Le società matriarcali nel mondo



Le società matriarcali nel mondo di B. Lisan
  1. Una società mitica: le Amazzoni
  2. Società di questo tipo nell’Europa antica
  3. Gli Irochesi
  4. La civiltà dell’Indo
  5. I Minangkabau di Sumatra
  6. I Mosuo della Cina
  7. I Lohu della Cina sud occidentale
  8. La città di Juchitan nel Messico del Sud
  9. I Nair del Kerala, India meridionale
  10. La poliandria presso le società tradizionali tibetane (in Tibet, Sikkim, Ladakh, …)
  11. La Polinesia francese
  12. Le isole Trobriand, in Papuasia
  13. Gli Arapesh, Oceania
  14. Tavola delle differenze tra donne e uomini socialmente e culturalmente ammesse
1) Una società mitica: le Amazzoni …
“Chiamate Amazzoni, o Amazzonidi dagli storici greci, o Oior-pata in lingua scita, furono donne indipendenti che vissero per secoli nelle steppe a est del Don, nel Caucaso, a nord dell’Anatolia e perfino in Libia. Si trattò di donne guerriere, bellicose e spesso vittoriose nelle loro conquiste, ma l’immagine popolare non mostra che un aspetto della realtà. Ebbero infatti una loro organizzazione politica e sociale e si assicurarono la sopravvivenza grazie a una concezione molto originale della loro sessualità. Fiere, solidali, innamorate soprattutto della libertà, intelligenti e coraggiose, impressionarono molto i Greci; furono temute e ammirate. Il patriarcato spietato che si stabilì spazzando via le antiche forme di sessualità e di filiazione, le fece sembrare a poco a poco così inverosimili, così fuori dalla norma che furono relegate nel mito e la loro storia finì per confondersi con la leggenda. Parecchi nuovi dati permettono di gettare un nuovo sguardo su una questione che si pensava risolta: le scoperte archeologiche, soprattutto quelle che riguardano i Sarmati, una rilettura finalmente sensata degli storici dell’antichità, ma soprattutto il diffondersi dei modelli di vita lesbici e gay degli ultimi decenni, aprono strade importanti. Il libro invita il lettore e la lettrice nella ricerca.”
Les amazones, Geneviève Pastre, Collection Les Octaviennes / saggio.

2) Società di questo tipo nell’Europa antica
Ci sono studi che indicherebbero come nell’Europa antica fosse esistita una forma di società pacifista, matrilineare ed endogama, che era egualitaria sul piano economico e che poneva le donne al centro delle cerimonie spirituali.1 All’interno di questa stessa Europa, in Irlanda e Inghilterra, ritroviamo il culto di una grande dea.
I luoghi di culto delle dee matriarcali hanno il loro apogeo in Austria, Germania, Italia e in Svizzera.
Alcuni esempi di questi luoghi: Le Vergini Nere in Baviera e in Svizzera, il mitico paesaggio di Lenzburg, le montagne sacre di Rigi e Pilato, le incisioni rupestri della Val Camonica, i menir d’Yverdon.
Ai tempi di Cesare, presso i Bretoni delle isole, i fratelli di una stessa famiglia diventavano i mariti della moglie del fratello maggiore e, viceversa, le sorelle cadette della donna diventavano le spose di questa associazione matrimoniale.
1 Marija Gimbutas/Joan Marler Gimbutas: Le Dee e gli Dei dell’Antica Europa, Londra 1974, 1989 (Thames&Hudson).

3) Gli Irochesi 2
Prima del contatto con gli occidentali, presso gli Irochesi la funzione del procreare era valorizzata, le madri esercitavano una forte influenza sulle figlie e sui figli, la donna aveva un ruolo importante nelle questioni religiose, erano riconosciute le sue conoscenze mediche e spesso aveva il diritto di vita o di morte sui prigionieri di guerra. Autonoma e con una grande autorità sociale, la donna irochese, per quanto ne dica il gesuita Lafitau, non viveva in una “ginecocrazia”, ma non era sottomessa. L’arrivo degli occidentali modifica un po’ la situazione poiché porta un aumento delle epidemie e delle guerre tra tribù. Risultato: il vuoto che si crea all’interno delle comunità dei villaggi per la frequente assenza degli uomini guerrieri sarà colmato dalle donne d’età matura.
La distribuzione delle attività tra uomini e donne, benché estremamente rigida, non era sproporzionata e sessualmente gerarchicizzata.
Per lo più, gli Irochesi lasciavano le loro donne libere nelle relazioni sessuali e nei loro sentimenti, non conoscevano lo stupro, si abbandonavano raramente alla violenza sessuale e non guardavano al divorzio con riprovazione. Inoltre propendevano per una pedagogia del convincimento più che per un approccio repressivo nell’educazione dei bambini.
L’analisi delle fonti che riguardano il periodo dei primi contatti, sebbene ponga in evidenza il ruolo influente di alcune donne in certi ambiti, non porta a pensare che dominassero sull’insieme dei poteri. Sono senza dubbio al centro di un certo numero di prerogative, al meno le più vecchie. A partire dalla menopausa, detenevano di certo un importante potere all’interno dei conglomerati plurifamigliari, in occasione dei riti funebri, ma anche nella pratica dei saperi medicinali. L’importanza delle donne nella sfera politica è una questione molto più delicata e pare che si sia evoluta tra il 17° e il 19° secolo. In un primo tempo, l’assenza prolungata degli uomini, favorita dalla frequenza dei conflitti, sembra avere indotto alcune comunità a dare alle donne più mature alcune prerogative politiche.
L’antica terra irochese riuniva certamente, prima dell’arrivo degli Europei, un centinaio di migliaia di individui divisi in parecchi popoli distinti. Presso le popolazioni settentrionali, la base dell’organizzazione sociale era data dal lignaggio, i cui membri coabitavano in una casa allargata intorno ad una donna anziana. Le donne, libere di disporre del proprio corpo e della propria sessualità, non erano oggetto di scambio. Il loro importante contributo all’economia domestica permetteva loro l’accesso a un’importante autonomia anche se la divisione socio-culturale dei compiti era molto forte e la trasgressione comportava la messa al bando. Per concludere, per quanto le donne mature avessero delle prerogative politiche, ciò non metteva in discussione il potere degli uomini.
2 Roland Viau, Femmes de personne. Sexes, genres et pouvoir en Iroiquoisie ancienne. Montréal, Boréal, 2000, 324 p., schémas, illustr., tabl., bibliog., index.

4) La civiltà dell’Indo3
“La civiltà dell’Indo è il più antico esempio d’urbanistica (3500 – 1500 a.C.). Gli abitanti erano soprattutto agricoltori che coltivavano cereali (grano, orzo e sesamo), legumi (piselli) e cotone, e praticavano l’allevamento del bestiame, bovidi, montoni e maiali.”
Organizzazione sociale
“La statuaria rileva il culto della dea madre, di un “re-sacerdote” e di una divinità cornuta itifallica. Fino a oggi, gli archeologi non hanno ancora scoperto nessuna scultura monumentale ma tante piccole statuette umane e rappresentazioni della dea madre in terracotta. E non si è trovata neppure la minima traccia di un regno o di una teocrazia potente. Gli archeologi si chiedono perfino se questa civiltà avesse un esercito: alcuni eserciti sono stati ritrovati (forse appartenenti agli invasori indo-europei, ma nessuna raffigurazione di scene di guerra.”
La tesi più comunemente accreditata ritiene che la civiltà dell’Indo fu distrutta verso il 1500 a.C. dalle invasioni ariane.

5) I Minangkabau di Sumatra4
I Minangkabau, popolo di 4 milioni di persone che vive nella parte occidentale di Sumatra, definiscono la loro società un “matriarcato”. Un principio etico di equilibrio tra i sessi unito a una grande propensione a negoziare, ecco ciò che caratterizza la loro società. Sebbene i Minangkabau abbiano un ordinamento sociale basato sulle donne, sono nel contempo fieri di essere musulmani, il che rappresenta un altro aspetto misterioso di questa società.
4 L’insegnamento dei Minangkabau / Sumatra. Matriarcato e pace nel mondo. Di Peggy R. Sunday, USA.

6) I Mosuo della Cina5
Nel sistema di parentela dei Mosuo, la genealogia è determinata dalle donne e anche la proprietà si trasmette per linea femminile. I membri della cognazione matrilineare formano grandi famiglie che hanno per la maggior parte del tempo donne alla loro guida. La vita sessuale si manifesta nelle “visite notturne degli uomini alle donne”. Infatti la relazione fra donne e uomini è una collaborazione erotica, limitata nel tempo. I bambini sono allevati esclusivamente dal clan della madre. Il sistema matrilineare e la cultura che ne consegue hanno una storia lunghissima in questa regione ed esercitano una forte influenza sulle relazioni tra le persone e l’ambiente naturale.
Le dinastie imperiali cinesi, tuttavia, hanno istituito un sistema di controllo locale (dinastia Yuan, 1026 – 1368) che ha dato agli ufficiali il potere di lasciare i loro beni ai loro discendenti. Questa pratica è stata perpetrata fino a oggi da tutti i governi cinesi e naturalmente ha avuto delle ripercussioni sul sistema matrilineare dei Mosuo.
Le relazioni donna-uomo nella società dei Mosuo sono particolarmente egualitarie. Le donne sono considerate “fonte” e garanti di una certa costanza. Gli uomini al contrario, “i viaggiatori” sono quelli esposti ai cambiamenti. La madre rappresenta l’origine della vita e della società, cosa che si ritrova nei principi etici, nelle concezioni dell’amore e del matrimonio.
La cultura matriarcale dei Mosuo mette l’accento sulla posizione della donna, ma questo non significa che l’uomo sia disprezzato. Ciò si riflette nei modelli famigliari, in quelli economici e nei legami, sia che siano poligami o monogami, e anche nei sentimenti maggiormente espressi in questa società. La storia dell’origine di questi modelli e in particolare di quelli monogami è complessa e può essere spiegata dall’intervento di un potere esterno. “Le visite notturne” caratterizzano i Mosuo, lasciando ai partner l’autonomia personale ed economica. Non interviene nessun privilegio emotivo legato alla sessualità, né tanto meno il privilegio generato da un sentimento di possesso. Di conseguenza le relazioni che scaturiscono dalle “visite notturne” si basano unicamente sull’amore e sull’erotismo e rendono possibile il legame tra due uguali. Nella regione intorno al lago di Lugu dove vivono ancora i Mosuo, questi costumi coniugali sono ancora vivi ai nostri giorni.
Presso i Mosuo, esiste la famiglia, ma non c’è matrimonio.
M.me Yan ha fatto visita a una famiglia. La generazione più vecchia è composta da quattro sorelle. Hanno una dozzina di figli e di figlie e molti nipotini. Discendono da una sola nonna. I membri della prima generazione sono le madri e gli zii dei membri della seconda generazione. Tutti i bambini sono protetti. L’amore materno si è trasformato in una potente forza centripeda. All’interno della famiglia i membri fanno quello che possono e la famiglia mette in pratica un’equa divisione dei beni e dei compiti. Certo, non si tratta di egualitarismo assoluto, però le persone anziane sono rispettate, i giovani si vestono con grazia e i bambini mangiano di più. I Mosuo conducono una vita felice e armoniosa. E’ frequente vedere più generazioni vivere sotto lo stesso tetto. Non esistono litigi e conflitti di interesse tra i membri di due diversi gruppi sanguigni. Presso i Mosuo, l’uguaglianza tra l’uomo e la donna, il rispetto delle persone anziane, l’amore per i bambini, le relazioni di buon vicinato, ecc., vengono codificati da una morale rigida, sono un’usanza, un modo di vivere. Fenomeni come abbandono delle persone anziane, infanticidio femminile, conflitti fra vicini, politica del più forte, ecc., sono praticamente inesistenti.
Tutti si sentono sicuri e sono trattati con equità. I Mosuo hanno raggiunto un’alta produttività. Il loro livello di vita è relativamente elevato in rapporto a quello delle minoranze nazionali delle vicinanze. Mettono i cereali in granai di legno. Posizionano da un lato le sementi e i cereali per il nutrimento. Con il resto, fanno bevande e alcolici. Nel 1995, ogni persona ha raccolto in media più di 1.000 chili di cereali e ogni famiglia possedeva in media una dozzina di maiali. Inoltre c’è stato lo sviluppo del turismo. Il paesaggio naturale è pittoresco e la gente è bella. Molte donne arrivano al metro e settanta di altezza e gli uomini raggiungono il metro e ottanta. Esteticamente sono di buona qualità. Gli uomini sono in grado di apprezzare i bei vestiti delle donne, il loro bel modo di camminare e di mangiare. Quanto alle donne apprezzano l’umorismo, il sorriso aperto e la grande stazza degli uomini.
Gli incontri fra uomini e donne
Dato che non esiste il matrimonio, non esiste nemmeno la famiglia con marito e moglie.
Secondo M.me Yan, un piccolissimo numero di persone si sposa. Quelli che non si sposano seguono la tradizione detta del “Zouhun”. A tredici anni le ragazze devono partecipare alla cerimonia della vestizione della gonna e i ragazzi a quella dei pantaloni. Poi possono intraprendere le attività sociali. Appena raggiungono la maturità sessuale, cominciano a farsi degli amici di sesso opposto. La parola “amico” ha anche il significato di partner sessuale o amante. La relazione viene chiamata “Axia”. “Amico”, nel senso comune del termine, presso i Mosuo si pronuncia “Azhu”. Nei luoghi pubblici, Azhu può anche significare amante.
Né la famiglia, né la società mettono i bastoni tre le ruote alla libera ricerca di un Axia da parte degli uomini e delle donne adulte. Quello che le madri devono fare è preparare una camera detta camera degli ospiti per la ragazza. Le ragazze e i ragazzi sono completamenti liberi e padroni di scegliere nella ricerca di amici e partner sessuali. Se un ragazzo e una ragazza si piacciono, il ragazzo può passare la notte nella camera della ragazza lo stesso giorno che si sono conosciuti. La madre può dare consigli alla figlia, ma non la può obbligare a fare questa o quella cosa, perché, in una famiglia matriarcale, le relazioni sono rilassate e piacevoli. Ci si rispetta, si può parlare di qualsivoglia problema e la discussione è democratica. M.me Yan ha soggiornato a lungo presso i Mosuo, e raramente ha assistito a dispute o litigi. Non è come in una società patriarcali in cui i bambini devono obbedire alla volontà dei genitori. Se i due compagni non vanno più d’accordo o se uno dei due non vuole portare avanti la relazione, possono lasciarsi senza ulteriori impedimenti. Nessuno dei due si arrabbia, né cerca di costringere o esercitare il possesso sull’altro. Continuare o meno un rapporto di Axia dipende esclusivamente dal ragazzo e dalla ragazza.
Da un’inchiesta effettuata negli anni ‘60, alcuni Mosuo avevano avuto un solo rapporto di Axia nel corso della vita, altri cento. Quello che ne ha avuto solo uno non è considerato un asceta e quello che ne ha avuti molti non attira l’attenzione o i commenti degli altri, poiché si tratta di decisioni personali. Gli innamorati hanno l’abitudine di scambiarsi dei regali, ma il loro numero è limitato, spesso il ragazzo offre alla ragazza un prodotto del suo lavoro, del tessuto, del tè, perfino del denaro. La ragazza regala al ragazzo pantaloni, cinture o altri prodotti artigianali. I Mosuo mettono l’accento sui sentimenti. Gli Axia passano la notte insieme. Di giorno, il ragazzo ritorna a casa sua per lavorare. Se un uomo non riesce a trovare un’amica, nessuno lo aiuta. La notte è costretto a dormire con suo zio. Perché secondo le regole matriarcali, un uomo deve passare la notte dalla sua amica e quindi non ha una camera sua.
La ragazza è la padrona di casa, il ragazzo rimane sempre di passaggio: se vuoi avere dei rapporti con me, io accetto, se non mi piaci più, ci lasciamo. L’uomo non maltratta la donna e lei non opprime l’uomo. Le relazioni sessuali sono libere. Se diversi ragazzi amano una ragazza, sarà lei a scegliere. Aspetti della società patriarcale come la castità prima del matrimonio, l’amore extraconiugale, il divorzio, ecc., non esistono assolutamente presso i Mosuo. La gelosia presso di loro è rara. E’ un sentimento negativo nato insieme al sistema che si basa sulla proprietà privata. C’è una motivetto presso i Mosuo:
“Passo davanti a un villaggio, ci sono di sicuro delle mie conoscenze, passo davanti a un altro villaggio, anche qui ci sono delle mie conoscenze.” E’ come dire che dappertutto i sono delle ragazze e dei ragazzi. Ci si lascia? Si potranno avere nuovi amici. I sentimenti finiscono? Non è grave! Basta trovare altri amici che vi piacciano. Se qualcuno è handicappatoì, non ha fascino, non riesce a trovare dei partner, è fregato, perché nessuno può obbligare qualcuno a sacrificarsi per delle persone che non gli piacciono, perché l’amore è libero e naturale, soprattutto presso i Mosuo. Se nel corso della vita non avete trovato dei compagni, che fare? Niente, non siete attraente. Sarete eliminato.
Ci sono coppie sposate
E’ da molto tempo che presso i Mosuo esistono coppie di sposati. Fra i “tusi” (capi della tribù), tutti gli uomini si sposano, ma alcune donne non si vogliono sposare. Nelle altre classi sociali, se non ci sono eredi femminili, gli uomini possono sposarsi. Alcuni commercianti arricchiti non vogliono spostarsi dalle donne, ma vogliono portarle a casa loro. Nessuno può impedirglielo. Quelli che si sono sposati sono rispettati dai figli. Ciò è una prova della loro competenza. Tutti i membri di una famiglia allargata hanno gli stessi diritti. Un giovane ha incontrato la sua Axia. Ha deciso di andare ad abitare con la ragazza. Di fatto, ha lasciato la sua famiglia e di conseguenza è dispensato dai doveri verso la sua famiglia di origine. Se la donna muore prima di lui, rischia di essere cacciato dalla famiglia di lei dai figli, perché questi possono pensare che questo vecchio di un altro gruppo sanguineo che è entrato nella loro famiglia in un modo poco chiaro, sia uno di troppo. Il vecchio cacciato è costretto a tornare da sua madre.
Influenza della società patriarcale
La società patriarcale in Cina dura da più di qualche migliaio d’anni. La concezione e il modo di vivere dei Mosuo non ha potuto evitare questa influenza. Tuttavia il sistema matriarcale dei Mosuo è sopravvissuto fino ai giorni nostri. Ciò fa intravedere la potente forza vitale di questo sistema. Durante i primi giorni della fondazione della nuova Cina nel 1949, alcuni Mosuo si sono sposati, creando così qualche famiglia patriarcale. Attualmente, i Mosuo si rendono conto dell’importanza delle loro tradizioni e caratteristiche. La maggior parte delle famiglie segue la tradizione del “Zuhun”. Le famiglie patriarcali sono sempre poco numerose. D’altronde, queste famiglie non sono come le crediamo. Ad esempio, prima della librazione, un “tusi” aveva scelto il figlio di un nobile da far sposare a sua figlia. La ragazza, che non amava il “marito”, è tornata dalla sua famiglia. Ha sposato uno schiavo e ha due bambini con lui. Suo padre non ha potuto impedirlo, perché un Mosuo può cercare liberamente dei compagni in tutta la regione. Perfino un “tusi” non può decidere del matrimonio di sua figlia.

5 “Paese delle nobili genti” vicino al lago Lugu, intervista di M.me Yan Ruxian, etnologa.

http://dawning.iist.unu.edu/chia/chinaToday/ct 98f/98-6-11.html

http:// dawning.iist.unu.edu/chia/chinaToday/

http://www.fr.yunnantourism.com/main.php?link=introduction


7) I Lahu della Cina sud occidentale6
Presso i Lahu della Cina sud occidentale, il principio del dualismo maschile-femminile non compare solo nella mitologia e nell’ideologia, ma impregna in ugual modo il modello di parentela e l’organizzazione sociale. E’ per questo che si pensa che sia normale che gli uomini e le donne in quanto gruppi di sposi/spose facciano insieme il maggior numero di cose, sia che si tratti dell’educazione dei bambini e dei lavori domestici, sia nel lavoro e nei ruoli pubblici.
6 Chopsticks Only Work in Pairs (Les baguettes ne marchent que par deux) sur l’union et l’égalité des sexes chez les Lahu au sud oust de la Cina, De Shanshan Du, Cine/Usa

8) La città di Juchitán nel Messico meridionale7
Le donne di Juchitán, città di 100.000 abitanti situata sull’istmo di Tehuantepec, lavorano in tutti i settori, ma il commercio è diventato la loro seconda natura. Gli uomini sono agricoltori, pescatori, artigiani e braccianti. Consegnano i loro prodotti e i loro salari alle donne. Qui domina da sempre un’economia regionale che si basa sugli scambi con le altre etnie della regione. Come ci si può aspettare, la madre e la maternità giocano un ruolo importante in questa società, al pari della presenza dei due generi. Tuttavia, si differenziano quattro generi sociali che vengono definiti in base alle attività e alla sessualità.
7 Les femmes de Juchitàn, film di Monika von Behr e Mechthild Muser, direzione scientifica di Veronika Bennholdt - Thomsen.

9) I Nair del Kerala, India meridionale8
Le ragazze nair si trovano in una situazione privilegiata per quanto riguarda l’istruzione, dato il predominio del sistema matrilineare, che permette loro di circolare liberamente e con piena indipendenza. Dato che le donne nair godono di uno stato privilegiato in seno alla famiglia, e che è necessaria una donna per mantenere il lignaggio famigliare, le ragazze godono nell’ambito della famiglia di un’enorme libertà sociale. Nessuna barriera sociale o culturale si oppone al fatto che frequentino la scuola.
Il sistema matrilineare fu uno dei fattori provati del rapido miglioramento del tasso d’alfabetizzazione delle donne nair.
8 «La voie du développement social au Kerala: Dialogue social et action public» de T. N. Krishnan.
Site: http://www.unicef-icdc.org/research/ESP/OA1_files/Kerala.pdf
Montesquieu scrisse nel suo libro: “Lo spirito delle leggi” che l´avventuriero arabo Abù Dhahîr al-Hassan aveva scoperto l’esistenza di questa usanza (la poliandraia) in India e in Cina nell’XI secolo, nel corso di un viaggio in questi paesi, e l’aveva considerata una specie di vizio. Scrisse anche : “Sulle coste del Malabar vive una tribù chiamata Nâîr presso la quale l’uomo non ha il diritto di sposare più di una donna, mentre le donne sono autorizzate a sposare più uomini per volta. La ragione di ciò è che probabilmente i Nâîr appartengono a una razza di guerrieri il cui compito è la guerra e la caccia. Così come da noi, in Europa, si scoraggia il matrimonio dei soldati, in modo che le donne non fungano da ostacolo alla loro partenza per la guerra, così nelle tribù del Malabar avevano reso possibile che i membri maschili della tribù dei Nâîr fossero dispensati dalle responsabilità famigliari. E dato che a causa del clima tropicale della regione non era possibile bandire totalmente il matrimonio, avevano deciso che più uomini si sarebbero presi cura di una donna, in modo da non essere sovraccaricati di responsabilità famigliari e che la loro efficacia professionale non ne soffrisse.”
Nota: nell’India meridionale, la poliandria è frequente in alcune tribù dei monti Niligherris, dove tutti i fratelli di una stessa famiglia diventano i mariti della moglie del fratello maggiore, e, viceversa, tutte le sorelle cadette della moglie diventano le spose di questa associazione matrimoniale.

10) La poliandria presso le società tradizionali tibetane (in Tibet, Sikkim, Ladakh...)9
Sikkim, Ladakhis, Minaros...
Per conservare la proprietà agricola, un radicato diritto di primogenitura permette al fratello maggiore di ereditare tutto quello che possiedono i suoi parenti. I cadetti possono restare nella casa del fratello maggiore e goderne i beni a condizione di non sposarsi. La moglie del fratello maggiore diventa quella di tutta la piccola famiglia (se no viene scacciata). I bambini di ognuno sono di tutti, visto che non c’è certezza della paternità. E’ possibile anche il contrario: un cadetto può diventare il marito di una ricca ereditiera e, se lo vogliono, anche delle sue sorelle (se no, possono sposare un fratello maggiore, o farsi suore, ma questa non è una condizione di vita edificante). Il divorzio è semplice: da una parte come dall’altra è sufficiente esternarne il desiderio e fare un regalo di indennizzo all’altro (come un cavallo o uno yak). In teoria la poliandria è stata abolita in India nel 1941. Però le usanze non scompaiono secondo il desiderio del legislatore, soprattutto quando si basano su una logica di sopravvivenza... Solo Dio sa quanto è pericolosa la montagna.

11) Polinesia francese
La famiglia, i cui membri sono i Fetii, comprende in toto tutta la parentela e si può ugualmente aprire anche ai bambini adottati (Faaamu): infatti è molto frequente che i bambini siano affidati ad altri membri della famiglia o a una donna sterile. Le donne (Vahini) hanno sempre svolto un ruolo importante nella società, ne è testimonianza la regina Pomare IV di Tahiti o le capesse delle isole Marchesi (Polinesia francese, ndt); la poliandria è moneta corrente nelle isole Marchesi.
Un’usanza permette ai ragazzi di vivere come le ragazze qualora si sentano ragazze.

12) Le isole Trobriand della Papuasia8
L’idea secondo la quale la madre sarebbe la sola e unica autrice del corpo del bambino, mentre il padre non dà alcun contributo alla sua formazione, costituisce l’elemento più importante del sistema legale degli indigeni delle isole Trobriand. Il loro modo di concepire il processo della procreazione, corroborato da credenze mitologiche e animiste, è che, senza alcun dubbio o riserva, il bambino è fatto della stessa sostanza della madre e che tra lui e li padre non esiste alcun legame, di natura fisica o altro.
Che la madre fornisca tutto ciò che serve alla formazione del nuovo essere che farà nascere, è un fatto che gli indigeni considerano inconfutabile e che esprimono con vigore in frasi come: “La madre nutre il bambino mentre è nel suo corpo: poi, quando esce, lo nutre con il suo latte.” “La madre fa il bambino con il suo sangue.” “I fratelli e le sorelle sono della stessa carne, poiché vengono dalla stessa madre.” Queste frasi e altre analoghe esprimono la loro attitudine rispetto al principio fondante della loro concezione di parentela.
Troviamo questo atteggiamento, anche con maggior peso, nelle regole relative alla discendenza, all’eredità, alla trasmissione del rango, all’attribuzione del titolo di capo, delle cariche ereditarie e della magia, in breve a tutto ciò che viene trasmesso in base alla parentela. In una società matrilineare la posizione sociale è trasmessa dal padre ai bambini della sorella, e questa concezione esclusivamente matriarcale della parentela ha un ruolo di prima importanza nei divieti e nelle regole ai quali sottostà il matrimonio e nei tabù che reggono i rapporti sessuali. Questi concetti di parentela manifestano la loro influenza, con un’intensità particolarmente drammatica, al momento della morte. Le regole sociali che normano le esequie, i lamenti funebri e il lutto, al pari di certe cerimonie molto complicate che accompagnano la distribuzione del cibo, si basano sul principio che le persone, unite da legami di parentela materni, formano un insieme rigidamente chiuso in cui i membri sono legati gli uni agli altri dagli stessi sentimenti e interessi e sono fatti della stessa carne. E da questo gruppo sono rigorosamente esclusi, visto che non hanno alcun interesse naturale a prendere parte al lutto, perfino coloro legati dal matrimonio o dal rapporto padre-figlio.
Questi indigeni hanno un’istituzione matrimoniale molto salda, nonostante l’ignoranza in cui si trovano riguardo la funzione dell’uomo nella procreazione. Nello stesso tempo, il termine “padre” ha, per l’indigeno delle isole Trobriand, un significato chiaro, anche se esclusivamente sociale: quella dell’uomo che sposa la madre, che vive nella stessa casa e che partecipa alla gestione del manage famigliare. Nei discorsi sulla parentela, il padre mi è stato descritto come un “tomakawa”, un estraneo, o, più esattamente, un “outsider”. Questo termine viene spesso usato nei discorsi degli indigeni, tutte le volte che vogliono stabilire un fattore d’eredità o giustificare una linea di condotta o rendere inferiore la posizione del padre in un una disputa.
Bisognerà quindi che il lettore faccia propria l’idea che la parola “padre” qui usata, deve essere presa senza quelle numerose implicazioni legali, morali e biologiche che detiene presso di noi, ma in un senso in realtà proprio e specifico della società di cui ci stiamo occupando. Sarebbe preferibile, si può dire, per evitare ogni possibilità di fraintendimento, usare al posto del termine “padre”, la parola indigena tama e parlare, invece che di “paternità”, di “relazione tama”. Ma nella pratica si rivelerebbe poco agevole. Quindi ogni qualvolta il lettore incontrerà la parola “padre” nelle pagine che seguono, non dovrà dimenticare che non è usato secondo il significato che ne danno i dizionari europei, ma secondo le modalità della vita degli indigeni. Aggiungerei che la stessa regola deve essere applicata a tutti i termini che comportano implicazioni sociologiche, cioè a tutti quei termini che esprimono relazioni come “matrimonio”, “divorzio”, “fidanzamento”, “amore”, “fare la corte”, ecc.
Cosa significa per l’indigeno la parola “padre”? “Il marito della madre”: sarà questa la risposta che vi darà un informatore intelligente. E aggiungerà che tama è l’uomo che, nella società in cui è cresciuto, che gli ha dato amore e protezione. Infatti, visto che il matrimonio nelle isole Trobriand è patrilocale, cioè la donna si sposta nel villaggio del marito e va abitare nella sua casa, il padre è per il bambini il compagno di tutti i giorni; prende parte attivamente alle cure che gli vengono devolute, prova per lui un affetto profondo che manifesta con segnali visibili e partecipa, quando è più grande, alla sua educazione. Nella parola tama (padre), considerandone il solo significato emozionale, si trovano condensate moltissime esperienze della prima infanzia, ed esprime il tipico sentimento di affetto reciproco che esiste tra un ragazzino o una ragazzina e un uomo maturo, pieno di tenerezza, che fa parte della stessa famiglia: mentre nel suo significato sociale questa parola denota il maschio, in relazione intima con la madre e padrone della casa.[…]
Ci si è sembrato necessario insistere sulle relazioni che esistono tra un abitante delle Trobriand, da una parte, e suo padre, sua madre e il fratello di sua madre, dall’altra, perché queste relazioni formano il fulcro del complesso sistema del diritto materno o matriarcale, che regge l’intera vita sociale degli indigeni. Questo tema riprende inoltre, in un modo speciale, i principali argomenti di questo libro: l’amore, il matrimonio e la parentela costituiscono i tre aspetti che verranno in seguito assunti per l’analisi sociologica.
Nelle relazioni sessuali degli indigeni delle isole Trobriand regna una grande libertà e una completa rilassatezza. Un osservatore superficiale potrebbe concludere che sono del tutto assenti freni inibitori, ostacoli. Ma la conclusione sarebbe errata, perché la loro libertà ha dei limiti ben definiti. Il miglior modo di provarlo consiste nel descrivere sistematicamente le diverse fasi che l’uomo e la donna attraversano tra l’infanzia e la maturità, una specie di storia della vita sessuale di una coppia rappresentativa.
Per cominciare ci occuperemo della primissima giovinezza, perché l’iniziazione sessuale degli indigeni inizia in tenera età. Le relazioni disordinate, diremo capricciose, di questi primi anni trovano una regola nel corso dell’adolescenza, per raggiungere la forma di relazioni più o meno stabili che si trasformeranno in legami duraturi.
I bambini delle isole Trobriand godono di una grande libertà e indipendenza. Si liberano presto della tutela dei genitori che comunque non è mai molto stretta. Alcuni ubbidiscono volentieri ai genitori, ma dipende esclusivamente dal temperamento personale sia dei genitori che dei bambini: non c’è né la nozione di disciplina delle regole né di coercizione domestica. Mi è successo spesso, osservando un incidente in famiglia o un litigio tra genitore e bambino di sentire il primo dire al secondo “fai questo o quello”: si è trattato sempre di una preghiera più che di un ordine, nonostante la preghiera fosse a volte accompagnata da una minaccia di violenza. Più spesso, quando i genitori adulano o sgridano i bambini nel chiedere qualcosa, si rivolgono a loro come a uguali. Nessun dà mai a un bambino un ordine che implichi semplicemente una naturale ubbidienza.
Uno degli effetti di questa libertà sta nella formazione di piccole comunità di bambini, dei gruppi indipendenti che radunano in modo naturale tutti i bambini di quattro o cinque anni nei quali restano fino alla pubertà. Seguendo solo il loro piacere, a volte possono restare con i genitori tutto il giorno, mentre altre raggiungono i compagni di gioco nella loro piccola repubblica, per un tempo più o meno breve. E questa comunità nella comunità agisce conformemente alle decisioni dei suoi membri e si trova spesso in atteggiamenti di contrapposizione a quella degli anziani. Quando i bambini decidono di fare questa o quella cosa, di andarsene ad esempio in spedizione per tutto il giorno, i più vecchi e perfino il loro capo (come ho avuto modo di constatare spesso) non possono impedirglielo. Nel corso del mio lavoro etnografico mi sono ritrovato spesso perfino obbligato a rivolgermi direttamente ai bambini per ciò che riguardava loro e i loro affari: erano tutti d’accordo nell’affermare la loro indipendenza spirituale nei giochi e in altre attività dell’infanzia e molti di loro erano anche in grado di darmi indicazioni sul significato spesso complicato dei loro giochi e delle loro imprese.
La libertà e l’indipendenza dei bambini si estende anche al campo sessuale. In primo luogo, i bambini sentono parlare molto di cose che si riferiscono alla vita sessuale dei più grandi e spesso assistono anche ad alcune delle sue manifestazioni. Proprio a casa, dove i genitori non hanno la possibilità d’isolarsi, il bambino ha molte occasioni di acquisire informazioni pratiche dell’atto sessuale. Non viene presa nessuna particolare precauzione per impedire ai bambini di assistere come testimoni oculari ai rapporti sessuali dei genitori. Ci si limita tutt’al più di sgridare il bambino dicendogli di coprirsi la testa con una stuoia. Ho sentito spesso elogiare un bambino o una bambina con queste parole: “E’ un bambino buono: non racconta mai quel che succede tra i genitori.” Si permette che i bambini assistano a conversazioni in cui si parla di sesso, e loro capiscono perfettamente il soggetto della conversazione. Sanno bestemmiare e usano il linguaggio osceno con buona padronanza. Visto la precocità del loro sviluppo mentale, si sentono spesso bambini piccoli fare dei complimenti pesanti che i più grandi accolgono con una risata.
I ragazzini e le ragazzine hanno molte opportunità di istruirsi sulle questioni di sesso, senza uscire dal giro dei loro compagni. I bambini si iniziano l’un l’atro ai misteri della vita sessuale, in modo pratico e diretto, fin dalla più tenera età. Sanno cos’è la vita amorosa molto prima di essere in grado di compiere l’atto sessuale. Si lanciano in giochi e distrazioni che permettono loro di soddisfare la loro curiosità venendo in contatto con l’aspetto e la funzione degli organi genitali, e tramite piccole perversioni come la stimolazione orale di questi organi: sono i loro divertimenti tipici. Si direbbe che i ragazzini e le ragazzine siano spesso iniziati dai loro compagni un po’ più grandi che li lasciano assistere alle loro galanterie amorose.
Siccome si sono liberati dell’autorità degli adulti e non devono obbedire a nessun codice morale, salvo ai tabù tribali, è solo il livello della curiosità, della maturità, del loro “temperamento” o sensualità che decide la misura della loro propensione alle distrazioni sessuali.
L’atteggiamento dei più grandi, e anche quello dei genitori, verso questi divertimenti infantili è quello di una completa indifferenza o di compiacenza: li trovano naturali e non vedono alcun motivo per riprenderli o intervenire. In genere danno prova di un interesse tollerante e divertito e parlano degli amoreggiamenti dei loro bambini con un tono di leggero scherno. Ho sentito spesso pettegolezzi benevoli del genere: “Lei (si tratta di una bimba) ha già una relazione con lui (un bimbo).” E aggiungono, quando è il caso, che è la sua prima esperienza. Si parla di una sostituzione d’amante (maschio o femmina) o qualsiasi altro piccolo dramma d’amore che si verifica nel loro piccolo mondo a metà tra il serio e il faceto. L’atto sessuale infantile o il suo surrogato, è considerato un divertimento innocente. “Per loro è un modo di giocare che implica relazione (kayta). Si scambiano noci di cocco, pezzi di noce di betulla, perle e paccottiglia o frutti, poi vanno a nascondersi e katyano”. Però non è considerato bene che i bambini lo facciano in casa. Si nascondono sempre tra i cespugli.
L’età in cui una ragazza inizia a divertirsi in questo modo coincide all’epoca in cui indossa per prima volta la gonna di tessuto, cioè tra i quattro e cinque anni. E’ evidente che si tratta solamente di pratiche incomplete e non dell’atto vero e proprio. Qualche informatore mi ha detto di questa o quella bambina che hanno già avuto rapporti veri, con penetrazione. Ma dato che gli isolani delle Trobriand sono molto portati a esagerare in modo grottesco e che questa attitudine non è priva di un certo umorismo malizioso alla maniera di Rabelais, credo di avere l’autorità di confutare tali affermazioni. Se posizioniamo l’inizio della vera vita sessuale dai sei agli otto anni per le bambine, e dai dodici ai quattordici per i bambini, penso che siamo vicini alla realtà. E a partire da questo momento, la sessualità acquista un’importanza sempre maggiore per assumere alla fine una dimensione naturalmente calma.
Il piacere sessuale o, almeno, sensuale costituisce se non la base, almeno uno degli elementi delle distrazioni infantili. C’è da dire che alcune di queste distrazioni non procurano nessun eccitamento sessuale: per esempio è il caso di quelle che imitano le attività economiche e cerimoniali degli adulti o di quelle relative ai giochi di abilità o atletici. Ma tutti i giochi a cui si dedicano insieme i bambini dei due sessi hanno una sfumatura di sensualità più o meno marcata, sebbene non offrano che una situazione di riflesso e siano accessibili solo ai ragazzi e alle ragazze che in maniera uguale si uniscono in questi giochi.
In questo libro, torneremo sul ruolo della sessualità in alcuni giochi, canti e leggende, perché mano a mano che essa entra a far parte di associazioni più sottili e indirette, perde il suo carattere infantile per assumere quello che rappresenta fra gli adulti, e deve, di conseguenza, essere studiata alla luce del contesto che le successive fasi della vita forniscono.
Ci sono perciò dei giochi specifici ai quali i bambini più grandi non partecipano e nei quali la sessualità gioca un ruolo più diretto e inconfutabile. Per esempio, i più piccoli giocano alla famiglia, a costruire la casa. In un posto nascosto nella giungla costruiscono una capanna di rami e fango, dove si ritirano una o più coppie, giocano a marito e moglie, preparano il cibo e mettono in atto, meglio che possono, l’atto sessuale. Oppure alcuni di loro, imitando le spedizioni amorose dei più grandi, radunano delle provviste su un luogo idoneo sulla spiaggia o sulle rive coralline, cuociono e mangiano dei legumi, e “quando sono ben sazi, i ragazzi a volte lottano fra loro oppure kaytano (si accoppiano) con le ragazze.” Appena i frutti di certi alberi della giungla sono maturi, vanno a raccoglierli, si scambiano dei regali, fanno kula (lo scambio cerimoniale) dei frutti e si abbandonano a divertimenti erotici.
Se li si osserva, manifestano la tendenza a limitare la crudezza del loro desiderio e delle loro pratiche sessuali, associandoli a elementi più poetici. Nei giochi di questi bambini si rileva infatti un acuto senso del particolare e del romantico. Ad esempio, quando una parte della giungla o del villaggio è invasa dall’acqua, si lanciano con le canoe sulla nuova distesa di acqua, o quando la marea getta sulla spiaggia un relitto interessante, inventano un gioco ad hoc. I bambini cercano anche animali, insetti e fiori rari che offrono alle bambine, imprimendo un senso estetico alla loro precoce sensualità.
Si nota che, nonostante l’importante ruolo che l’elemento sessuale gioca nella vita della generazione più giovane, ci sono circostanze in cui la separazione dei sessi prevale anche presso i bambini. Si vedono spesso le bambine piccole che giocano e passeggiano in gruppi separati. I ragazzi, quando sono di cattivo umore, e sembra che succeda spesso, disprezzano la società femminile e si divertono fra di loro. Così la piccola repubblica si divide in due gruppi distinti che si vedono più spesso separati che insieme. E quando si riuniscono per certi giochi, non lo fanno necessariamente per scopi sensuali.
E’ meglio insistere sul fatto che le persone più grandi non intervengono sulla vita sessuale dei bambini. In qualche rara occasione, un vecchio o una vecchia sono sospettati di avere un interesse sessuale esagerato verso i bambini e anche di avere rapporti con alcuni di loro. Ma fatti simili, se esistono, sono lontani dall’approvazione dell’opinione pubblica che giudica un atto riprovevole e grossolano, da parte di un vecchio o di una vecchia, avere rapporti sessuali con un bambino. Nelle isole Trobriand non c’è alcuna traccia che porti a supporre l’esistenza dell’usanza della deflorazione cerimoniale da parte degli uomini adulti e nemmeno di uomini che facciano parte di una classe d’età superiore a quella della donna.

Per la descrizione della vera kula, vedere gli Argonauti del Pacifico occidentale.
Uomini Donne Magia mista

Magia dei giardini pubblici

Riti della prima gravidanza

Magia della bellezza

Towosi

Pesca

Confezione delle gonne

Magia dell'amore

Caccia

Prevenzione dei pericoli legati al parto

Magia dei giardini privati

Costruzione delle canoe

Mal di denti

Magia dela kula (Mwasila)

Elefantiasi, tumefazione

Meteo (sole e pioggia)

Infezione agli organi genitali con scolo (gonorrea?)

Vento

Aborto

Magia della guerra (Boma)

Stregoneria femminile (Yogowa o Mulukwausi)

Sicurezza in mare (Kaya'u)

Scultura in legno (Kabitam)

Stregoneria (Bwaga'u)
8 Malinowski (1884-1942) La vita sessuale dei selvaggi del Nord-ovest della Malesia. (1930)

13) Arapesh, Oceania
I Vaërting hanno affrontato questo argomento nella loro opera Il sesso dominante, ma il loro senso critico si tinge di tradizione europea. Sanno che in alcune parti del mondo esistevano o esistono ancora istituzioni matriarcali che accordano alle donne una libertà d’azione, un’indipendenza che storicamente la civiltà europea ha concesso solo agli uomini. Allora capovolgono semplicemente i termini consueti ed erigono un’interpretazione del matriarcato dove le donne sono fredde, fiere, dominatrici e gli uomini deboli e sottomessi. Si accontentano di proiettare sugli uomini delle società matriarcali, quello che è proprio delle femmine in Europa. Immagine semplicistica che non aggiunge nulla alla nostra comprensione del problema, poiché si basa su un concetto ristretto: se un sesso ha una personalità dominante, l’altro deve, ipso facto, subire la sua legge. L’errore dei Vaërting consiste nel riprendere le interpretazioni già date sui contrasti caratteriali dei due sessi e nel non riconoscere che una variante al tema del maschio dominatore, quello del marito la cui moglie porta i pantaloni.[…]
Due delle tribù che stiamo prendendo in esame non immaginano neppure che gli uomini e le donne possano essere di temperamento diverso. Riconoscono senza dubbio a ciascun sesso un ruolo economico e religioso diverso, delle competenze particolari, una particolare vulnerabilità ai malefici e alle influenze soprannaturali. Gli Arapesh credono che la pittura a colori sia esclusivamente degli uomini, e i Mundugumor considerano la pesca come compito esclusivamente femminile. Ma non c’è assolutamente l’idea che i tratti del temperamento iscritti nell’ordine del dominio, del coraggio, dell’aggressività, dell’obiettività, della malleabilità possano essere inevitabilmente associati a un sesso – in opposizione all’altro. Questo può sembrare strano per la nostra civiltà che nella sua sociologia, medicina, scienza, nel suo dialetto, nella poesia, pornografia, ammette le differenze fra i sessi definite socialmente come se avessero un fondamento innato nel temperamento, e spiega ogni deviazione dal ruolo socialmente determinato come un’anomalia che ha origine nell’ereditarietà e nelle acquisizioni della prima infanzia. E’ stata anche per me una sorpresa perché ero stata abituata a pensare in termini di “tipo misto”, uomini con temperamento “femminile”, donne dallo spirito “maschile”. Mi ero prefissata di studiare il condizionamento della personalità sociale di ogni sesso, sperando di riuscire a fare un po’ di luce sulla differenza uomo/donna. Condividevo la credenza generale della nostra società che esistesse un temperamento legato al sesso, e che potessa essere tutt’al più deformato o distorto nella sua normale espressione. Ero ben lontana dall’ipotizzare che i temperamenti che noi consideriamo propri di un dato sesso potevano essere solo semplici varianti del temperamento umano, e che è l’educazione che, con più o meno successo e a seconda degli individui, permette agli uomini o alle donne, o a tutti e due, di avvicinarsene.
Bibliografia
E.J. S. PUTMAN, The Lady, Sturgis & Walton, 1910.
Mathilde e Mathis VAERTING, The Dominant Sex, Doran, 1923.
Vedere in particolare Ruth BENEDIC, Patterns of Culture, Houghton Miffin, 1934.

Conclusioni degli studi di Margaret Mead9
Dopo questa ricerca presso le tre tribù, Margaret Mead arrivò alla conclusione che questi tre popoli totalmente separati dalle civiltà occidentali, avevano dato vita a delle civiltà complete. In tutte le società, gli individui attribuiscono a ogni sesso caratteri e temperamenti ad esso specifici. E Margaret Mead ne trasse la conclusione “che nelle società in cui non era riconosciuta l’autorità femminile, ne soffriva tutta la popolazione”. Se gli individui, comunque siano, potessero dare libero corso alle loro facoltà, senza badare a norme, se potessero uscire dal modello in cui si identificano fin dall’inizio della loro vita, o piuttosto al quale la società li obbliga ad assomigliare, allora si potrebbe arrivare, tutti, a una civiltà ricca, varia, senza tenere conto della conformità.

9 Margaret Maed (1995), Moeurs et sexualitée en Océanie. Paris: Plon, 1969, 533

pgg. Collezione: Terre humaine.


14) Tavola delle differenze culturalmente e socialmente ammesse fra donne e uomini

Psicologia
dell’Uomo

Psicologia
della Donna

aggressività, violenza

dolcezza
combattività,
emulazione
senso di sottomissione
bisogno di dominio, di
conquista

bisogno di dominio,


di conquista

desiderio d’essere
conquistata, o di sottomissione accettata
desiderio d'essere
conquistata, o di sottomissione accettata
rudezza? (più
grossolano??)
tenerezza, emotività
forza delicatezza, grazia,
carezze
(più pragmatico??) più sognatrice??
energia, ruolo attivo
("locomotiva")
passività, ruolo di
moderatore, regolatore ("vagone")
protezione dell'altro valorizzazione
dell'altro, dedizione dell'essere amato
dare protezione dare affetto
solidità, meno
emotività
vulnerabilità,
fragilità, emotività
non piange può piangere,
sensibilità sviluppata
più costante nell'umore umorale, instabilità
emotiva
non si trucca si strucca, gusto per
l'abbigliamento
civetteria contenuta civetteria (ama i
profumi, fronzoli)
(meno preoccupato della
moda)
segue la moda in modo
costante, cura dell'aspetto fisico
(desiderio di
immortalità?)
desiderio di maternità,
di occuparsi di un bambino, istinto materno, intuito
senso analitico senso intuitivo
spirito scientifico spirito poetico o
letterario
spirito analitico e
sintesi
spirito intuitivo
spirito deciso,
razionalità
spirito sottile,
sensibile alle sfumature
ingegnoso, scientifico,
matematico
letteraria, poetica,
artistica
spirito da creatore,
costruttore
memoria dello spazio memoria per le parole
notevole capacità di
memorizzare?
senso dell'orientamento memoria per le parole
faccia/maschera liscia
quando parla, senza cambio di tono o di mimica nel volto
mimica con le braccia,
la bocca, cambia espressione del viso
grandi falcate, passi
allargati?
(si dimena, dondolano
il posteriore? Cammina ondeggiando, a piccole falcate, passi piccoli e
leggeri uno davanti all'altro)
mani statiche (non si
accarezzano una parte del corpo o i capelli...)
di solito gioca con i
capelli (li solleva, li liscia di continuo)
voce sicura, superiore


le gambe non si muovono, gambe allargate

esprimere emozioni,
voce ingannevolmente timida, impacciata, voce dolce, carezzevole?

incrocia regolarmente le gambe, incrocia regolarmente le
braccia

giochi violenti,
rumorosi, lotta, gusto del rischio?

(giocattoli,
giochi che esprimono questo orientamento: pistole, skateboard, calcio)

gioco dolce, delicato,


timore del rischio


(giochi, giocattoli che esprimono questo orientamento:
bambole, cucine..)

abiti solidi,
resistenti
abiti delicati
capelli in disordine,
irsuti
capelli curati,
acconciati
tendenza a urinare in
piedi
tendenza a urinare
seduta (ma può scegliere?)
nessuna preoccupazione
per l'abbinamento
gusto dell'abbinamento,
del trucco?
(desiderio di
proteggere il suo bambino? o no?)
istinti materno
(desiderio di proteggere il suo bambino)