di risultati che passo dopo passo la scienza è in grado di fornire, o è invece una verità già anticamente prevista, e se così fosse, di cosa precisamente si tratterebbe?
Insoddisfatti delle soluzioni che la scienza moderna ufficialmente è in grado di proporre, si è affrontata una ricerca in altre direzioni, in altri tempi, in altri luoghi, verificando l'esistenza di testi, talora anche antichissimi, attraversi i quali, nonostante la provenienza da culture differenti e lontane, è possibile apprendere i medesimi insegnamenti, giungere alle medesime conclusioni; come dire che a dispetto di differenze apparentemente inconciliabili, dai Celti come dai Pellerossa, dai Greci come dagli Indiani, dalle popolazioni Scandinave come dai Romani come da altre popolazioni ancora, giungono evidenti tracce che disegnano per l'umanità un unico principio, un medesimo processo di decadenza, un comune finale esito.
(...)
È importante sottolineare il fatto che al di là delle differenze formali, le culture prese in considerazione manifestano un comune tratto nel tipo di finalità sociale, che è molto differente dei fini sociali in auge nei regimi moderni. Si deve evidenziare infatti che nel mondo arcaico si riteneva che il valore più importante per la società fosse la presenza del divino all'interno della società stessa, presenza che doveva essere garantita da un Re sacrale nonché dall'esigenza di collegi sacerdotali, centri iniziatici, boschi e luoghi sacri e dalla attuazione di culti divini in ogni stato della popolazione.

Naturalmente nei tempi ancora più antichi, ovvero in quelli che furono definiti Età dell'Oro e dell'Argento, non vi erano presumibilmente Re, né gerarchie, né religioni, né scuole iniziatiche, né templi, dato che gli uomini di quei tempi erano talmente vicini al divino da non aver bisogno di alcuna forma gerarchica, né da ricercare, per mezzo di tecniche iniziatiche o pratiche religiose, la divinità, né era presumibilmente necessario richiamare, così come fu necessario fare, ed in ciò consistette il più importante ufficio dei Re sacrali e dei Sacerdoti nei tempi più recenti, la forze divine nel mondo degli uomini, dato che esse vi erano ben presenti.

Solo con la regressione ciclica dei tempi si formarono differenze tra gli uomini e solo in pochi uomini, alcuni dei quali divennero presumibilmente i Re ed i gerarchi dei tempi antichi, permase l'influenza divina che legittimava il loro potere. Tale regressione può anche spiegare la formazione delle caste, ed anche a questo proposito si deve ritenere che nell'Età dell'Oro e dell'Argento le caste non esistessero, se non in potenza e senza alcuna individuazione regolamentata di ruoli e di funzioni, dato che gli uomini erano tra loro uguali per il fatto di essere incarnazioni divine.

La figura della sovranità, che come abbiamo detto caratterizza solamente i cicli della decadenza, era quindi intesa come espressione suprema di un potere che è una emanazione dall'Alto e che trova poi riscontro nella presenza di una gerarchia, intesa nel senso etimologico della parola derivante dal termine greco (ieròs: sacro), da tutti riconosciuta e accettata come l'unica regola capace di governare e perpetuare l'influenza del divino sul mondo terreno.

Se un siffatto concetto desta oggi perplessità se non fastidio, la parola gerarchia può suscitare senso di ribellione contrapposta all'ideale di libertà, ciò è reso possibile dal fatto che i tempi e gli uomini ne hanno perduto il vero significato e, come accade per tanti altri principi e concezioni di antichissima origine, essi si ritrovano di fronte a vocaboli, vecchi, superati, quali scrigni che, per esser stati smontati dei preziosi gioielli che un tempo contenevano, rimangono per i più scatole vuote, prive di valori tangibili, incapaci di dare ciò che invece cerca la moderna società materializzata e storicizzata, ovvero il benessere economico, sociale e materiale nonché il potere di acquistare, di consumare, di svagarsi e di divertirsi in tutti i modi possibili.

Pertanto ben pochi potranno intendere il fatto che nei tempi arcaici i Re, i Capi, i reggitori dell'ordine sociale erano prima di ogni altra cosa i rappresentanti della potenza divina che, pur essendosi ritirata dalla maggioranza delle persone, in essi ancora si manifestava e la loro presenza era ritenuta indispensabile per favorire il contatto tra la terra degli uomini e la sfera degli Dei; in loro assenza la terra diventava "gaste terre" (terra guasta), come affermavano gli antichi Celti, terra devastata.

Sia ben chiaro però che ove tale sacralità fosse mancata o fosse venuta meno, il Re veniva immediatamente considerato inadatto al ruolo che copriva, dato che qualsiasi potere che non fosse basato su una reale sacralità, vidimata e riconosciuta da vari collegi di sacerdoti, di sacerdotesse e di saggi anziani, veniva considerato un potere tirannico da abbattere.

È evidente che la scomparsa dei re sacrali e l'apparizione di stati e nazioni nei quali il potere aveva un senso semplicemente politico, deve essere considerato un segno ulteriore della decadenza dei tempi, anche perché, dal punto di vista della concezione arcaica della legittimità del potere, quando un Re non riunisce più nella sua persona il massimo potere politico e religioso, ma gli rimane solamente quello politico, il senso religioso dello stato decade rapidamente e tutta l'organizzazione della società si priva della sua compattezza e non risulta più sublimata da quelle forze magiche e trascendenti che caratterizzano i regni dei tempi più antichi.
Infatti, dal momento in cui il Re non più anche il primo dei sacerdoti e tale carica, quasi se come essa fosse meno importante di quella politica od addirittura con essa compatibile, viene lasciata ad altri, il senso primo dello Stato non è più quello di essere una manifestazione nel mondo dell'armonia superiore, ma una aggregazione di persone che rimane collegata semplicemente per dei motivi di ordine storico, linguistico, etnico o politico.

In tale contesto, dal punto di vista degli uomini arcaici, non ha molto senso né l'ubbidienza al Re od al capo dello Stato, né alle sue leggi, dato che per tali uomini, se era sensato ubbidire ad un uomo dio, che era anche Re, non lo era di certo, a meno di essere in ciò forzati dalle leggi o dagli apparati di polizia, ubbidire ad un uomo del tutto normale che diceva di essere un Re, ma che non era in realtà capace di esercitare la più importante funzione che a tale carica doveva corrispondere, ovvero mantenere una relazione tra gli uomini e gli Dei e richiamare dall'alto le benefiche influenze che da essi potevano derivare.
Diverse sono le antiche testimonianze che permettono di farci un'idea di come agissero tali forze discendenti dall'alto e richiamate dalla presenza di un Re sacrale e di come fosse il rapporto tra il Re, la natura ed il popolo nei tempi arcaici.

Dice la Skjöldunga Saga che il regno di Fròdhi fu coronato da pace e quiete pubblica, tanto che nessuno si riconosceva in diritto di far del male o di vendicarsi neppure dall'uccisione del proprio padre. Si racconta altresì che in quel tempo ci fu una incredibile abbondanza di raccolto e di api; si dice inoltre che i campi e i pascoli fiorissero senza essere coltivati e che l'erba crescesse spontaneamente. Abbondanza e fecondità della natura ed armonia tra gli uomini in un tempo in cui la guerra non esisteva, nel quale non c'erano calamità, in cui il lavoro degli uomini non era nient'altro che un danzare insieme con i ritmi delle stagioni.

Ritroviamo la medesima concezione presso gli antichi Babilonesi. Il Re Assurbanipal si considera un rigeneratore dei cosmo, poiché: "dopo che gli Dei, nella loro bontà, mi hanno posto sul trono dei miei padri, Adad ha mandato la sua pioggia..., il grano è spuntato..., il raccolto è stato abbondante..., le mandrie si sono moltiplicate...".

Nabuchadnezzar dice di sé stesso: "io faccio in modo che vi sia un regno di abbondanza, anni di esuberanza, di prosperità nel mio paese". In un testo Ittita Mushilish si esprime così sul regno di suo padre: "...Sotto di lui tutto il territorio di Khatti prosperò, durante il suo regno si moltiplicarono la gente, il bestiame, le pecore". (Il mito dell'eterno ritorno, op. cit.)
Ma con l'avanzare dei tempi le cose, secondo le antiche testimonianze, cambieranno. A questo proposito si legge nel Vishnu Purana, libro sacro degli antichi indù, che con il progredire dell'Era Oscura il Principio divino si allontanerà ancor di più dagli uomini, così come scomparirà dalla terra il carattere trascendente della regalità. "Coloro che avranno il potere, saranno di animo plebeo, di indole violenta, falsa e malvagia. Infliggeranno la morte (persino) alle donne, ai bambini ed alle vacche (sacre); si impossesseranno delle proprietà dei propri sudditi..." (Vishu Purana, trad. H.H. Wilson, Punti Pustak, Calcutta 1961)
Nell'Era Oscura, però, il Principio regale non si estingue ma si occulta in una sede inaccessibile donde, un giorno, tornerà a manifestarsi.

L'archetipo del Re nascosto è dunque da riferirsi anche ad una conoscenza invisibile ma non perduta, in grado di affermare, con il suo rimanifestarsi, la primordiale integrazione con la sfera divina.

La tradizione tibetana racconta della figura del Re del Mondo posta in un centro che ha per nome Agharti, un centro iniziatico misterioso, situato in un mondo sotterraneo le cui ramificazioni si estendono ovunque ed il cui capo supremo era detto Re del Mondo. Ma verrà un tempo in cui, secondo le parole riportate da Ossendowsky nel suo libro "Bestie, Uomini, Dei", "i popoli di Agharti saliranno dalle caverne sotterranee alla superficie della terra". Prima di occultarsi alla vista degli uomini, tale centro aveva il nome di "Paradesha", la Contrada Suprema, dato che quello di Agharti, (imprendibile, inaccessibile, inviolabile) non avrebbe avuto alcun senso.

Di analoghi "centri del mondo" si trova traccia presso altre culture tradizionali; è il caso dell'Omphalos, dell'Axis Mundi, dell'Albero cosmico, simboli chiamati tutti a svolgere la medesima funzione: rendere presente sulla Terra il divino Principio ordinatore.

È verso questi "centri" che i popoli antichi orientavano e dirigevano la propria spiritualità e attraverso di essi potevano entrare in contatto con il divino.
Ad ulteriore prova della portata universale delle testimonianze qui accolte, va ricordato come il tema dell'oscuramento del ritorno della luce viene espresso all'interno del mito giapponese.
Narrano i libri dello Scintoismo, culto e religione del Giappone tradizionale, che un giorno Amaterasu ô-mikami, la grande Dea del Sole, infastidita da suo fratello Susan-o, si nascose nel profondo della grotta celeste, ne chiuse l'ingresso con una roccia enorme e fece così piombare l'intero universo nelle tenebre più profonde. Tutti gli Dei si spaventarono e tennero consiglio per escogitare il mezzo per fare uscire dal nascondiglio la Dea offesa. Il divino Ishikoritome fabbricò uno specchio (Yata-no-kagami), Tama-no-oya la gemma ricurva (Yasakani-no-magatama) ed Ame-no-hiwashi dei festoni di stoffa colorata (Nigite). Tutti questi oggetti vennero appesi all'albero sacro (Sakaki) trasportato dinnanzi alla grotta ove stava nascosta la Dea del Sole. Gli Dei supplicarono ripetutamente la Dea di uscire, ma inutilmente. Ed allora, quando la disperazione e l'oscurità erano ormai al culmine, la divina e maliziosa Uzume si mise a ballare sfrenatamente, tanto che le vesti, durante la danza buffa e sensuale, le caddero di dosso e tutti gli Dei che l'accompagnavano a suon di musica, scoppiarono in clamorose risate. A tanta allegria, Amaterasu spinse impercettibilmente la roccia per spiare cosa mai stesse accadendo e lì rimase a guardare la propria immagine riflessa dallo specchio appeso all'albero. Rapidamente il divino Tajikara spinse via la roccia e così Amaterasu tornò a risplendere nel mondo.

Dal breve racconto giapponese si trae l'insegnamento che le tenebre possono essere messe in fuga solo se, pur nell'oscurità più fitta, sopravvivono la gioia e le risate, perché il sole, dispensatore di armonia, non si mostra alle invocazioni o ai lamenti, ma alle note di una danza di gioia, quale può essere fatta da una libera, pura sensuale fanciulla che, in un certo qual modo, si può dire rappresenti la bellezza, la libertà, la purezza e la sensualità della natura." (...)