Colonizzazione dell'Australia

Il capitano James Cook approdò per la prima volta in Australia nel 1770, a Botany Bay (Sidney). Risalì in nave la costa Est del continente e sbarcò là dove ora sorge Cooktown, dove incontrò gli Aborigeni. Per accattivarsene la simpatia offrì loro vari oggetti. Ma essi non vi diedero alcun valore.

In quell’occasione scrisse sul suo giornale di bordo:

"Sembrano essere in realtà di gran lunga più felice di noi europei; essendo totalmente estranei non solo al superfluo ma anche alle necessarie convenienze tanto ricercate in Europa, sono contenti nel non conoscerne l’uso. Essi vivono in tranquillità la quale non è disturbata da l’iniquità di condizioni: la terra e il mare forniscono loro spontaneamente tutto il necessario per vivere, non desiderano bellissime case, accessori per la casa eccetera; essi vivono in un buon clima caldo e godono di un’aria molto sana, così che non hanno bisogno di abiti... insomma non sembrano dare alcun valore a ciò che abbiamo dato loro...".

E poi scrisse: "Sembrava solo che volessero che ce andassimo…".

Era insomma chiaro che l’Australia era abitata. Ma nonostante gli fosse stato ordinato dalla Corona Britannica di prenderne possesso "solo se fosse stata disabitata", il capitano Cook, una volta giunto a Possession Island, salì sulla collina più alta e prese possesso di tutto il territorio circostante in nome della Corona, piantandovi l’Union Jack, la bandiera Britannica. Fece poi ritorno in patria.

In quel tempo gli Stati Uniti, che fungevano da colonia penale per l’Inghilterra, avevano appena ottenuto l’indipendenza. Siccome i detenuti Britannici non potevano più essere inviati in America le carceri inglesi erano stracolme. In Inghilterra a quei tempi c’era tanto spazio per costruire nuove carceri ma si ritenne opportuno stabilire una nuova colonia penale in Australia: in questo modo la Corona Britannica avrebbe giustificato la spesa pubblica necessaria a sostenere l'esplorazione della Terra Australis Incognita. Ma in realtà questa esplorazione aveva come scopo la ricerca di nuovi beni e terre da sfruttare.

Ma, nonostante fosse chiaro che l'Australia era abitata, la Corona Britannica dichiarò che era "terra nullius", ovvero terra di nessuno, ovvero disabitata ed iniziò il processo di colonizzazione.

I primi colonizzatori dell’Australia furono dei galeotti della peggior specie, ai quali fu concesso di vivere in cambio della loro disponibilità a fare da pionieri nella Terra Australis Incognita. La maggior parte di essi erano dei criminali ignoranti e rozzi, adusi alle cattive maniere e trattarono gli Aborigeni di conseguenza. Siccome si voleva liberare la terra per prenderne possesso, gli Aborigeni furono trucidati barbaramente o vennero sfruttati come manodopera a nessun costo, ovvero come schiavi. Ma non tutti i galeotti stavano dalla parte dei coloni. Alcuni fuggiaschi cercarono rifugio presso gli Aborigeni, i quali li accolsero ed educarono alle loro tradizioni, facendone dei preziosi alleati.

Molti dei coloni che seguirono, pur non essendo dei galeotti, sterminarono senza remore gli Aborigeni. Era questa la politica di governo ed era tanto crudele da suscitare opposizione persino fra i bianchi. E così, mentre alcuni di essi chiamavano la polizia "il barbaro corpo di sterminio", le autorità coprivano i loro orribili crimini dicendo che "non stava avvenendo nulla di illegale".

Il seguente racconto del Queensland risale al 1885: "Ai negri veniva dato qualcosa davvero sensazionale per tenerli quieti... le razioni contenevano una tale quantità di stricnina che nessuno di loro scappò... più di cento neri furono uccisi da questo stratagemma del padrone di Long Lagoon". Long Lagoon era ovviamente territorio aborigeno, prima di essere loro rubato dai bianchi e gli Aborigeni, non sapendo dove andare pensavano di poter continuare a vivervi.

La crudeltà degli invasori fu a dir poco raccapricciante. Gli uomini venivano torturati e castrati per vedere se obbedivano meglio. E nonostante li considerassero dei "negracci", i coloni violentarono donne e bambine, attaccando loro ogni sorta di malattie veneree, fra le quali la terribile sifilide: fra i coloni c'era che credeva di potersene liberare passandola a ragazzine al di sotto dei nove anni. Ed ogni abuso veniva giustificato con la scusa che siccome gli Aborigeni erano, in base la teoria evolutiva di Darwin, l’anello di congiunzione fra l’uomo e le scimmie, erano una razza inferiore comunque destinata all’estinzione.

Nel suo libro “L’origine delle specie” Darwin sancisce la sua teoria evolutiva, che prevede la sopravvivenza del più forte. E specifica che "esistono razze favorite", destinate a sopravvivere e "razze inferiori" destinate a soccombere.

Teoria che si applicava anche agli umani, presso i quali la "razza favorita" per eccellenza era ovviamente la sua, i bianchi europei, che venivano subito dopo Dio. Seguivano poi Asiatici, Africani ed infine gli Indigeni i quali, secondo lui, erano più vicini alle scimmie. Come per le altre razze che egli vedeva "inferiori" sosteneva che era essenziale prevenire che gli Indigeni si moltiplicassero, perché dovevano scomparire.

I Darwinisti che vennero dopo Darwin si diedero un gran da fare per dimostrare che le sue teorie razziste erano giuste, addirittura inventando prove di nessun valore. Pensavano che una volta che le avessero giustificate avrebbero provato scientificamente la loro superiorità ed il loro "diritto" di opprimere, colonizzare e sterminare altre razze. Sta di fatto che fecero della teoria di Darwin sulla sopravvivenza del più forte l’anticamera del nazismo.

Nel 1876 L’evoluzionista sociale H. K. Rusden spiegò che: "La sopravvivenza del più forte significa che forse è giusto. E dunque noi invochiamo e compiamo senza rimorso la legge inesorabile della selezione naturale quando sterminiamo le razze inferiori Australiane e Maori... e ci appropriamo del loro patrimonio tranquillamente".

Nel 1890, James Barnard, il vicepresidente della Royal Society of Tasmania scrisse: "Il processo di sterminio è un assioma della legge ed evoluzione della sopravvivenza del più forte". Dunque, concluse, "non c’è nessuna colpa" nell’assassinio e nell’impadronirsi delle terre degli Aborigeni Australiani.

Rober Lawlor, nel suo libro "Voices of the First Day", riporta che: "nelle prime decadi del 1900 la maggior parte degli Aborigeni seppelliti nel cimitero storico erano stati esumati perché i ladri di tombe potevano guadagnare bene per le parti dello scheletro degli Aborigeni vendendole ai musei o ai mercati delle curiosità, i quali ricavavano posacenere o altri oggetti dalle ossa di questi antichi "uomini delle caverne". Divenne moda fra alcuni Australiani l’avere borse per il tabacco ricavate dallo scroto degli Aborigeni morti. Questo avrebbe dovuto essere considerato un comportamento scioccante per i buoni colonialisti cristiani ma tali atrocità furono giustificate dagli studiosi della British Royal Academy of Science i quali, usando concetti Darwiniani, descrissero gli Aborigeni come "bizzarri avanzi di una sorpassata fase dell’evoluzione, come candidati per l’anello mancante fra le scimmie e gli umani."

Sta di fatto che, a seguito della teoria evolutiva, l’Australia fu il terreno di prova del programma nazista e la mancanza di proteste da parte della comunità internazionale contro queste atrocità e contro le teorie che le sostenevano aprì la via allo sterminio di milioni di persone in Europa.

La seconda guerra mondiale fu comunque una grande lezione per l’umanità. Quando terminò nessuno voleva che i fatti occorsi si ripetessero e ne conseguì la Dichiarazione dei Diritti Umani dell’ONU, sottoscritta anche dall’Australia. E così fu posto un termine allo sterminio di Aborigeni ma i maltrattamenti e le ingiustizie continuarono a lungo perché, nonostante questa dichiarazione sancisca parità fra tutti gli esseri umani, la mentalità della gente non poteva cambiare immediatamente.

Gli Aborigeni furono reclutati come milizie sia per la prima che per la seconda guerra mondiale e non di rado li si mandò a morire in prima linea. Ma non avevano i diritti di tutti gli altri cittadini Australiani.

Fu solo nel 1967 che, grazie ad un referendum voluto dal popolo Australiano, fu loro concessa cittadinanza australiana. Ed allora non furono più considerati, come aveva voluto fino a quel tempo la legge australiana, "parte della flora e della fauna" - cioè animali ma acquisirono i diritti di ogni altro cittadino Australiano.

Ma nonostante l'acquisizione di questi diritti la politica di assimilazione del governo federale, che prevedeva che i bambini Aborigeni venissero forzatamente sottratti alle loro famiglie per essere educati dai bianchi in istituzioni religiose o orfanotrofi, continuò fino alla fine degli anni Settanta, mentre solo nel 1992 fu riconosciuto loro il diritto ad avere indietro la loro terra tramite l'acquisizione del Native Title.

Ma facciamo un passo indietro. Molto tempo prima della dichiarazione dei diritti umani dell’ONU, un articolo apparso sul Cooktown Courier riportava a proposito della resistenza degli Aborigeni all’invasore:

"La battaglia è stata ostinata e fiera. Nonostante un insolitamente largo e costoso corpo di polizia sia stato impiegato per anni per sterminare gli aborigeni e solo pochi bianchi abbiano perso l’opportunità di sparare a tutti quelli che incontravano, la forza delle tribù non è stata spezzata. Il loro numero è stato senza dubbio grandemente assottigliato ma non stati spaventati... di conseguenza le prospettive per la ricerca mineraria possono essere portate avanti solo da elementi ben armati ed equipaggiati. Gli accampamenti evidenti devono essere rimandati fino a che il lavoro di sterminio non verrà terminato – e attualmente non si sa quando avverrà – o fino a che verranno adottati metodi di relazione più umani e razionali con i neri".

Ed infatti vennero introdotti metodi di relazione più razionali con i neri – ma non di tanto più umani: le Missioni. Queste vennero costruite per salvare gli Indigeni dal massacro, quando sarebbe invece bastato che il governo punisse i responsabili dei massacri, invece di incentivarli. Ma in realtà le autorità volevano solo togliere gli Indigeni di mezzo per appropriarsi tranquillamente della loro terra e speravano anche che i missionari fossero di aiuto educando i nativi alle maniere dei bianchi.

E così i missionari si comportarono spesso da tiranni, imponendo il cristianesimo e vietando ai nativi di parlare la loro lingua per paura che potessero tramandare le loro tradizioni. E vietarono agli Aborigeni adulti di parlare ai loro figli, di abbracciarli, confortarli, perché volevano educare i bambini al loro credo cristiano. I matrimoni venivano loro imposti senza alcun riguardo per i sentimenti, le famiglie tribali venivano volutamente separate per evitare che i membri si coalizzassero. Per mantenere la disciplina i neri venivano fustigati.

La politica di assimilazione prevedeva la trasformazione della razza nera in bianca nel giro di due o tre generazioni. Per far ciò le giovani donne che venivano inviate presso famiglie bianche come serve venivano spesso rimandate indietro incinte di un uomo bianco, ovvero del loro padrone o di un suo dipendente. In sostanza, venivano violentate "per legge", ovvero per dar vita ad Aborigeni sempre più chiari di carnagione.

Altre donne vennero invece sterilizzate, per impedire loro di dar vita ad una progenie indigena.

Per chi si ribellava c’erano severissime Missioni - carcere, come quella di Palm Island, nel Queensland. Queste Missioni, pur essendo considerate Cristiane, non erano rette da Missionari ma da carcerieri violenti ed alcolizzati, che non esitavano ad uccidere e torturare. Quando l’alimentazione era scarsa – perché i carcerieri si vendevano il cibo - agli Aborigeni che vi erano rinchiusi veniva vietato di procacciarsene: dovevano comportarsi come dei bianchi ma non veniva loro concesso nessuno dei diritti che avevano i bianchi.

Nonostante gli Aborigeni attraversassero tempi molto difficili alcuni si abituarono alla nuova religione, che in fondo non era tanto diversa dal loro credo, anche se i missionari non lo sapevano. Nel 1966 Wadjularbinna Domagee, un leader Gunagalidda del Golfo di Carpentaria disse a questo proposito:

"La cosa triste in tutta la faccenda è che i missionari non realizzavano che noi avevamo già qualcosa che aveva a che fare con ciò che ci avevano portato. Vedevano il diverso come inferiore e non ci chiesero che cos’era che avevamo. E questo è molto triste, perché se ce lo avessero chiesto... oggi le cose sarebbero molto diverse. La nostra gente, prima che l’uomo bianco arrivasse, era composta di persone molto spirituali. Persone che erano connesse alla terra e alla creazione tramite il grande spirito, c’era un grande spirito buono ed un grande spirito cattivo... E Satana era il grande cattivo. Così non c’era poi una grande differenza fra ciò che i missionari ci avevano portato e quello che avevamo già...".

Ma non tutti i missionari erano agenti della politica razziale di governo. Alcuni rispettavano le vie degli Aborigeni ed il loro stile di vita e comprendevano l’importanza delle loro cerimonie e pratiche culturali. Questo ha permesso ad alcuni gruppi tribali di mantenere intatta la loro cultura, elemento oggi indispensabile per la richiesta di restituzione del territorio (Land Claim).

Quando l’imprigionamento degli Aborigeni nelle Missioni finì (1962-63) e le Missioni vennero chiuse, essi si trovarono in balia della società dei bianchi, nella quale ricoprivano il miserabile ruolo di emarginati. Non sapevano dove andare, come vivere, vivevano nella miseria e come se non bastasse le gente li disprezzava sia perché erano dei poveretti, sia perché essendo stati educati dai coloni, che erano gente rozza, ignorante e talvolta degli alcolizzati, alcuni ne avevano acquisito le cattive maniere.

La politica di assimilazione che era stata introdotta nel 1910 nel tentativo di assimilare la popolazione Aborigena nel corso di una o due generazioni venne allora continuata fino alla fine degli anni Settanta. Fino al 1967 gli Aborigeni non ebbero alcun diritto di cittadinanza e non vennero contati nei censimenti della popolazione Australiana.

Ancora oggi la comunità Aborigena paga le conseguenze della colonizzazione e della mentalità colonialista del passato. Ma diversamente dal passato molti cittadini Australiani si schierano dalla parte dei neri e, come vedremo nel prossimo capitolo, si cerca insieme una via per giungere alla riconciliazione.

Timor - Yothu Yindi
I saw a man in my dream, calling out, in the Timorese language,
he was gripped by, an iron claw, defining the pain and agony,
he cried out straight from the heart.

Freedom for East Timor, nothing less and nothing more, freedom for East Timor.

Like the Yolngu people, calling out for a change, they fought for their rights,
not to be divided, same movement we hear, same feelings we share,
to see our own people dying, while our mothers are crying,
it has been a cry, straight from the heart.

Freedom for East Timor, nothing less and nothing more, freedom for East Timor.

I’m a prisoner in my own land, why do one rule and others suffer,
is this justice? Is this justice? Is this justice?

Like the Chechens and the West Irians, they have one thing in common,
they are fighting for freedom, why do we have to surer,
just to live our life in peace, you can hear our cry,
it’s coming straight from our heart

I’m a prisoner in my own land,
why do one rule and others suffer,
is this justice? Is this justice? Is this justice?

Is this justice? Is this justice? justice? justice?


Timor - Yothu Yindi
Ho visto un uomo nei miei sogni, che gridava, nella lingua di Timor,
era preso da un artiglio di ferro, che definiva pena ed agonia,
e gridava dal profondo del cuore.

Libertà per East Timor, niente di più e niente di meno, libertà per East Timor.

Come la gente Yolngu, che chiede un cambiamento, hanno combattuto per i loro diritti,
per non essere divisi, è lo stesso movimento che udiamo e condividiamo le stesse emozioni,
vedere la nostra gente morire, mentre le nostre madri stanno gridando di dolore,
è stato un grido, dal profondo del cuore.

Libertà per East Timor, niente di più e niente di meno, libertà per East Timor.

Sono un prigioniero nella mia stessa terra, perché uno governa ed uno soffre,
è questa giustizia? E’ questa giustizia? E’ questa giustizia?

Come i Ceceni e gli abitanti dell’Ovest Iryan Yaya (Ovest Nuova Guinea), essi hanno una cosa in comune,
stanno lottando per la libertà, perché dobbiamo pagare cauzioni,
giusto per vivere la nostra vita in pace, voi potete udire il nostro grido,
viene dal profondo del nostro cuore

Sono un prigioniero nella mia stessa terra,
perché uno governa e l’altro deve soffrire,
è questa giustizia? E’ questa giustizia? E’ questa giustizia?

È questa giustizia? giustizia? giustizia?


Il modo in cui civilizziamo
I seguenti episodi sono tratti dal libro "Blood on the Wattle" di Bruce Elder, ed. National Book Distributors.

La licenza del cane (Dal Western Australia Native Administration Act (1936) - ora decaduto:

a) Nessun nativo eccetto adulti maschi di sangue misto che non vivono con aborigeni può andare da un luogo all'altro senza il permesso del tutore.
b) Nessun genitore nativo o altro parente che vi vive congiunto ha la patria potestà di un bambino aborigeno di sangue puro o misto.
c) I nativi possono essere radunati in riserve o istituzioni ed ivi confinati.
d) La proprietà di tutti i minori viene automaticamente gestita dal Capo Protettore mentre la gestione delle proprietà di ogni nativo può essere gestita dal Capo Protettore se ritenuto necessario per la sua preservazione.
e) I nativi possono essere allontanati dalle città o aree proibite.
f) Il commissario degli affari nativi può obiettare al matrimonio di qualsiasi nativo.

Sei anni dopo lo storico e politico Paul Hansluck osservò che questa legge era "uno stato legale più confacente ad un nato idiota che ad ogni altra classe di cittadino Britannico"

L'unica scappatoia a questa legge era un certificato di esenzione che gli Aborigeni nominarono "licenza del cane".

Da una legge del New South Wales (1938) - ora decaduta:
È stato detto da tempo che agli aborigeni dovrebbero essere dati diritti di piena cittadinanza. E questi vengono concessi dalla nuova legge, a parte i seguenti:

a) Non possono votare alle elezioni federalì.
b) Non possono ottenere liquori.
c) Gli aborigeni di sangue puro non possono ricevere assegno di maternità o pensione di anzianità o di invalidità.
d) I residenti nelle fattorie di bestiame non possono andare in vacanza come previsto dal governo di questo stato.
e) Le sovvenzioni familiari devono loro essere date in merci e non in denaro.
f) Posso essere loro assegnate ulteriori restrizioni.