Il futuro è nelle carte degli Illuminati?

Le Carte degli Illuminati

Il creatore di giochi di ruolo Steve Jackson nel 1990 ha progettato il suo "gioco" “Illuminati - Il Nuovo Ordine Mondiale”, o “INWO” in breve. Jackson ha creato un gioco molto simile al piano degli Illuminati che spinge il mondo verso un Nuovo Ordine Mondiale. Jackson ha rilasciato delle carte da gioco che preannunciano eventi che si sono realmente verificati.

Steve Jackson conosceva così bene il piano degli Illuminati che ha subito una incursione da parte dei servizi segreti, i quali hanno cercato di ostacolare la pubblicazione del "gioco" di ruolo. Come si evince consultando gli estratti del raid dei Servizi Segreti, questi erano molto interessati al suo file intitolato “illuminista BBS”. Qui l’estratto:
“La mattina del 1 ° marzo [1990], senza preavviso, una squadra armata di agenti dei Servizi Segreti U.S.A., accompagnata dalla polizia di Austin e da almeno un civile ‘esperto’ della compagnia telefonica – ha occupato gli uffici della Steve Jackson Games, e ha cominciato a cercare le attrezzature informatiche. … Gli è stata anche perquisita la casa. Una grande quantità di materiale è stata sequestrata, tra cui quattro computer, due stampanti laser, alcuni dischi rigidi e sono state perse anche molte altre periferiche. In uno dei computer era installato il file Illuminista BBS “.

L’azienda, “S.J. Games” ha vinto la causa in tribunale, ma solo dopo aver rischiato la bancarotta. L’inchiesta era centrata sul tema della “frode” a causa di hacker che avrebbero commesso attività illegali e per aver promosso la newsletter hacker, “Phrack”. Il giudice ha sentenziato frettolosamente il verdetto, multando la S.J. Games per 50.000 $ oltre ai 250.000 $ di spese legali. Sorprende la quantità di denaro richiesta per un caso così irrilevante.

La cifra di denaro così esorbitante mostra però che il Governo ombra era preoccupato per la pubblicazione del "gioco" di carte della S.J. Games ed ha cercato un pretesto qualsiasi per perquisire e rubare il materiale alla S.J Games. La mossa per svelare i piani degli Illuminati era troppo precoce per rivelare così tanti dettagli 11 anni prima dell’11 settembre 2001.

Questo gioco è stato ideato agli inizi del 1990 ed è stato finalmente pubblicato nel 1995, diventando un best seller. Come Steve Jackson dice sul suo sito: "Nel 1994, rielaborò i vecchi concetti degli illuminati per trasportare le loro idee nell’universo delle carte da gioco. INWO (Illuminati: Il Nuovo Ordine Mondiale) è diventato il più grande successo della società. Nel 1995 il gioco INWO vinse il premio Origins Award come miglior gioco di carte collezionabili dell’anno."

Gli Illuminati si resero conto che avevano bisogno di ingannare l’intera popolazione se avessero voluto in qualche modo raggiungere l’obiettivo di un Nuovo Ordine Mondiale. Si resero conto che dalle scuole pubbliche uscivano persone che leggevano testi importanti, i quali argomenti spaziavano in tutti i campi del sapere infine vi era una buona comunicazione. Questi studenti generalmente diffidavano dai grandi governi e dalle autorità governative. Chiaramente, gli Illuminati dovettero ottenere il controllo del sistema scolastico pubblico dalla sua fondazione in poi, per realizzare il sogno di un governo mondiale i cui sudditi sarebbero stati docili e accondiscendenti.

Già nel 1911, gli Illuminati cominciarono ad acquistare le case editrici dei libri, ottenendone il controllo globale alla fine della prima guerra mondiale. Una volta ottenuto il controllo dei libri di testo, a poco a poco cominciarono a riscrivere la storia. Gli studenti dalla seconda guerra mondiale in poi hanno ricevuto una educazione sempre più scadente e successivamente è stata introdotto il concetto del sei politico.



Ora analizziamo le carte effettivamente realizzatesi negli anni successivi alla pubblicazione del "gioco" di carte.

TERRORISTA NUCLEARE




Questa carta è una delle più sconvolgenti, specialmente alla luce del fatto che questo gioco ha fatto la sua prima apparizione nel 1995! Come ha fatto Steve Jackson a sapere che le torri gemelle del World Trade Center sarebbero stata attaccate? In effetti, questa carta raffigura con precisione l’attacco al World Trade Center. La foto rappresenta:

* La torre che effettivamente sarebbe stata colpita per prima; è l’istantanea tra il momento in cui è stata colpita la prima torre e i momenti precedenti all’attacco della seconda.

* La carta illustra con precisione che il luogo di impatto è ad una certa distanza dalla parte superiore delle torri gemelle. L’aereo ha effettivamente colpito la stessa zona! Come avrebbe fatto Jackson a sapere dettagli del genere?

* La didascalia nella parte superiore identifica correttamente gli autori di un attacco come “terroristi”

Tuttavia, cosa indica la didascalia di questa carta? “Terrorista nucleare”. Che significa? Le Torri Gemelle non sembrano essere state distrutte da ordigni atomici, o si? Ci si potrebbe domandare se un piccolo ordigno nucleare fosse stato messo alla base delle torri per farle saltare. Una micro-esplosione nucleare spiegherebbe il modo improvviso in cui il cemento armato e lo scheletro d’acciaio si siano semplicemente sbriciolati in polvere. Questo tipo di esplosione nucleare spiegherebbe anche il caldo tremendo che ha soggiornato a “Ground Zero” per diversi mesi dopo l’undici settembre. è stato appurato che, assieme all'ordigno nucleare, sono stati fatti detonare diversi kg di nano-termite. La nano-termite può raggiungere temperature talmente elevate da far fondere l'acciaio. Le fiamme nei parcheggi del WTC sono rimaste accese a distanza di mesi dall'accaduto, come fossero continuamente alimentate da residui di nano-termite.

IL PENTAGONO



Quando ho visto questa carta , subito dopo aver visto la foto delle Torri Gemelle, mi sono stupito. A meno di non sapere dettagliatamente il piano degli Illuminati, è praticamente impossibile descrivere con così tanta accuratezza i fatti dell’11 settembre 2001. Il Pentagono viene mostrato mentre brucia, sappiamo che un aereo si scontrò in una sezione del Pentagono e la bruciò quasi per intero. Tuttavia, il resto del Pentagono non ha subito danni. al punto che ha continuato senza ostacoli le sue funzioni.

La carta non assomiglia alla descrizione dell’attacco al pentagono? Questa carta mostra un fuoco che arde nel cortile centrale del Pentagono, il resto dell’edificio risulta intatto, permettendone la completa funzionalità!
Quindi, queste due carte raffigurano letteralmente i 2 attacchi avvenuti l’11 settembre: contro le Twin Towers e poi contro il Pentagono.

Questo tipo di precisione, 6 anni prima degli attacchi è possibile solo se si conosce molto accuratamente il piano degli Illuminati.

MANIPOLAZIONE DEL MERCATO (si veda la crisi di Deutsche Bank scoppiata nel 2016)


RIDUZIONE DELLA POPOLAZIONE



Anche se la voce su questa carta dice, “Riduzione della popolazione”, la scena raffigurata mostra chiaramente le Torri Gemelle. Le Torri Gemelle sono sotto attacco, e le loro cime nascoste dal fumo nero, il New York Empire State Building è ancora una volta il più alto edificio della città! Inoltre, notare che il fumo è modellato a forma di faccia di demone. Questo dato è significativo per diverse ragioni:

* Durante le riprese dell’incendio delle Torri Gemelle, più telecamere hanno ripreso quello che sembrava essere un volto di un demonio nel fumo. Mentre la maggior parte delle persone hanno liquidato l’evento come una pura coincidenza, altre interpretazioni suggeriscono che il volto assomigli a quello del demone Moloch (rituali del Bohemian groove insegnano). Molte religioni del passato consideravano i demoni del fuoco, i più potenti, uno di questi era Moloch a cui venivano sacrificati bambini.


* Il fatto che questa carta mostri un volto demoniaco nel fumo delle Torri Gemelle nel 1995 potrebbe mettere in luce correlazioni tra i vertici del potere e i culti satanici.

* Questa carta rappresenta un collegamento simbolico tra l’attacco alle Torri Gemelle di New York City con il piano globale degli Illuminati di ridurre drasticamente la popolazione! Quale possibile collegamento potrebbe esserci? Questa carta potrebbe rappresentare l’atto primo della manovra di depopolamento in agenda degli Illuminati.


CENTRO PER IL CONTROLLO DELLE MALATTIE


“Come sua azione, il CDC può fornire soccorso ad una posizione Devastata … Se il CDC fa un attacco diretto per distruggere un luogo, può utilizzare armi biologiche e ottenere + 15% per il suo attacco”.

Non vi sembra molto interessante il fatto che il gioco prevede la creazione di un CDC per lanciare un attacco biologico su un determinato “Luogo”? L’utilizzo di armi biologiche contro gli Stati Uniti è impossibile per stati canaglia come Iraq, Nord Korea o la Siria, questo carta sembra rispondere a questa domanda: il CDC lancerà l’attacco! Naturalmente, le nostre autorità accuseranno l’Iraq o i terroristi di questo attacchi!

In verità, se venisse fatto un attacco biologico sofisticato negli Stati uniti, i cittadini “svegli” capirebbero che solo USA o Russia potrebbero aver a disposizione le risorse necessarie per causarlo. Ricordate, quando 11 dei migliori scienziati al mondo nel campo del DNA e della lotta contro le malattie infettive iniziarono a morire uno dopo l’altro? Al momento si suppone che il CDC sia alle prese con un attacco di bio-terrorismo, questi scienziati non saranno più in grado di effettuare queste azioni:
1. Utilizzare le proprie competenze per combattere questa malattia

2. Utilizzare le proprie competenze per avvertire il mondo che solo gli Stati Uniti e i russi avevano la capacità di infliggere questo tipo di attacchi bio-terroristici. Nessuno di questi scienziati potrà dare l’allarme!

TERZA GUERRA MONDIALE




GEOINGEGNERIA (aka SCIE CHIMICHE o CONTROLLO CLIMATICO)



EPIDEMIA


“Disastro! Questo è un attacco per distruggere qualsiasi luogo. Non necessita di un’azione. La sua potenza è di 14. Questo non è un attacco immediato. Se l’attacco ha successo, l’obiettivo è distrutto”. La particolarità sta nel fatto che l’attacco di questa carta non è immediato – sembra implicare che l’attacco si verifichi in silenzio, con la gente che si ammala in tempi diversi dopo l’attacco. Questa formulazione sembra pericolosamente vicina al piano per un Nuovo Ordine Mondiale. Sentite qua:

“Len: e questa relazione serve per rendere esplicito che l’esperimento è stato un mezzo fallimento, perché ottenni un virus ad azione lenta, piuttosto che uno ad azione veloce. Robert: I virus ad azione rapida sono pressochè inutili in quanto ci si può difendere facilmente. Voglio dire un virus ad azione rapida non serve a nulla … Cold Springs Harbor ha messo in evidenza un punto fondamentale all’MMMV (Il Many Man, Many Voices), cioè che l’HIV è il ‘virus più maligno e mostruoso esistente’ … ” [Dr. Leonard Horowitz, "Virus emergenti: AIDS e Ebola, p. 106]

Dr. Horowitz ritiene chiaramente che il piano richieda un virus ad azione lenta, che inizierà a uccidere le persone in momenti diversi dopo l’infezione iniziale.

In internet ci sono molti siti che documentano come i virus devastanti come Hiv Ebola e molti altri sono stati messi in giro per uno stermino pianificato della popolazione. Oltre a questo anche i vaccini hanno portato a moltissime morti.

Si parla spesso in rete di un particolare gioco di carte, chiamato “Illuminati Card Game”, che appartiene ad una vasta serie di giochi basati sulle diverse teorie che riguardano gli Illuminati, i poteri occulti e il cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale. (*)

Ciò che rende questo gioco interessante è la presenza di molte carte che descrivono con anticipo (“Illuminati Card Game” è del 1994) eventi di portata mondiale che sono poi realmente accaduti. Fra questi spiccano soprattutto la distruzione del Pentagono e delle Torri Gemelle, la cui rappresentazione grafica sembra addirittura ricalcata da una fotografia del fatto reale, avvenuto nel 2001.

Altre sorprendenti “coincidenze“ sono, ad esempio, la pandemia con tanto di “quarantena", la “manipolazione dei mercati finanziari”, oppure “l’esplosione del vulcano”, che ci ricordano da vicino eventi accaduti di recente. Ci sono poi immagini più generiche, come la “riduzione della popolazione“, … o la “riscrittura della storia“, che corrispondono sicuramente ai sogni più o meno nascosti degli Illuminati del “Nuovo Ordine Mondiale”.

Il fatto che questo set di carte sia stato effettivamente pubblicato nel ’94 sembra fuori discussione, in quanto il gioco è talmente diffuso che se certe carte non comparissero nel mazzo originale, ma fossero state aggiunte dopo, qualcuno lo avrebbe sicuramente denunciato. Siamo quindi di fronte ad un curioso minestrone di progetti attribuiti al “Nuovo Ordine Mondiale” - alcuni specifici, altri generici, alcuni realizzati e altri no - che di certo non può essere spiegato con una semplice serie di coincidenze.

Fra le varie possibilità, la spiegazione più probabile è che il creatore del gioco, Steve Jackson, abbia ricevuto informazioni riservate da qualcuno che era a conoscenza diretta dei progetti che circolavano nell’ambito del “Nuovo Ordine Mondiale”. E’ possibile che Jackson sia stato usato come “altoparlante inconsapevole“, a cui vengono passate informazioni da diffondere, in modo apparentemente triviale, con l’intento di rafforzare la pubblica percezione del potere degli Illuminati. Oppure potrebbe appartenere lui stesso al NWO, oppure ancora può essere una persona che cerca solo di sfruttare commercialmente certe informazioni di cui in qualche modo è venuto in possesso. In fondo, la Steve Jackson Games dichiara un reddito lordo annuo superiore ai 2 milioni e mezzo di dollari.

Il caso di Jackson ricorda da vicino quello di certi libri “fortunati”, come ad esempio “Il Candidato Manciuriano”, che hanno saputo descrivere in anticipo vicende che si sono poi realizzate nella realtà.

Vi sono anche autori dotati di intuito particolare, che percepiscono in anticipo certe onde di “sentire collettivo”, come ad esempio “Il Nome della Rosa”, oppure il “Codice da Vinci”, sfruttando al meglio il nascente interesse popolare per certi argomenti “occulti” - o comunque occultati. In certi casi diventa addirittura difficile capire quanta informazione originale esista fra le righe di un libro, e quanta invece sia il riflesso di quel sentire collettivo, introdotto - consciamente o inconsciamente – dallo stesso autore nelle sue pagine.

In realtà, a ben guardare, le carte degli Illuminati non rappresentano nulla di stupefacente, se non l’eventuale conferma che ciò che accade nel mondo sia spesso il risultato di una precisa volontà di un ristretto gruppo di persone. Il primo attentato al World Trade Center risale al 1993, indicando che un progetto di un attentato con esplosivi alle Torri Gemelle dovesse essere in circolazione almeno da quella data (che precede l’uscita del gioco di carte).

Vi è anche una possibilità più remota, più difficile però da sostentare in modo analitico: che l’autore non riceva affatto informazioni esterne, ma che sia dotato di particolari “poteri di preveggenza“, che gli permetterebbero di visualizzare in anticipo eventi che poi accadono nella realtà. A sua volta, si potrebbe teorizzare che questo tipo di preveggenza consista nella capacità di accedere ad un insieme di archetipi, che esisterebbero fuori della nostra dimensione spazio-temporale, i quali vengono ad assumere le forme specifiche degli eventi che poi accadono nel nostro tempo. In questa ottica si può anche spiegare un fenomeno come quello di Nostradamus, le cui quartine, più che anticipare eventi specifici, sembrano rappresentare archetipi universali, sufficientemente dettagliati però da poterli applicare in seguito a certi fatti realmente avvenuti.

Qui però dobbiamo fermarci, perchè stiamo entrando in un territorio assolutamente ipotetico, che non ci permette di utilizzare il metodo analitico, e ci offre risposte che possono avere al massimo un valore individuale.
Di certo possiamo affermare una cosa: man mano che procede il cammino dell’umanità, scopriamo che è sempre più grande il numero di cose che non conosciamo rispetto a quelle che conosciamo. E questo è già un notevole passo in avanti, volendo, che ci possa almeno liberare da quell’ignoranza, travestita da falso sapere, che ci offusca costantemente la vista.

Massimo Mazzucco

* Uso il termine “cosiddetto”, per il Nuovo Ordine Mondiale, perchè personalmente ritengo che non esista un solo gruppo di potere, sic et simpliciter, ma che la questione sia molto più complessa ed intricata.

Note** Steve Jackson che ne inizia lo sviluppo nel 1981, per lanciarlo sul mercato l'anno successivo riscuotendo un notevole successo sia tra il pubblico che tra gli addetti ai lavori. Nel 1995 lancia dunque la versione composta da carte collezionabili, che viene distribuita in lingua inglese e tedesca. Ciò che risulta quantomeno curioso, l'attinenza tra alcune carte e fatti realmente avvenuti 6 anni dopo; emblematica l'immagine delle 2 torri che identifica l'avvenimento dell' undici settembre 2001 con una chiarezza a dir poco agghiacciante, che dire poi della carta relativa alle fusioni ed agli assorbimenti bancari, che si stanno regolarmente verificando? Ci sono carte relative all'ecoterrorismo, al controllo subliminale, alle scie chimiche al controllo climatico e così via! Ma questo signor Steve Jackson ha solo tirato ad indovinare?

GENERATORE DI SCOSSE TELLURICHE




VENERDI' 13: VENERDI' SFORTUNATO (Attentati terroristici falsi organizzati dalla DGSE e dalla CIA il 13 novembre 2015 a Parigi)

FUORUSCITA DI PETROLIO NEL GOLFO DEL MESSICO





TSUNAMI E TERREMOTO GIAPPONE 3.11.2011



Si diceva che la strategia della globalizzazione è un piano definito da decenni, forse da secoli. Ciò che a molti sembra un incedere casuale della Storia è in realtà frutto di potente programmazione da parte di un “gruppo di pazzi illuminati” come notoriamente attestato da uno di essi (1).

Il traguardo è ricostruire la Torre di Babele ricreando una sola razza di schiavi “microchippati” ubbidiente alla unica elite di padroni. Uma sola lingua, l‘inglese “globish” e una monoreligione, quella satanica. Un’unica economia, con una sola cultura sul modello iperedonista “Madonna e Schwarzenegger”. Inoltre un governo mondiale di stampo nazista sorretto dalla legge marziale, assoluto e incontrovertibile, come quello che ci hanno insegnato a odiare nei filmoni di guerra.

Il progetto degli Iluminati è nascosto ma il soffio di Satana li costringe in qualche modo ad esternare la loro l’inestinguibile superbia che li acceca come il desiderio di potere. Il superbo, infatti, è una persona innamorata di una superiorità, vera o presunta, che vorrebbe assolutamente riconosciuta dagli altri.

Perciò a qualcuno di loro sfugge qualche “confessione” del piano in atto. Verso dei “prescelti” che per intelletto possono fare trapelare ma sempre su un piano indiretto, fantastico, ludico affinché la massa di pecoroni teledipendenti non comprenda il vero significato di ciò che viene posto sotto i loro occhi in modo invisibilmente visibile. Nel 1990 un certo Steve Jackson cominciò a lavorare ad un gioco di società, sapete tipo Monopoli o Risiko, ma chiamato Illuminati che venne pubblicato nel 1995. Tenete presente questa data.

“Illuminati NWO” si gioca da 2 a 8 persone con un set di oltre 400 carte (2).
L’interesse dei cospirazionisti verso questo gioco di società incrementa dopo l’11 settembre poiché alcune delle carte sembrano fare riferimento diretto agli avvenimenti di quel giorno. Una carta mostra chiaramente un’esplosione, in una di due torri che ricordano perfettamente quelle del WTC, all’esatta altezza in cui gli aerei entrarono e la forma, colore dell’esplosione sono pure simile alle immagini immortalate dalle riprese televisive (3). Un’altra carta mostra un attentato al Pentagono (4).

Non è dato sapere come questo “Jackson” sia riuscito a venire a conoscenza di certe cose.

Ci sono altre carte del “gioco” assai più interessanti. Una chiamata “rewriting history” ci dice che la storia che conosciamo, dalla vera eziologia delle guerre, della nascita e tramonto delle ideologie, ai grandi eventi come lo sbarco sulla Luna siano in realtà il frutto di un copione scolpito nei mendaci libri di storia. Perciò non sappiamo come fu il vero nazionalsocialismo in Germania tra il 1933 ed il 1945, né la “rivoluzione d’Ottobre” in Russia o conosceremo gli occulti meccanismi che scatenarono il “68”.

E con i media audio-visivi il “subliminare” viene ampiamente usato per distribuire messaggi satanici inneggianti al risentimento, alla perversione, all’autodistruzione (fino al suicidio, 5).

La carta “international weather organisation” ci suggerisce che anche il tempo meteorologico è in via di controllo da parte degli illuminati. Conosciamo dalle Sacre Scritture che durante le manifestazioni divine le condizioni meteo possono mutare improvvisamente, nevicate in estate, eclissi, fulmini a ciel sereno. Il fine malcelato degli adoratori del Maligno è la deificazione, divenire come l’Onnipotente, ossia esercitare il Potere Assoluto tale da dominare anche gli elementi naturali. Il fenomeno, ormai abbastanza conosciuto, delle SCIE CHIMICHE è il tentativo per eccellenza di padroneggiare le precipitazioni e la siccità, ora principalmente a scopi di geopolitica.

Così come i terremoti.

Gli eventi tellurici possono essere provocati da esplosioni nucleari o in ogni modo da esplosivi di grande potenza (6). E attraverso meccanismi oggi conosciuti unicamente alle “elite” possono essere generati anche a distanza (carta ”earthquake projector”, 7).
Se l’ipocentro (il vero punto in cui vi è la liberazione di energia) di un sisma è superficiale, esso è strumentalmente indistinguibile da una scossa provocata da un ordigno sistemato in una caverna in profondità, o anfratto naturale o una ex miniera. Ci sarebbe da porre qualche questione al misterioso “Giuliani”, il “tecnico” che afferma di avere previsto un terremoto o forse per lui solennemente il ruolo di “supervisore” per conto dei poteri immondi. Certo, un’ipotesi, ma tutto è da ritenersi ammissibile nell’intento diabolico di spostarvi il G8, in una città che porta un nome pagano, simbolo dell’Impero Romano ma anche dell’”attuale” impero USA.

All’Aquila succederà qualcosa di orribile, verrà presa qualche decisione epocale, probabilmente non immediatamente palesata dall’opinione pubblica internazionale.

Perché, ricordiamoci, questa gente, che arde al crudele fuoco dell’Inferno, si nutre di simboli alfanumerici e iconici secondo i canoni della numerologia e dell’occultistica.
I terremoti provocati servono anche a uno degli obiettivi indicati da un’altra carta fondamentale del gioco “population reduction”. Che si ottiene anche attraverso il controllo delle malattie creando epidemie catastrofiche (carta “center for disease control”).
Inoltre le “pandemie” fanno crescere i profitti delle società farmaceutiche, un modo per controlla l’andamento dei mercati azionari. (carta “market manipulation”). Andate ad osservare il grafico dell’indice Nasdaq, presidente Bernard Madoff (!), la famosa bolla speculativa sulle “dotcom”, che iniziò a settembre ’98 ebbe termine con i tragici eventi nuovayorkesi dopo esattamente tre anni (8). Durante i quali gli speculatori “illuminati” poterono spuntare guadagni ingentissimi lasciando poi il “parco buoi” seppellito sotto le macerie delle “Torri Gemelle”. Penso anche che i due grattacieli, che si stagliavano come un gigantesco numero 11, furono pensati fino dall’inizio per fare la fine che hanno fatto. Idem per il Pentagono colpito esattamente 60 dopo dalla posa della prima pietra avvenuta l’11 settembre del 1941. Che altro di interessante tra le carte del gioco?

“Kill for peace”, le “missioni di pace” in verità beffardamente prefissate per seminare morte e distruzione mediante l’odio etnico e rancore indelebile, ricordate il caso Serbia-Kossovo.
“Combined disasters”, una catena di avvenimenti terroristici inscenati allo scopo di portare avanti l’Agenda, lo sono gli attentati di Londra, Madrid, Bombay. Oltre ad attentati “selettivi” in Iraq, Pakistan e Afghanistan per scatenare l’astio latente tra i popoli o religioni, giustificare l’intervento “conciliatore”, in realtà ulteriormente destabilizzante dei “pacificatori”.

La “political correctness” è quella gabbia senza sbarre di deformazione paranoide della realtà seconda la quale non è lecito affermare che i Rom rubano anche se corrisponde a pura verità, oppure secondo cui se un bianco ammazza un negro è un razzista, se avviene viceversa è sempre colpa del bianco che non ha sufficientemente “integrato” quell’altro.
E tutti coloro che si oppongono alla globalizzazione ed alla sua base strutturale, L’IMMIGRAZIONE, vengono inesorabilmente tolti di mezzo. La carta si chiama “death to all fanatics”. Vittime risapute Pim Fortuyn e Joerg Haider, ma nel passato nei vari paesi numerosi intellettuali, politici e pensatori furono uccisi perché avevano intuito nella società multirazziale il germe del NWO ed i pericoli di destrutturazione che ne derivano. Questi omicidi sempre mascherati da “incidenti”, “iniziative di pazzi isolati”, “suicidi” o “ malattie improvvise”. Invece, per citare in italia, Andreotti, Napolitano, Gelli, Levi Montalcini, sono invece divenuti più che ottuagenari senza patema. E per il futuro prossimo cosa predicono le carte?

La FINE DEL MONDO pianificata mediante la Terza Guerra Mondiale combattuta con le armi NUCLEARI (carta “world war three”). Si compirà così la profezia apocalittica, si chiuderà a tal punto il cerchio delle rivelazioni bibliche.

I cieli staranno precipitando, il mare in fiamme, l’acqua e il cibo radioattivi, pur abbondanti, diverranno fiele. Allora gli uomini invocheranno un “salvatore” misericordioso, un Messia “presidente del mondo” a liberarli dalle tremende sofferenze. Ma colui sarà il “Cristo dei Massoni”, il grande Ingannatore, cioè l’Anticristo, Lucifero in persona emergente dagli abissi.

Salirà sulla “montagna più alta” (carta “plague of demons”), più vicino a quel Paradiso da cui fu scacciato prima dei Tempi, a causa proprio della sua superbia. Porterà false speranze e parole di menzogna a spalancare le porte dell’Ade per miliardi di anime. Ancora non ci credete?

Pensate il gioco sia tutta una coincidenza, na collezione di “leggende metropolitane”?
Setite dunque le testimonianze di coloro che ne sono usciti (9). Ascoltate con orrore le parole testuali del professor Michio Kaku (10), uno dei “portavoce” autorizzati dell’agenda globalista. Fisico di fama mondiale e noto divulgatore scientifico è probabilmente uno di LORO.

Il gioco di ruolo elaborato da Jackson non fornisce una data per la fine del mondo. E invece il professor Kaku che ci indica l’anno attraverso la metafora della “tempesta solare” anomala (11). Indovinate un po’ di quale periodo si tratta! F. Maurizio Blondet

Descrizione del gioco:

Lo scopo del gioco è di arrivare ad avere il controllo del pianeta. Ogni giocatore rappresenta uno degli Illuminati. I giocatori dovranno di volta in volta decidere fra le molteplici scelte a disposizione, che vanno dal controllo di alcuni gruppi, alla gestione del denaro, fino allo scontro. Il vincitore sarà il primo che otterrà il controllo di un certo numero di gruppi, oppure il concorrente vincerà quando avrà raggiunto l'obiettivo prefissato inizialmente (un po' come Risiko).

Il concetto fondamentale del gioco è quello di creare una mappa, infatti ciascuna carta Gruppo ha lungo i bordi delle frecce che indicano in quale modo possono essere create le connessioni, rendendo particolarmente strategico il piazzamento di nuovi gruppi o il loro spostamento durante il gioco. In pratica bisogna acquisire potere economico con le carte, poiché ognuna ha un valore di attacco/difesa e punti che servono per distruggere le carte altrui, detenute dagli altri giocatori. Contemporaneamente bisogna acquisire punti mentre le varie carte possono essere collegate tipo domino.

Durante il proprio turno, ogni giocatore ha la possibilità di svolgere numerose azioni, a partire dall'incasso del denaro proveniente dai vari gruppi. Ogni gruppo gestisce il proprio denaro in modo autonomo. Ogni giocatore pesca una carta, che può essere giocata in seguito, oppure può essere un nuovo gruppo che viene aggiunto alla struttura di potere.

Altre azioni consentono ai giocatori di controllare nuovi gruppi, interrompere il controllo su altri giocatori o anche distruggere determinati obiettivi. Ogni carta ha dei punti di forza differenti.

Comunque ciò che lascia perplessi, non è il gioco in sè, ma la straordinaria serie di coincidenze, tra fatti avvenuti realmente e immagini disegnate su alcune carte da gioco.

25 PUNTI per GOVERNARE IL MONDO

Nel 1773 Mayer Rothschild convocò dodici uomini ricchi di Francoforte e chiese loro di mettere in comune le loro risorse; poi presentò un piano in 25 punti che avrebbe consentito loro di ottenere il controllo delle ricchezza, delle risorse naturali e della manodopera di tutto il mondo.

Questi 25 punti sono:

1. Usare la violenza e il terrorismo, piuttosto che le discussioni accademiche.

2. Predicare il “Liberalismo” per usurpare il potere politico.

3. Avviare la lotta di classe.

4. I politici devono essere astuti e ingannevoli – qualsiasi codice morale lascia un politico vulnerabile.

5. Smantellare “le esistenti forze dell’ordine e i regolamenti. Ricostruzione di tutte le istituzioni esistenti.”

6. Rimanere invisibili fino al momento in cui si è acquisita una forza tale che nessun’altra forza o astuzia può più minarla.

7. Usare la Psicologia di massa per controllare le folle. “Senza il dispotismo assoluto non si può governare in modo efficiente.”

8. Sostenere l’uso di liquori, droga, corruzione morale e ogni forma di vizio, utilizzati sistematicamente da “agenti” per corrompere la gioventù.

9. Impadronirsi delle proprietà con ogni mezzo per assicurarsi sottomissione e sovranità.

10. Fomentare le guerre e controllare le conferenze di pace in modo che nessuno dei combattenti guadagni territorio, mettendo loro in uno stato di debito ulteriore e quindi in nostro potere.

11. Scegliere i candidati alle cariche pubbliche tra chi sarà “servile e obbediente ai nostri comandi, in modo da poter essere facilmente utilizzabile come pedina nel nostro gioco”.

12. Utilizzare la stampa per la propaganda al fine di controllare tutti i punti di uscita di informazioni al pubblico, pur rimanendo nell’ombra, liberi da colpa.

13. Far si che le masse credano di essere state preda di criminali. Quindi ripristinare l’ordine e apparire come salvatori.

14. Creare panico finanziario. La fame viene usata per controllare e soggiogare le masse.

15. Infiltrare la massoneria per sfruttare le logge del Grande Oriente come mantello alla vera natura del loro lavoro nella filantropia. Diffondere la loro ideologia ateo-materialista tra i “goyim” (gentili=non ebrei).

16. Quando batte l’ora dell’incoronamento per il nostro signore sovrano del Mondo intero, la loro influenza bandirà tutto ciò che potrebbe ostacolare la sua strada.

17. Uso sistematico di inganno, frasi altisonanti e slogan popolari. “Il contrario di quanto è stato promesso si può fare sempre dopo…Questo è senza conseguenze”.

18. Un Regno del Terrore è il modo più economico per portare rapidamente sottomissione.

19. Mascherarsi da politici, consulenti finanziari ed economici per svolgere il nostro mandato con la diplomazia e senza timore di esporre “il potere segreto dietro gli affari nazionali e internazionali.”

20. L’obiettivo è il supremo governo mondiale. Sarà necessario stabilire grandi monopoli, quindi, anche la più grande fortuna dei Goyim dipenderà da noi a tal punto che essi andranno a fondo insieme al credito dei dei loro governi il giorno dopo la grande bancarotta politica.

21. Usa la guerra economica. Deruba i “Goyim” delle loro proprietà terriere e delle industrie con una combinazione di alte tasse e concorrenza sleale.

22. Fai si che il “Goyim” distrugga ognuno degli altri; così nel mondo sarà lasciato solo il proletariato, con pochi milionari devoti alla nostra causa e polizia e soldati sufficienti per proteggere i loro interessi.

23. Chiamatelo il Nuovo Ordine. Nominate un Dittatore.

24. Istupidire, confondere e corrompere e membri più giovani della società, insegnando loro teorie e principi che sappiamo essere falsi.

25. Piegare le leggi nazionali e internazionali all’interno di una contraddizione che innanzi tutto maschera la legge e dopo la nasconde del tutto. Sostituire l’arbitrato alla legge.

Terzo Congresso Internazionale di Studi Matriarcali di St. Gallen



DI ST. GALLEN (12-15 maggio 2011)

di Monica Di Bernardo

Si è svolta a San Gallen, in Svizzera, in occasione del "Congresso Internazionale di Studi Matriarcali" organizzato dall'Accademia per i Moderni Studi Matriarcali (Hagia), che compie quest'anno i venticinque anni di attività, una tre giorni di incontri e conferenze sulle società matriarcali. Il tema centrale intorno a cui ruotavano i vari interventi è stato il motto del convegno "The time is ripe", i tempi sono maturi: maturi per mettere in atto un cambiamento sostanziale delle strutture organizzative della società in cui viviamo, prendendo ad esempio le civiltà matriarcali che considerano il materno e le madri il centro della vita. Consapevoli del fatto che siamo a un "punto di svolta" e viviamo una crisi epocale, che ha messo in seria difficoltà il sistema dominante capitalistico-patriarcale, il quale sta cedendo sotto i colpi inferti dalla crisi finanziaria, ecologica, dell'immaginario e, potremmo dire, di civiltà, ci si è confrontate/i su come le società matrilineari potrebbero essere una possibile risposta alle istanze di cambiamento.

Difficile raccontare l'atmosfera che si respirava nella cittadina svizzera, quel che si può dire è che si aveva la sensazione di affrontare temi importanti, che hanno a che fare con la nostra stessa sopravvivenza, consapevoli di un'urgenza: cambiare lo stato attuale di cose. Nelle stanze dell'auditorium che ospitava le/i partecipanti, trasformate dai coloratissimi goddess banners dell'artista Lydia Ruyle che addobbavano la sala, molte relatrici, provenienti da varie parti del mondo, si sono susseguite sul palco, per raccontare come si vive in quelle società in cui i valori materni sono rimasti sempre al centro, intorno a cui ruota la vita dell'intera comunità, o per condividere "buone pratiche" di cittadinanza attiva, proposte e percorsi per uscire dal vecchio sistema capitalista-patriarcale.

Erano presenti molte delegazioni di donne, europee e non, riunite insieme per elaborare risposte concrete, non limitandosi a teorizzare "un altro mondo possibile" ma mettendolo in atto, realizzandolo in mille modi diversi, che vanno dalla gestione partecipata di orti cittadini, alle azioni di guerrilla gardening, alla condivisione di un modo diverso di produrre energia, o di coabitare, o di donarsi reciprocamente, rispondendo ai bisogni di tutte/i e di ciascuno. Ma anche provando a produrre energia in modo alternativo, attivando l'acquisto etico e costruendo relazioni economiche "altre": gruppi e reti di economia solidale, insomma attivando istanze di cambiamento anche qui nella vecchia Europa dove il sistema patricarcale-capitalistico è nato e si è consolidato. Certo molto abbiamo da imparare dalle nostre sorelle e fratelli indigeni, le cui civiltà abbiamo devastato e smantellato, sotto la bandiera della presunta civilizzazione, maschera del colonialismo. E lo stesso continuiamo a fare ogni giorno, pretendendo di estendere il sistema globalizzato, considerato la panacea di tutti i mali, in tutto il pianeta ed eliminando progressivamente le economie contadine fondate sulla sussistenza.

Gli incontri con le donne indigene sono stati particolarmente emozionanti. Sono intervenute diverse rappresentanti di comunità matriarcali nel mondo: Indiani d'America, Yuchiteca del Messico, Khoesan del Sudafrica, Khasi dall'India, comunità filippine, Nashira dalla Colombia, tutte portatrici di un'idea nuova e rivoluzionaria, un'idea che possiamo a buon diritto definire matrifocale o matrilineare o anche gilanica, ma che le donne di Hagia preferiscono denominare "matriarcato", interpretando questa parola secondo l'accezione delle filosofa tedesca Heide Goettner-Abendroth, che è la fondatrice dell'Accademia Hagia, secondo l'etimologia greca "inizio dalla madre", intendendo che occorre "cominciare dalle madri", nel senso che i valori a cui la nuova società deve ispirarsi sono quelli materni: prendersi cura, essere orientate/i ai bisogni, al dono, rispettare tutte le creature viventi, l'uguaglianza tra i generi e operare per il mantenimento della pace.

Il percorso in cui il seminario si è poi articolato ha approfondito in particolare alcuni aspetti: i fondamenti della politica matriarcale, l'economia di sussistenza (attraverso l'intervento di Veronika Bennholdt-Thomsen), l'economia del dono (Gen Vaughan), la politica matriarcale e le visioni possibili per una nuova società (Heide Goettner-Abendroth), fino ad arrivare a proposte ed esempi pratici di società egualitarie e pacifiche, costruite secondo i principi del matriarcato (Ina Pretorius – Christa Muller).

Particolarmente interessante è stato l'intervento dell'economista Gen Vaughan, autrice del testo Per-donare. Una critica femminista dello scambio, che ha ricordato come sia necessario riappropriarsi dell'atto del donare, stravolto dal sistema capitalista.  L'altruismo, infatti, è innato in noi e tuttavia non ricordiamo che sin da piccolissimi ci viene insegnato dalla madre a donare e prendere. Il donare in modo disinteressato si protrae per tutta la vita. La comunicazione stessa è un dono, è un modo per far  vedere all'altro che percepiamo la sua presenza. Questo modello è stato stravolto dal mercato, i doni sono stati trasformati in qualcosa che genera profitto e l'atto del dono è stato assunto da istituzioni patriarcali, come la chiesa, ed è diventato sacrificio.

Abbiamo bisogno, le ha fatto eco Veronika Bennholdt-Thomsen nel suo intervento, non solo di un nuovo ordine economico ma di nuovi valori sociali: un contratto sociale che riconosca i valori del vivere insieme, del rispetto della natura, che si orienta al dono materno, che è naturale. Questi valori sono centrali nelle società matriarcali, perché ogni essere umano, uomo e donna, sa curare in modo materno. Non c'entra la biologia, qualsiasi uomo o donna sa farlo.

Infine ha parlato della necessità di un ritorno all'economia di sussistenza che dovrebbe cominciare dal cibo, da ciò che ci garantisce la vita. Queste domande andrebbero affrontate in ambito regionale, locale, in modo da organizzarsi per far circolare i prodotti in un contesto locale e non più globale. La politica di sussistenza, infatti, si orienta sulla gift economy e produce naturalmente rispetto verso la natura e verso gli animali. Ci sono tanti percorsi per poter realizzare tutto questo, anche il movimento per l'acqua e contro il nucleare vanno considerati come un segno del cambiamento in atto.

Si è parlato quindi di proposte concrete e attuabili, o effettivamente realizzate, in alcune comunità. Questo è indubbiamente il valore aggiunto di questo incontro internazionale, dal momento che ogni volta che si fa riferimento alle società matriarcali si pensa a un'epoca che risale al neolitico (riferendoci al continente europeo in particolare) e si finisce per idealizzare una sorta di perduta età dell'oro, dimenticando che ci sono invece luoghi del mondo dove un modo radicalmente diverso di vivere è già in atto e dove hanno recuperato, o anzi mai dimenticato, qualcosa che ci appartiene a livello ancestrale, ma che la società dominante ha fatto di tutto per ridurre all'oblio, perché dimenticassimo.

Si è parlato anche della necessità di organizzare un movimento planetario per la Madre Terra e si è fatto riferimento all'appello "Manifesta", da poco pubblicato in Rete e redatto dall'International Network on Matriarchal and Gender Egalitarian Studies, che proclama i valori e i principi dei popoli matriarcali e opera per l'organizzazione di un vasto movimento per la difesa dei diritti e la salvaguardia della Madre Terra, proprio ripartendo (o ritornando) ai valori della madri. La matrilinearità, infatti, crea una società in equilibro, consapevole del concetto di limite e orientata al rispetto della sacralità del pianeta in cui viviamo, aperta alla costruzione di relazioni di fiducia e collaborazione, non più all'insegna della competizione e della sopraffazione. Una società in cui il mito dello sviluppo ad ogni costo, che dall'Illuminismo in poi ha dominato la società moderna, non ha alcuna ragion d'essere.

Le nuove comunità, ha concluso Heide Goettner-Abendroth delineando le caratteristiche di una società matriarcale, dovrebbero essere formate da clan, fondati non sulla parentela, ma sulla base delle affinità elettive. In questo nuovo contesto, ha aggiunto, vengono onorate le caratteristiche materne e sono considerati allo stesso modo sia uomini che donne. Si potrebbero costituire reti di paesi e piccole città, ognuna indipendente, senza potere centrale, fondate sulla gift economy e valorizzando le produzioni locali.

Infine ha ricordato l'importanza della dimensione spirituale, sottolineando come, nelle società matriarcali, politica e spiritualità siano strettamente concatenate e interdipendenti: si vive in armonia con il tempo circolare della natura che è considerata sacra e degna di onore e rispetto.

Proprio per questo una lunga processione ha attraversato la città, a conclusione del convegno, portando in uno spazio pubblico condiviso le idee matriarcali.

Altro evento di grande importanza è stato l'apertura del MatriArchiv, la prima biblioteca monotematica matriarcale, multilingue, un'area consultabile all'interno della biblioteca pubblica di San Gallen, un luogo pubblico, accessibile a tutte/i coloro che vogliono documentarsi ed approfondire la ricerca sulle società matriarcali che hanno abitato la vecchia Europa o che sono oggi attive nel mondo.

Il convegno si è concluso con un progetto preciso di cambiamento che le/i partecipanti al convegno hanno condiviso: è tempo di uscire allo scoperto e raccontare ciò che nelle società matriarcali è da millenni una realtà e costruire un nuovi stili di vita e una relazione armonica con gli altri esseri viventi ed il pianeta tutto, un paradigma che metta al centro i valori del materno, della cura, della solidarietà e del dono.

Aborigeni - La caduta del mondo moderno

(di Mario Negri)

"Le testimonianze dei popoli antichi che oggi è possibile analizzare, più che di progresso esprimono una chiara idea di involuzione; di un processo degenerativo attraverso il quale, da stati originari superiori, gli uomini sarebbero sempre più scesi a stati condizionati da elementi negativi, come dire che da un principio presso il quale esiste ed è presente l'origine del tutto, si è andato sviluppando un processo di oblio, di allontanamento che ha visto l'umanità, attraverso le sue vicende storiche, allontanarsi sempre più da un tipo di conoscenza ben diversa da quella tecnica e scientifica degli uomini moderni e forse basata su una consapevolezza delle cause sottili che stanno all'origine della manifestazione materiale".
(...)
"Ma raccontano anche i miti che, alla fine del ciclo, ciò che è nascosto tornerà ad essere manifesto e tale momento rappresenterà al tempo stesso l'inizio di un nuovo ciclo, in sintonia con la legge universale che collega armonicamente ogni cosa".

Sono due passi tratti dal documento che segue, l'introduzione del libro "Il Mondo di Oggi e il Mondo dei Popoli Arcaici" di Mario Negri – edizioni della Terra di Mezzo, Milano – che tratta appunto della visione del mondo antico e del mondo moderno dei popoli arcaici.

Gli Aborigeni Australiani sono un popolo del quale siamo giunti a conoscenza solo di recente e la loro bellissima cultura è pressoché sconosciuta. E così in questo libro non si è potuto trattare della loro visione del mondo antico e moderno. Ma sappiamo, da vari scritti più o meno recenti, che la cultura aborigena concorda sostanzialmente con quanto espresso nel libro.

Come gli altri popoli arcaici, la società aborigena era (ed è) improntata su una forte spiritualità, ben presente nella quotidianità delle tribù. Ed anche presso gli Aborigeni Australiani non esistono re, ma esistono capi tribali, ovvero un Consiglio degli anziani più saggi, fra i quali spiccano i medicine-man, uomini di grande spiritualità e poteri magici tali da permettere loro di comunicare con gli Antenati Creatori che dimorano nel Sognare ed anche di viaggiare nel Sognare, come in altre dimensioni. Tutt'ora gli Aborigeni, come tutti i popoli indigeni, non riconoscono di buon grado l'autorità dei nostri capi politici.

Questo perché, secondo la tradizione, i capi tribali lo diventano per merito della loro grande saggezza. Non sono uomini comuni: sono le persone che meglio conoscono il mondo degli Dei, dello Spirito e perciò conoscono meglio degli altri l'immutabile legge tribale, che deve essere rispettata per garantire abbondanza e benessere alla tribù. Al contrario, i capi del mondo moderno sono semplici uomini e per di più di dubbia onestà morale, dal momento che non rispettano la Madre Terra - e talvolta nemmeno la parola data.

Anche la visione aborigena del mondo moderno concorda sostanzialmente con i concetti espressi dagli altri popoli riportati nel libro. Sappiamo infatti dalle loro leggende che esiste un periodo di creazione, nel quale gli umani sono in sintonia con gli Dei, dunque hanno grandi poteri magici ed una completa armonia con il Sognare; esiste poi un periodo di evoluzione, durante il quale l'antico sapere si oscura e poi la decadenza. In sostanza, quanto avviene per i corpi avviene per le civiltà: nascita, vita, morte e poi un eventuale rinnovamento, una rinascita.
Questo significa che la società moderna non è destinata a durare, al contrario, si trova nella fase di decadenza e sarà prima o poi incline o costretta al cambiamento. Questo, del resto, ben si sa: se continuiamo a devastare la Terra non saremo risparmiati dalla sua ribellione.

E a proposito di cambiamento, gli Aborigeni che sono stati cristianizzati vedono il mondo moderno attualmente immerso nella visione dell'Apocalisse Biblica, ovvero prossimo ad una grande trasformazione, che vedrà infine la rinascita dell'antica spiritualità in tutto il mondo. E pregano vivamente che questa rinascita spirituale avvenga presto, e nel rispetto delle culture e tradizioni di ogni popolo.

Gli Aborigeni non scrivevano, tramandavano la tradizione oralmente. Le loro leggende sono colme di significato spirituale, ma i bianchi che non lo capiscono non riescono a riportarlo. Alcuni studiosi però si sono immedesimati a tal punto nella cultura aborigena da diventare membri della tribù ed avere dunque accesso al suo antico sapere. Fra questi Robert Lawlor, che in "Voices of the First Day" (ed. Inner Traditions International, pag. 51) riporta un racconto su una visione aborigena dei tempi moderni:
"C'è una storia del Tempo del Sogno che risale a molto tempo fa. Narra degli antichi uomini saggi o medici tribali. Essi vedevano nei loro cristalli speciali. Potevano vedere immagini del passato, immagini di quanto avveniva lontano, anche in questo momento, ed immagini del futuro. Alcune delle immagini del futuro riempirono gli anziani uomini di orrore. Videro un tempo in cui il colore dei neri (Aborigeni), come quello delle pietre, sembrava divenire sempre più pallido, fino a che si potevano vedere su tutta l'Australia solo i bianchi volti degli spiriti dei morti. Quando i primi uomini bianchi vennero in Australia, i neri pensarono che fossero gli spiriti della gente morta che erano ritornati alla loro vecchia terra e li accolsero benevolmente. La Legge del Tempo del Sogno dice che i vivi devono celebrare cerimonie per aiutare gli spiriti dei morti a trovare la loro via verso il cielo dove vivono gli spiriti dei trapassati. Le cerimonie fallirono nel portare la gente dal volto bianco al regno dei morti, ma l'uomo bianco sicuramente portò il regno della morte in terra".

E così l'uomo bianco è portatore di distruzione. Eppure nell'Età dell'Oro, narrano i testi antichi, gli umani avevano una grande conoscenza che li poneva in armonia con la terra, il cosmo e gli Dei. Conoscenza che si sarebbe trovata perfettamente a sua agio entrando in contatto con la civiltà, tanto che nulla sarebbe andato distrutto. Ma purtroppo è andata perduta nel corso dei tempi...
Da: "Il Mondo di Oggi e il Mondo dei Popoli Arcaici", di Mario Negri:
"L'ideale del "progresso" è uno dei capisaldi dell'umanità del XX secolo; un ideale che legge gli accadimenti storici in funzione di un cammino che dalle tenebre porta alla luce, dall'ignoranza alla conoscenza e dà vita ad un'umanità che, considerandosi privilegiata, giudica le precedenti civiltà come subordinate alla barbarie, all'oscurità ed alla superstizione.

È partendo da tale punto che potrebbe essere interessante riesaminare la previsione che ha dei nostri tempi l'uomo antico, scoprendo che quanto oggi si va affermando, con parole come progresso, civilizzazione, modernizzazione e simili, non trova alcun riscontro presso le più grandi civiltà del passato, ma ci indirizza, per contro, verso considerazioni del tutto antitetiche.

Le testimonianze dei popoli antichi che oggi è possibile analizzare, più che di progresso esprimono una chiara idea di involuzione; di un processo degenerativo attraverso il quale, da stati originari superiori, gli uomini sarebbero sempre più scesi da stati condizionati da elementi negativi, come dire che da un principio presso il quale esiste ed è presente l'origine del tutto, si è andato sviluppando un processo di oblio, di allontanamento che ha visto l'umanità, attraverso le sue vicende storiche, allontanarsi sempre più da un tipo di conoscenza ben diversa da quella tecnica e scientifica degli uomini moderni, e forse basata su una consapevolezza delle cause sottili che stanno all'origine della manifestazione materiale.

Un chiaro riscontro a tale condizione si può trovare nell'insegnamento, noto agli studiosi dell'Induismo, relativo alla dottrina delle Quattro Età, secondo il quale la durata di un ciclo dell'umanità terrestre, denominato "Manvantara", si divide in quattro periodi, contraddistinti da un crescente oscuramento dell'originario elemento spirituale.

Età dell'Oro, Età della Verità, Satya Yuga è definito il primo periodo e la saggezza degli uomini che in esso vivevano era tale da renderli veri e propri Dei.
A questo succede l'Età dell'Argento, il Treta Yuga, Età dei Tre Fuochi o dei riti. Il terzo periodo è l'Età del Bronzo, Dvapara Yuga o Età dell'Indecisione. Viene infine l'Età del Ferro, il Kali Yuga, l'Età dei Conflitti. Questo è il periodo in cui, secondo tale dottrina, l'umanità attualmente si trova e stando a quanto viene detto, esso dura già da più di seimila anni, un tempo quindi precedente a tutte le date conosciute a quella branca del sapere che gli studiosi moderni definiscono con il nome di storia.

Con l'avanzare di questo periodo, conoscenze che un tempo si può dire erano alla portata di tutti, sono andate man mano occultandosi ed è divenuto sempre più difficile trovarle; conseguentemente sempre più esiguo è stato il numero degli individui in possesso di tali verità e sebbene ciò che potremmo definire con il concetto di conoscenza primordiale, o più semplicemente come "principio", non può svanire ed andare perduto, di fatto esso si è nascosto rendendosi inaccessibile.

A questo stato di cose si riferiscono i vari miti allorquando, pur con formule differenti, narrano di qualcosa che è andato perduto o si è nascosto, e che deve diventare l'oggetto della ricerca di coloro che desiderano raggiungere la vera, superiore conoscenza. Ma raccontano anche i miti che, alla fine del ciclo, ciò che è nascosto tornerà ad essere manifesto e tale momento rappresenterà al tempo stesso l'inizio di un nuovo ciclo, in sintonia con la legge universale che collega armonicamente ogni cosa.

Testimonianza del mito delle quattro ere ci giunge anche dall'Iran: in un antico testo Mazdeo se ne parlava come l'Età d'Oro, d'Argento, di Acciaio e di "Misto di Ferro". Un testo babilonese tradotto da A. Jeremias, descrive in questo modo il caos dei tempi oscuri: "Quando queste cose avverranno nel cielo, allora quello che è limpido diventerà opaco e quello che è pulito diventerà sporco, la confusione si estenderà sulle nazioni, non si sentiranno più preghiere, gli auspici si mostreranno sfavorevoli... Sotto un tale regno gli uomini si divoreranno tra loro e venderanno i loro figli per denaro, lo sposo abbandonerà la sua sposa e la sposa il suo sposo, e la madre chiuderà la porta alla propria figlia" (Il mito dell'eterno ritorno, Mircea Eliade, ed. Borla, Roma 1968 – pag. 164).

Un altro inno annuncia che il sole non sorgerà più, la luna non apparirà più, presentando una forte analogia con quanto descritto nell'Edda di Snorri, in prossimità del Rangnarökkr. Affermazioni di questo genere, se prese alla lettera, potrebbero apparire risibili.

Ma per intendere il vero senso di certi messaggi, che ci provengono da situazioni culturali nelle quali era normale parlare a volte per allegorie, che non dovevano essere intese da tutti, potrebbe essere opportuno considerare il fatto che per gli antichi il sole e la luna, oltre ad essere corpi celesti a tutti noti, simboleggiavano stati d'essere superiori ovvero erano considerati una immagine della divinità intesa come manifestazione di luce.

Tali stati d'essere luminosi potevano, e forse questa era una delle principali caratteristiche dell'Età dell'Oro, essere ispiratori interni dell'azione e della consapevolezza degli uomini di quei tempi, che per tale motivo era giusto definire Dei incarnati.

Quando tali stati luminosi non furono più il nucleo centrale degli uomini, essi vennero probabilmente fatti oggetto di un culto, dal quale poi per via delle differenziazioni culturali ed ambientali di tempi e luoghi diversi, nacquero le varie religioni.

Ma anche tali culti probabilmente decaddero o scomparvero, o furono fatti scomparire del tutto, ed è evidente che il parlare in chiave allegorica della scomparsa del sole e della luna, nonché della luce, ovvero della facoltà di poter vedere ed intendere ciò che per gli uomini dell'Età dell'Oro era normale e naturale vedere ed intendere, è, per chi abbia la sensibilità e il coraggio intellettuale necessario, un discorso che ha un senso ben preciso e non una insensata affermazione di popoli primitivi che non conoscevano il rigore scientifico, come neppure è solamente riferibile a quel catastrofismo cosmico che in genere, in un contesto di religioni moderne, si suole dare ad affermazioni di questo genere. Si deve però anche dire che a volte ad una catastrofe sottile può seguire come conseguenza una catastrofe naturale, alla quale potrebbe a sua volta seguire una rigenerazione.

Contraddistinta da un'eterna giovinezza è, secondo Esiodo, l'Età Aurea di Kronos, in cui la vita degli uomini era simile a quella degli Dei. Nel corrispondente romano Saturno, re dell'Età dell'Oro, si narra che uomini e Dei vivono la stessa vita, e nel mito platonico di Atlantide troviamo la stessa rappresentazione dell'aurea età.

Età dell'Oro, età di luce e splendore dove gli esseri divini, nei quali dimorano, in equilibrio e senza contrasti, la luna ed il sole, ovvero il lato maschile e femminile dell'essere, stanno in perfetta e suprema armonia con tutto l'universo e sono per tali motivi "viventi" nel senso più alto del termine. È la prima età: l'Era degli Dei.

A questa, nella successione discendente dei cicli, sussegue l'Età dell'Argento, periodo della spiritualità lunare, ovvero basata solamente sulla giusta sensibilità e sulla giusta percezione, che sono le qualità simboleggiate appunto dalla luna. In questo periodo prevale probabilmente la figura della Madre e della Sacerdotessa, dato che la sacralità si manifestava prevalentemente attraverso figure femminili. Gli uomini hanno perso lo stato d'essere solare, che simboleggia invece la perfetta centralità, consapevolezza, sapienza e conoscenza che non proviene da alcune dimensione esterna, così come il sole non è illuminato e non è riscaldato da nulla se non da sé stesso, per poi, essendo rimasti privi anche dello stato d'essere lunare, rappresentato come detto dalla Sacerdotessa, entrare nell'Età del Bronzo che è caratterizzata da una virilità materializzata, violenta e tellurica, basata solo sulla forza fisica, sul predominio maschile inteso anche come prevaricazione, orgoglio e prepotenza, nei confronti anche dell'elemento femminile dominante la precedente Età.
Entriamo poi nel ciclo di decadenza e mortalità spirituale, che caratterizza l'ultima Età, quella del Ferro. Infatti Esiodo fa corrispondere l'immortalità e l'eternità alle prime due ere, mentre afferma il sopraggiungere della morte solo nelle ultime due.

La mitologia Sioux racconta di un bisonte posto a Ovest all'inizio del ciclo per respingere le acque, simbolo della distruzione e del caos. Il trascorrere del tempo è segnato dalla progressiva caduta del peli di tale bisonte, che inoltre ad ogni età perde una zampa. La totale perdita del pelo e delle quattro zampe del mitico animale, che non potrà quindi più arginare il furore delle acque, sancirà la fine e nel contempo il principio di un nuovo ciclo.

Una sorprendente corrispondenza si trova nel mito Indù del Toro Dharma (la legge divina) le cui quattro zampe rappresentano le quattro età (Yugas); anche qui la perdita di ogni zampa rappresenta la fine di un'era e il graduale adombramento della spiritualità si concluderà alla fine del ciclo (manvantara) con una catastrofe. A questo punto la spiritualità primordiale verrà ripristinata ed un nuovo ciclo avrà inizio.

Allo stato attuale sia il bisonte degli Indiani d'America sia il Toro degli indù si reggono sulla loro ultima zampa ed hanno perso quasi tutto il pelo.

Appare subito stridente il contrasto tra una siffatta concezione e la visione scientista e materialista dell'uomo moderno.

È comprensibile una certa difficoltà nel capire e nel condividere tali arcaici insegnamenti; non dimentichiamo infatti di trovarci nel cuore della civiltà occidentale, l'espressione più genuina di una cultura caratterizzata da assenza di valori spirituali – a meno di accontentarsi dell'impegno sociale e politico – e sostanzialmente retta dagli interessi economici, dal potere e dall'ambizione dei singoli uomini, governati solo dal senso del proprio ego.

Come non guardare, in tal contesto, con sospetto a fenomeni quali l'inquinamento o la distruzione di interi patrimoni naturali? Come non considerarli legati a doppio filo alle insane abitudini di vita sviluppate dall'uomo contemporaneo?

Per migliaia di anni l'uomo è riuscito a vivere in armonia con l'ambiente, pur utilizzandone le risorse per ricavare nutrimento, riparo e quant'altro occorresse alla propria sopravvivenza; ha vissuto immerso nella Natura come se ne fosse figlio – e così era, dato che come una madre genera un figlio e poi lo nutre, così la Natura generava l'uomo e poi lo nutriva.

A tale proposito potrebbe essere utile riflettere su quanto afferma Tacito nel "De Germania", e cioè che i Germani non costruivano templi, perché i loro templi erano le foreste e le fonti (e i loro corpi? N.d.R.), che per loro la natura era una manifestazione visibile del sacro per mezzo della quale rivolgersi alle proprie divinità. Lo stesso tipo di rapporto che avevano i "barbari" Germani si ritrovava presso i "selvaggi" nativi delle Americhe, dell'Australia e della Polinesia, oggi quasi sterminati dal progresso della nostra civiltà "superiore".

Quanto lontano appare oggi un simile rapporto tra l'uomo e la natura; lontano in coloro che la sfruttano e la distruggono per ottenere ricchezza, lontano anche in coloro che vedendola malata la osservano, come il chirurgo il suo paziente, sperandola in grado di superare le nuove crisi; in entrambi i casi oltre al significato magico e religioso che ad essa davano i popoli arcaici, manca forse anche il senso della misura, sopravvalutando l'uomo la propria forza e sottovalutando quella della natura.

Evidentemente l'argomento non è esauribile con la semplice affermazione che le principali cause del degrado in atto sono l'elevato incremento demografico e l'accresciuto bisogno di risorse; anche questi fenomeni possono infatti essere letti come l'evidente dimostrazione di un equilibrio rotto, di una disarmonia generalizzata che colpisce l'uomo e, per sua mano, l'ambiente naturale che lo circonda e che potrebbe sfociare in una tremenda catastrofe dalle caratteristiche apocalittiche.

È un processo iniziato molto tempo addietro che però ha dato ultimamente sempre più evidenti segni di accelerazione e di totale incapacità dell'uomo a controllarlo. Difatti, secondo il pensiero dei popoli arcaici, l'uomo moderno, essendo privo di qualsiasi ispirazione divina e diventando di conseguenza un più o meno consapevole portatore ed esecutore delle forze del caos che dominano l'Età Oscura, si è affacciato alla storia con una grandissima presunzione: quella di essere padrone e centro del mondo e di poterne disporre a proprio piacimento, in ciò convalidato anche da certe filosofie e dalle concezioni religiose moderne. Da ciò deriva la presunzione del diritto di poter sconvolgere gli equilibri naturali e di annientare o convertire al moderno modo di pensare le popolazioni che tali diritti sentono sacri e difendono.

Questo accadeva già anticamente, ma si è verificato anche di recente e continua a verificarsi.

Si sono da poco concluse le celebrazioni del cinquecentesimo anniversario della "scoperta", ad opera di Colombo (recentemente è emeso che sono stati i Vichinghi a scoprire il Nuovo Mondo), di quelle che vennero poi chiamate le Americhe, evento che portò nell'arco di pochi decenni alla distruzione di intere popolazioni – e delle loro culture – che vivevano probabilmente ancora seguendo i sacri ritmi di Ere precedenti; non diversa sorte è toccata, tra la fine del secolo scorso e l'inizio dell'attuale, alle tribù dei Pellerossa, attraverso una vera e propria opera di genocidio, così come sta accadendo alle popolazioni amazzoniche, distrutte dai successivi insediamenti dei civili uomini occidentali, con la loro cultura, la loro religione, le loro abitudini di vita.

Forse è anche il caso di ricordare la vicenda degli Aborigeni australiani che, seppur oggi non corrano il rischio dell'annientamento etnico, come accade in Amazzonia, hanno comunque subìto in passato trattamenti che con un eufemismo definiremmo irriguardosi; furono salvati dal fatto che il territorio da loro abitato non subì una vera invasione – venne colonizzato infatti da relativamente pochi galeotti di cui l'Inghilterra voleva sbarazzarsi – e per la maggior parte della sua estensione, fatta salva la zona costiera, era ed è occupato da un sconfinato, arido deserto che poco interessava agli uomini bianchi.

L'idea che l'annientamento degli equilibri naturali possa portare ad una resa dei conti apocalittica, è forse solo una catastrofica visione che forzatamente disdegna di considerare i continui sforzi e di risultati che passo dopo passo la scienza è in grado di fornire, o è invece una verità già anticamente prevista, e se così fosse, di cosa precisamente si tratterebbe?
Insoddisfatti delle soluzioni che la scienza moderna ufficialmente è in grado di proporre, si è affrontata una ricerca in altre direzioni, in altri tempi, in altri luoghi, verificando l'esistenza di testi, talora anche antichissimi, attraversi i quali, nonostante la provenienza da culture differenti e lontane, è possibile apprendere i medesimi insegnamenti, giungere alle medesime conclusioni; come dire che a dispetto di differenze apparentemente inconciliabili, dai Celti come dai Pellerossa, dai Greci come dagli Indiani, dalle popolazioni Scandinave come dai Romani come da altre popolazioni ancora, giungono evidenti tracce che disegnano per l'umanità un unico principio, un medesimo processo di decadenza, un comune finale esito.
(...)
È importante sottolineare il fatto che al di là delle differenze formali, le culture prese in considerazione manifestano un comune tratto nel tipo di finalità sociale, che è molto differente dei fini sociali in auge nei regimi moderni. Si deve evidenziare infatti che nel mondo arcaico si riteneva che il valore più importante per la società fosse la presenza del divino all'interno della società stessa, presenza che doveva essere garantita da un Re sacrale nonché dall'esigenza di collegi sacerdotali, centri iniziatici, boschi e luoghi sacri e dalla attuazione di culti divini in ogni stato della popolazione.

Naturalmente nei tempi ancora più antichi, ovvero in quelli che furono definiti Età dell'Oro e dell'Argento, non vi erano presumibilmente Re, né gerarchie, né religioni, né scuole iniziatiche, né templi, dato che gli uomini di quei tempi erano talmente vicini al divino da non aver bisogno di alcuna forma gerarchica, né da ricercare, per mezzo di tecniche iniziatiche o pratiche religiose, la divinità, né era presumibilmente necessario richiamare, così come fu necessario fare, ed in ciò consistette il più importante ufficio dei Re sacrali e dei Sacerdoti nei tempi più recenti, la forze divine nel mondo degli uomini, dato che esse vi erano ben presenti.

Solo con la regressione ciclica dei tempi si formarono differenze tra gli uomini e solo in pochi uomini, alcuni dei quali divennero presumibilmente i Re ed i gerarchi dei tempi antichi, permase l'influenza divina che legittimava il loro potere. Tale regressione può anche spiegare la formazione delle caste, ed anche a questo proposito si deve ritenere che nell'Età dell'Oro e dell'Argento le caste non esistessero, se non in potenza e senza alcuna individuazione regolamentata di ruoli e di funzioni, dato che gli uomini erano tra loro uguali per il fatto di essere divine incarnazioni.

La figura della sovranità, che come abbiamo detto caratterizza solamente i cicli della decadenza, era quindi intesa come espressione suprema di un potere che è una emanazione dall'Alto e che trova poi riscontro nella presenza di una gerarchia, intesa nel senso etimologico della parola derivante dal termine greco (ieròs: sacro), da tutti riconosciuta e accettata come l'unica regola capace di governare e perpetuare l'influenza del divino sul mondo terreno.

Se un siffatto concetto desta oggi perplessità se non fastidio, la parola gerarchia può suscitare senso di ribellione contrapposta all'ideale di libertà, ciò è reso possibile dal fatto che i tempi e gli uomini ne hanno perduto il vero significato e, come accade per tanti altri principi e concezioni di antichissima origine, essi si ritrovano di fronte a vocaboli, vecchi, superati, quali scrigni che, per esser stati smontati dei preziosi gioielli che un tempo contenevano, rimangono per i più scatole vuote, prive di valori tangibili, incapaci di dare ciò che invece cerca la moderna società materializzata e storicizzata, ovvero il benessere economico, sociale e materiale nonché il potere di acquistare, di consumere, di svagarsi e di divertirsi in tutti i modi possibili.

Pertanto ben pochi potranno intendere il fatto che nei tempi arcaici i Re, i Capi, i reggitori dell'ordine sociale erano prima di ogni altra cosa i rappresentanti della potenza divina che, pur essendosi ritirata dalla maggioranza delle persone, in essi ancora si manifestava e la loro presenza era ritenuta indispensabile per favorire il contatto tra la terra degli uomini e la sfera degli Dei; in loro assenza la terra diventava "gaste terre" (terra guasta), come affermavano gli antichi Celti, terra devastata.

Sia ben chiaro però che ove tale sacralità fosse mancata o fosse venuta meno, il Re veniva immediatamente considerato inadatto al ruolo che copriva, dato che qualsiasi potere che non fosse basato su una reale sacralità, vidimata e riconosciuta da vari collegi di sacerdoti, di sacerdotesse e di saggi anziani, veniva considerato un potere tirannico da abbattere.

È evidente che la scomparsa dei re sacrali e l'apparizione di stati e nazioni nei quali il potere aveva un senso semplicemente politico, deve essere considerato un segno ulteriore della decadenza dei tempi, anche perché, dal punto di vista della concezione arcaica della legittimità del potere, quando un Re non riunisce più nella sua persona il massimo potere politico e religioso, ma gli rimane solamente quello politico, il senso religioso dello stato decade rapidamente e tutta l'organizzazione della società non più resa compatta e sublimata da quelle forze magiche e trascendenti che caratterizzano i regni dei tempi più antichi.
Infatti, dal momento in cui il Re non più anche il primo dei sacerdoti e tale carica, quasi se come essa fosse meno importante di quella politica od addirittura con essa compatibile, viene lasciata ad altri, il senso primo dello Stato non è più quello di essere una manifestazione nel mondo dell'armonia superiore, ma una aggregazione di persone che rimane collegata semplicemente per dei motivi di ordine storico, linguistico, etnico o politico.

In tale contesto, dal punto di vista degli uomini arcaici, non ha molto senso né l'ubbidienza al Re od al capo dello Stato, né alle sue leggi, dato che per tali uomini, se era sensato ubbidire ad un uomo dio, che era anche Re, non lo era di certo, a meno di essere in ciò forzati dalle leggi o dagli apparati di polizia, ubbidire ad un uomo del tutto normale che diceva di essere un Re, ma che non era in realtà capace di esercitare la più importante funzione che a tale carica doveva corrispondere, ovvero mantenere una relazione tra gli uomini e gli Dei e richiamare dall'alto le benefiche influenze che da essi potevano derivare.
Diverse sono le antiche testimonianze che permettono di farci un'idea di come agissero tali forze discendenti dall'alto e richiamate dalla presenza di un Re sacrale e di come fosse il rapporto tra il Re, la natura ed il popolo nei tempi arcaici.

Dice la Skjöldunga Saga che il regno di Fròdhi fu coronato da pace e quiete pubblica, tanto che nessuno si riconosceva in diritto di far del male o di vendicarsi neppure dall'uccisione del proprio padre. Si racconta altresì che in quel tempo ci fu una incredibile abbondanza di raccolto e di api; si dice inoltre che i campi e i pascoli fiorissero senza essere coltivati e che l'erba crescesse spontaneamente. Abbondanza e fecondità della natura ed armonia tra gli uomini in un tempo in cui la guerra non esisteva, nel quale non c'erano calamità, in cui il lavoro degli uomini non era nient'altro che un danzare insieme con i ritmi delle stagioni.

Ritroviamo la medesima concezione presso gli antichi Babilonesi. Il Re Assurbanipal si considera un rigeneratore dei cosmo, poiché: "dopo che gli Dei, nella loro bontà, mi hanno posto sul trono dei miei padri, Adad ha mandato la sua pioggia..., il grano è spuntato..., il raccolto è stato abbondante..., le mandrie si sono moltiplicate...".

Nabuchadnezzar dice di sé stesso: "io faccio in modo che vi sia un regno di abbondanza, anni di esuberanza, di prosperità nel mio paese". In un testo Ittita Mushilish si esprime così sul regno di suo padre: "...Sotto di lui tutto il territorio di Khatti prosperò, durante il suo regno si moltiplicarono la gente, il bestiame, le pecore". (Il mito dell'eterno ritorno, op. cit.)
Ma con l'avanzare dei tempi le cose, secondo le antiche testimonianze, cambieranno. A questo proposito si legge nel Vishnu Purana, libro sacro degli antichi indù, che con il progredire dell'Era Oscura il Principio divino si allontanerà ancor di più dagli uomini, così come scomparirà dalla terra il carattere trascendente della regalità. "Coloro che avranno il potere, saranno di animo plebeo, di indole violenta, falsa e malvagia. Infliggeranno la morte (persino) alle donne, ai bambini ed alle vacche (sacre); si impossesseranno delle proprietà dei propri sudditi..." (Vishu Purana, trad. H.H. Wilson, Punti Pustak, Calcutta 1961)
Nell'Era Oscura, però, il Principio regale non si estingue ma si occulta in una sede inaccessibile donde, un giorno, tornerà a manifestarsi.

L'archetipo del Re nascosto è dunque da riferirsi anche ad una conoscenza invisibile ma non perduta, in grado di affermare, con il suo rimanifestarsi, la primordiale integrazione con la sfera divina.

La tradizione tibetana racconta della figura del Re del Mondo posta in un centro che ha per nome Agharti, un centro iniziatico misterioso, situato in un mondo sotterraneo le cui ramificazioni si estendono ovunque ed il cui capo supremo era detto Re del Mondo. Ma verrà un tempo in cui, secondo le parole riportate da Ossendowsky nel suo libro "Bestie, Uomini, Dei", "i popoli di Agharti saliranno dalle caverne sotterranee alla superficie della terra". Prima di occultarsi alla vista degli uomini, tale centro aveva il nome di "Paradesha", la Contrada Suprema, dato che quello di Agharti, (imprendibile, inaccessibile, inviolabile) non avrebbe avuto alcun senso.

Di analoghi "centri del mondo" si trova traccia presso altre culture tradizionali; è il caso dell'Omphalos, dell'Axis Mundi, dell'Albero cosmico, simboli chiamati tutti a svolgere la medesima funzione: rendere presente sulla Terra il divino Principio ordinatore.

È verso questi "centri" che i popoli antichi orientavano e dirigevano la propria spiritualità e attraverso di essi potevano entrare in contatto con il divino.
Ad ulteriore prova della portata universale delle testimonianze qui accolte, va ricordato come il tema dell'oscuramento del ritorno della luce viene espresso all'interno del mito giapponese.
Narrano i libri dello Scintoismo, culto e religione del Giappone tradizionale, che un giorno Amaterasu ô-mikami, la grande Dea del Sole, infastidita da suo fratello Susan-o, si nascose nel profondo della grotta celeste, ne chiuse l'ingrasso con una roccia enorme e fece così piombare l'intero universo nelle tenebre più profonde. Gli Dei tutti si spaventarono e tennero consiglio per escogitare il mezzo per fare uscire dal nascondiglio la Dea offesa. Il divino Ishikoritome fabbricò uno specchio (Yata-no-kagami), Tama-no-oya la gemma ricurva (Yasakani-no-magatama) ed Ame-no-hiwashi dei festoni di stoffa colorata (Nigite). Tutti questi oggetti vennero appesi all'albero sacro (Sakaki) trasportato dinnanzi alla grotta ove stava nascosta la Dea del Sole. Gli Dei supplicarono ripetutamente la Dea di uscire, ma inutilmente. Ed allora, quando la disperazione e l'oscurità erano ormai al culmine, la divina e maliziosa Uzume si mise a ballare sfrenatamente, tanto che le vesti, durante la danza buffa e sensuale, le caddero di dosso e tutti gli Dei che l'accompagnavano a suon di musica, scoppiarono in clamorose risate. A tanta allegria, Amaterasu spinse impercettibilmente la roccia per spiare cosa mai stesse accadendo e lì rimase a guardare la propria immagine riflessa dallo specchio appeso all'albero. Rapidamente il divino Tajikara spinse via la roccia e così Amaterasu tornò a risplendere nel mondo.

Dal breve racconto giapponese si trae l'insegnamento che le tenebre possono essere messe in fuga solo se, pur nell'oscurità più fitta, sopravvivono la gioia e le risate, perché il sole, dispensatore di armonia, non si mostra alle invocazioni o ai lamenti, ma alle note di una danza di gioia, quale può essere fatta da una libera, pura sensuale fanciulla che, in un certo qual modo, si può dire rappresenti la bellezza, la libertà, la purezza e la sensualità della natura." (...)